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L’Unione Sovietica a Massa: la storia dell’amichevole di lusso al “Degli Oliveti”

Il 6 febbraio 1990 la nazionale di calcio sovietica giocò contro la prima Massese di Fausto Manfredi. Una delle ultime partite della leggendaria CCCP sulle magliette rosse, con un arbitro “rubato” alla tribuna e un rigore generoso

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MASSA – Il 9 novembre del 1989 cadeva il muro di Berlino, cambiando per sempre la figura geopolitica europea e mondiale. Era la fine della cortina di ferro, la fine degli schieramenti che avevano segnato la storia dal secondo dopoguerra in poi. Solo due anni più tardi, il 25 dicembre 1991, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche si scioglieva per sempre. Era la fine di una delle dinastie calcistiche fra le più sottovalutate, capace di produrre ben tre vincitori del Pallone d’Oro, fra cui Lev Ivanovič Jašin, il ragno nero, l’unico portiere ad aver ricevuto il prestigioso premio di France Football. In mezzo, il mondiale di Italia ’90, quello delle notti magiche e dei sogni azzurri, stroncati sul più bello da un’uscita a vuoto di un altro ragno, “l’uomo ragno”. Ma se per noi italiani quel mondiale è quello dell’occasione mancata, per il mondo è l’ultima volta dell’Urss in una competizione internazionale. La prima volta senza la scritta CCCP sulle celebri magliette rosse.

Quel 18 giugno 1990, al nuovo “San Nicola” di Bari l’armata rossa sconfigge per 4-0 l’eroico Camerun di Roger Milla, che solo 10 giorni prima a San Siro aveva sorpreso tutti battendo i campioni del mondo in carica dell’Argentina. I leoni africani erano già certi del passaggio del turno e si sarebbero arresi solo ai quarti di finale davanti agli altri leoni, quelli di Sua Maestà Elisabetta II, regalando una bellissima favola. I sovietici, invece, erano già certi dell’eliminazione figlia delle sconfitte patite da Romania e Argentina e quel 4-0 sotto il cielo pugliese è servito solo a rendere onore alla storia. Ma queste sono cose note a tutto il mondo. Una potenza che si sgretola, cancellata come quella scritta sulla maglia. Quello che forse non tutti sanno, però, è che, prima di arrivare a quel mondiale, i russi avessero scelto di prepararsi tra le Apuane e l’Appennino, con una tappa allo stadio che allora era “Degli Oliveti” per affrontare la prima Massese del presidente Fausto Manfredi, impegnata nel Girone A della C2. E forse solo i 2000 (circa) spettatori paganti che quel 6 febbraio 1990 avevano riempito la tribuna dell’impianto apuano si ricordano come quella storica scritta, Сою́з Сове́тских Социалисти́ческих Респу́блик (CCCP), sulle maglie ancora ci fosse.

Facciamo un passo indietro. Nell’estate del 1989, Domenico Bertoneri lascia la presidenza della Massese, con la voglia di continuare. Alla guida dei bianconeri arriva Fausto Manfredi e alla scrivania di direttore sportivo si siede l’eclettico Carlo Alioto, che in panchina porta Alberto Lazzerini. La squadra viene allestita in tempi record e il colpo è il graditissimo ritorno tra i pali di Roberto Aliboni, dopo le esperienze in Serie A, un vero lusso per la categoria. La squadra si rivela migliore delle aspettative che volevano una tranquilla salvezza e per qualche tempo fa battere forte i cuori bianconeri. Il 26 gennaio la Massese apre il girone di ritorno sul campo del Novara, dove strappa un pareggio (1-1) che le cronache sportive dell’epoca esaltano per avere tenuto la media inglese ferma a 0, una vera e propria ossessione del tempo. Qualche giorno più tardi, a Fiumicino, atterra un aereo da Mosca con a bordo la selezione dei sovietici che arrivavano nel Bel Paese per preparare il mondiale. Gli uomini del sergente Valerij Lobanowski, seguito dal delegato federale Nikita Simonian, si dirigono subito al Ciocco, una località del Comune di Barga, in Garfagnana, luogo prediletto per i ritiri di molte squadre di Serie A, fra cui la Fiorentina. Lì, tra le nostre montagne, avrebbero fatto base fino al 18 febbraio, prima di montare di nuovo su un aereo, questa volta diretto a Los Angeles, dove avrebbero affrontato la nazionale di calcio degli U.S.A., in un’amichevole storica, e quella della Colombia.

Giovedì 1° febbraio 1990 viene dato l’annuncio: Giancarlo Alioto è riuscito a strappare l’accordo per portare a Massa l’armata rossa. Si giocherà il martedì seguente, il 6 febbraio, alle 18.30. Un’amichevole in notturna al “Degli Oliveti”. Forse l’amichevole più prestigiosa nella storia della Massese, di sicuro quella più importante a livello internazionale. Mentre i tifosi bianconeri si accingevano ad acquistare i tagliandi per assistere allo storico match, proprio il primo febbraio le riserve della Massese erano impegnate in un’altra amichevole di lusso al “Raffi” di Romagnano: Massese-Lugano. Vincono 3-2 gli elvetici, in Italia per preparare i play-off della Serie A svizzera (Marcatori: 25’ Penzavalli (L); 30’ Giocondo (M); 50’ Gnetti (M); 70’ Matthey (L); 79’ Morf (L)). Un’ottima sgambata prima del “derby” contro il Cecina, per il quale i giornali parlano di “assetto da guerra”. La partita contro il Cecina del 4 febbraio è infatti la prima di due consecutive tra le mura amiche e, si sa, per mantenere la media inglese a 0 in casa si deve vincere. E, invece, il lunedì le pagine sportive di Massa parlano della peggior Massese dell’anno. “Questa non è la vera Massese” titolano, incapace (come spesso accaduto quella stagione) di segnare un gol ai livornesi che tornano a casa con un utile 0-0, dopo le 9 sconfitte sui 9 precedenti sul terreno apuano. Le pagine sportive parlavano di una mezza debacle, ma le pagine della cronaca erano dominate da quella che venne definita “la rivoluzione di febbraio”: a Mosca, 300.000 persone sfilarono per le strade chiedendo l’abrogazione dell’articolo 6 della costituzione sovietica, che consegnava nelle sole mani del Partito Comunista il potere. La più grande manifestazione mai svoltasi sul suolo dell’Urss. Gorbaciov ascoltò la voce dei manifestanti, che non si definivano all’opposizione, ma solo riformisti. Il 7 febbraio 1990 l’articolo 6 venne abrogato e iniziò anche in Russia il multipartitismo. Tutto questo mentre l’Urss si preparava ad affrontare gli ostici bianconeri allenati da Lazzerini.

Arriviamo al giorno dell’amichevole. Martedì 6 febbraio 1990. I riflettori erano accesi e il pubblico fremeva. I sovietici avevano voglia di allenarsi e provare le tattiche di Lobanowski, i massesi di scrivere un piccolo pezzo di storia apuana. La terna arbitrale fu improvvisata per il forfait all’ultimo secondo dell’arbitro e dalla tribuna scese il signor Venturini di Massa per dirigere il match, accompagnato dagli assistenti Lorieri e dal collega giornalista Aldo Antola. Immaginate di essere un arbitro Csi, appassionato di calcio e sport e di ritrovarti dal luogo di lavoro al campo del “Degli Oliveti”, a dirigere i marziani sovietici. “Sei reti e un gioco piacevole” titoleranno i giornali il giorno seguente. Cinque di queste reti le hanno segnate i sovietici, una la Massese, su rigore. Il padrone di casa Venturini è riuscito a togliersi la soddisfazione di fischiare un rigore a favore dei bianconeri e questo è passato alla storia, oltre alla trasformazione di Bandoni. Poco importa se i sovietici lo hanno guardato male. Di seguito il tabellino del match:

Massese: Pastine; Tonin (46’ Angelotti); De Fanti (46’ Giangio); Mosca (46’ Battistini); Brucini (46’ Pelliccia); Taffi (46’ Franzoni); Montanari (46’ Mattei); Aquilante (46’ Bandoni); Costa (57’ Giocondo); Gnetti (59’ Ricci); Guadagni (67’ Gaspa). A disposizione: Aliboni. Allenatore sig. Alberto Lazzerini.
Urss: Charin (46’ Cherchesov); Fokine; Tishenko; Tsveiba; Demianenko; Jacovenko (46’ Bessonov); Ivanaoucas; Cherenkov; Narbekovas; Tatarciuk; Kolinavov; Cuznesov; Michalichenko; Rodinov; Cherchesov. Allenatore: Valerij Lobanowski.
Marcatori: 40’ Kolinavov; 42’ Kolinavov; 43’ Cherenkov; 50’ Bandoni (rigore); 60’ Kolinavov; 76’ Narbekovas.
Arbitro signor Venturini di Massa
Spettatori: 2000 circa.

I sovietici lasciarono Massa in direzione Torino, subito dopo la partita e un piccolo intoppo all’uscita del “Deli Oliveti” che costrinse il pullman a qualche manovra di troppo sotto lo sguardo severo e imperturbabile di Lobanowski. Avrebbero affrontato, in serie, il Torino, l’Alessandria, il Ravenna e il Perugia, sempre però rimanendo di base al Ciocco. Prima della partita, una delegazione della Provincia di Massa-Carrara accolse la nazionale dell’Urss in una delle sale di Palazzo Ducale, in piazza Aranci, per uno scambio ufficiale di saluti. La scritta CCCP era destinata a scomparire di lì a poco, come la sua patria. Il 13 novembre 1991 l’armata rossa giocò la sua ultima partita ufficiale a Nicosia, capitale di Cipro, vincendo 3-0 e qualificandosi agli europei del 1992 a cui però partecipò come Comunità Stati Indipendenti.

Mentre l’Urss viveva il lento tramonto di una fase storica senza precedenti e il mondo ne subiva le conseguenze, la Massese viveva il suo risorgimento definitivo. Chiuse la stagione 1990 al terzo posto (38 punti con sole 21 reti segnate per la seconda peggior prestazione offensiva della storia bianconera) dietro a Siena e Pavia. Ma la stagione successiva, il 1990-91, guidati dal giovane Murgita e da un pubblico sempre più innamorato, i bianconeri ritrovarono, a quasi 15 anni dall’ultima volta, la Serie C1 con una cavalcata che ancora rimane indelebile nel cuore dei tifosi. Un calcio che non c’è più, in cui la media inglese era padrona e in cui una delle nazionali più prestigiose e seguite al mondo sceglieva il Ciocco come luogo per il ritiro in vista della competizione più importante di tutte.

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