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Sigilli al Caffè Giardino, Franzoni: «Se lo scopo era farci chiudere non ci sono riusciti»

Diego Crocetti, titolare de La Maison, non ha aderito a #IoApro ma ha trovato comunque il modo di lanciare il suo messaggio: «Il flop dell'iniziativa dimostra che siamo divisi, mentre sarebbe fondamentale rimanere uniti e farci sentire»

MARINA DI CARRARA – E’ stato uno dei pochi, se non l’unico, a Carrara, ad aderire all’iniziativa #IoApro. Ha sfidato gli ultimi decreti del Governo, ha alzato le saracinesche in orario serale e ha fatto entrare i propri clienti a cena. Si tratta di Nicola Franzoni, titolare del “Caffè Giardino”, a Marina di Carrara, e organizzatore della “marcia su Roma” del primo maggio 2020 per chiedere le dimissioni del governo Conte. Questa volta la protesta è stata più pacifica, ma pare non aver prodotto particolari risultati. La serata è stata infatti interrotta dall’arrivo di 16 poliziotti, che hanno affisso sulla porta d’ingresso del locale un provvedimento di chiusura provvisoria del locale per 5 giorni. Ma Franzoni non ha battuto ciglio. “Domani siamo aperti regolarmente – ha annunciato in diretta Facebook, poco dopo l’arrivo delle forze dell’ordine – . Se il loro scopo era farci chiudere, non ci sono riusciti. Se tutti continuassero a disubbidire come faccio io, avremmo già vinto in Italia. Invece siete un branco di fino*****tti e mammolette”.

Chi invece ha trovato un compromesso tra la protesta e il restare completamente in silenzio è Diego Crocetti, titolare del ristorante la Maison di Marina di Carrara, che ha deciso di sforare di circa mezz’ora sull’orario di chiusura anticipata alle 18. Giusto il tempo per fare il punto con la stampa, e per ribadire ancora una volta il suo pensiero. In effetti il giovane imprenditore fa parte di quelli che sin dall’inizio dell’emergenza si sono esposti pubblicamente per denunciare le difficoltà della categoria. “Una categoria – sostiene Crocetti – che sta vivendo una vera e propria Shoah, che letteralmente significa «distruzione»”. Un grido di disperazione il suo, ma anche di delusione per un’iniziativa sfumata che “avrebbe avuto senso se fosse stata appoggiata da tutti”. Ma la maggior parte dei ristoratori apuani ha detto “no”. “Il flop di questa protesta dimostra chiaramente che anche in questo mondo si stanno creando delle spaccature, mentre sarebbe fondamentale rimanere uniti e farci sentire – ha ammesso il giovane, che poi ha sottolineato: “Se stasera (ieri, ndr.) avessi tenuto aperto, avrei avuto tutto pieno. Un sacco di clienti mi avevano chiamato dicendomi di essere pronti a venire a cena”.

“Sul fatto che le leggi vadano rispettate sempre e comunque – ha continuato Crocetti – sono d’accordo solo in parte. Le leggi servono a regolare il rapporto fra individui e a migliorare la vita sociale, economica e psicologica di una comunità. Ma quando portano ad un impoverimento di quei valori e deteriorano il tessuto sociale, allora è giusto anche contestarle. Trovo che in queste situazioni il perbenismo debba mettersi in un angolino e lasciar spazio al realismo, che adesso è molto più importante”.

C’è delusione nel giovane ristoratore anche e soprattutto nei confronti dell’atteggiamento del Governo: “Se decidi di massacrare così tanto una categoria, dovresti dare una giustificazione, fornire dei dati in cui si dimostra che le persone si contagiano nei ristoranti. Il Governo non sta ascoltando le nostre grida di dolore e ci sta dando soltanto briciole. Dietro ogni codice Ateco c’è un individuo, e dietro ancora c’è la sua famiglia. Siamo esseri umani”.