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Massese, il racconto della festa per i 50 anni dalla Serie B fotogallery

Le voci dei protagonisti, i ricordi di chi l'ha vissuto e le emozioni dei tifosi. Il racconto della festa per i 50 anni dalla Serie B della Massese, tenutasi questa mattina all'interno del Palazzetto dello Sport di Via Degli Oliveti

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MASSA- Mattinata di festa al nuovo PalaOliveti, dove la Massese ha celebrato, oggi 6 settembre, il cinquantesimo anniversario della storica promozione in Serie B. Una giornata all’insegna dei colori bianconeri, che grazie agli sforzi del Club Orlando Ricci, Associaziona Nazionale Veterani dello Sport sezione di Massa e il Comitato la Massese fa 100 ha visto riuniti per la prima volta dopo 50 anni tutti i protagonisti della stagione 1969/1970, rimasta indelebile nel cuore dei tifosi, ma anche dei giocatori stessi. Proprio i giocatori, infatti, tornati a fare gruppo, non potevano smettere di raccontare anedotti ai curiosi che prima dell’inizio della celebrazione si avvicinavano per un saluto. Come Mario Menconi, che emozionato racconta questo:

Non sembrano neanche passati 50 anni, sembra che ieri ci siamo salutati e oggi siamo qua tutti insieme. Un po’ di emozione c’è. Forse il segreto delle grandi squadre è proprio questo. Mi ricordo a dicembre il ritiro di Castelnuovo, siamo stati molto insieme, abbiamo fatto gruppo. Venne fuori la questione dell’allenatore, ma i senatori decisero che non avremmo dovuto cambiare. Fecero un po’ da papà.
Dopo aver vinto contro l’Olbia in casa, segnando un gol che non riusciva proprio a venire, abbiamo davvero pensato che avremmo potuto giocarcela. Alla fine eravamo degli irresponsabili, ci credevamo davvero anche se all’inizio non eravamo partiti per farlo.

Presenti al PalaOliveti non solo i titolarissimi, ma anche quelli che durante l’anno hanno avuto meno possibilità di mostrare il loro valore sul campo, ma comunque molto attaccati alla maglia bianconera e alla città di Massa. A dimostrazione della compattezza di un gruppo speciale. Come ci ha raccontato Giampietro Michelini, portiere in seconda di quella magnifica squadra, sempre in sana competizione con Formisano, titolare:

“Prima dell’ultima partita si andava a pranzo tutti insieme, verso le 11. A un certo punto, ero vicino al “Baffo” Moschini, si avvicina una persona per dire che l’allenatore voleva andare a casa perchè vedeva troppa euforia prima della partita decisiva. Il Baffo ha impiegato un’ora per convincere Meucci di rimanere, poi alla fine abbiamo vinto 3-1. Questo era il mister, un pignolo senza misura, guardava tutti i particolari.
Io sono arrivato a Massa mentre la squadra era già in ritiro. Mi ricordo che nonostante il titolare fosse Formisano, non aveva tanta voglia di allenarsi, mentre io mi allenavo sempre, avevo quel tipo di mentalità. Allora non c’erano gli allenatori dei portieri. A forza di allenarci insieme lo costrinsi praticamente ad allenarsi, e lui mi ringrazia ancora.

Nonostante i tanti anni e i tanti kilometri che dividevano i cuori di quel gruppo, non si è guardato in faccia a nessuno per arrivare a Massa e ritrovare i vecchi compagni. Come nel caso di Fichera ed Albanese, due dei più giovani in quello spogliatoio, attaccanti arrivati dal Sud che per sempre hanno lasciato l’impronta nella città apuana:

Fichera: “La vittoria con la Torres fu decisiva, la giornata prima di quella con la Vis Pesaro. Io ero il più ragazzino di tutti, avevo 19 anni. Gli anziani ci hanno plasmato e trascinato a questa trionfale vittoria in un campionato molto duro e con squadre blasonate. Basta pensare che dopo la sconfitta contro la SPAL il presidente Vieri Rosati ci diede un premio, simbolico, ma ci diede un premio.
Quando mi chiamano da Massa sono sempre qua, cosa devo dire? Sono innamorato di Massa.”

Albanese: “Quell’anno arrivarono tanti giovani, come io e Fichera, ma avevano tutti fame. La fortuna è che abbiamo trovato dei senatori che volevano farci crescere, non rimproverarci. Per quello poi abbiamo fatto quelle cose speciali.
Per me mister Meucci è stato un papà. Andava in cucina solo per dire cosa fare da mangiare a me. Mi ricordo che una voltò si arrabbiò perchè diedi la mia bistecca ad un altro.
Io qua mi sono trovato benissimo, ho trovato amici, la compagna. Massa la ricordo sempre come se fosse casa mia, mi sono trovato sempre molto bene, anche se sono tornato poco poi per motivi di lavoro. Vivo ancora di calcio con la scuola che ho in Calabria.
Non mi scorderò mai il gol che feci ad Empoli.”

Arrivato il momento di prendere posto sulle tribune del palazzetto, con i protagonisti al centro del parquet, è iniziata una cerimonia toccante con il minuto di silenzio per tutti quelli che, purtroppo, non ci sono più, come Giampiero Vitali, Galassin o Buttini, rappresentati da mogli e figli.
Per l’appuntamento non è potuta mancare la presenza delle istituzioni con il presidente della provincia Gianni Lorenzetti e l’assessore allo sport Paolo Balloni, che prima della premiazione hanno preso parola toccando argomenti interessanti come, per esempio, quello delle infrastrutture sportive del nostro territorio:

Lorenzetti: “Sono cresciuto nel mito dei giocatori della Massese anni ’70 e ’80. La Serie B ebbe per la provincia un enorme impatto, per tutto l’indotto che porta una squadra così importante. Da Massa sono partiti tanti giocatori in quegli anni, per raggiungere destinazioni importanti. Queste cose non accadono più, anche per una mancanza di impianti. Dobbiamo intervenire sulle infrastrutture e farlo in fretta.”

Balloni: “Lo sforzo è quello per cui le nuove leve possano crescere e nuove realtà possano insediarsi. Per fare questo servono le infrastrutture. Probabilmente negli anni scorsi sono mancate le condizioni affinchè le infrastrutture potessero essere mantenute disponibili per praticare lo sport. Ma il comune sta intervenendo allo stadio per ridare un impianto di illuminazione funzionante, ma anche in altri campi meno prestigiosi ma altrettanto importanti.”

Prima di iniziare la premiazione, il capitano di quella squadra, Adelio Colombo, ha commosso il pubblico con un discorso emozionale, rotto da delle sincere lacrime nel ricordo di quella squadra e di quella società e raccontando anche il simpatico aneddoto sul come lui sia riuscito a convincere il presidente a dare un premio alla squadra dopo la sconfitta contro la SPAL:

“Mi ricordo che dopo la partita, parlando con l’arbitro mi scappò detto: <<Che peccato, abbiamo giocato davvero bene, ma alla fine hanno vinto loro.>>. L’arbitro, che veniva da Roma, ci fece i complimenti dicendo che avremmo meritato noi. Così lo portai dal presidente per fargli sentire quello che aveva appena detto a me. Alla fine Vieri Rosati ci diede un premio simbolico nonostante la sconfitta. Credo che non sia mai successo.”

A quel punto, in ordine alfabetico, sono stati chiamati tutti i giocatori e facenti parte dello staff di 50 anni fa per la premiazione. Agli eroi della Serie B sono stati consegnati diversi oggetti: la maglia del centenario della Massese, una targa commemorativa della promozione, il libro della Massese in Serie B e un dvd contenente le immagini dell’epoca. A premiarli sono arrivati altri grandi ex bianconeri come Gigi Podestà, Marco Puppi, Giorgio Rocca, Stefano Lorieri e Roberto Ceccotti, insieme a una delegazione di attuali giocatori della Massese formata da Marco Barsottini, Riccardo Lucaccini, Yuri Papi e il capitano Matteo Zambarda.

Al termine della cerimonia, l’attuale presidente Gianni Nepori ha svelato la sorpresa tenuta nascosta fino a stamani: una targa commemorativa di quell’impresa da appendere all’interno dello stadio “Giampiero Vitali”. “Guardare al passato per guardare al futuro” ha detto l’emozionato Nepori che ha raccontato di come non si potrà mai scordare la cornice di pubblico di quel 14 giugno. Un incontro tra passato e presente che deve far sognare i tifosi bianconeri che aspettano il ritorno della squadra nelle categorie che le competono maggiormente.

 

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