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Carrarese, un trimestre da incubo: ecco tutte le questioni irrisolte

Una triste storia. La consapevolezza, amara, che nemmeno un ritiro "punitivo" sia servito a dare la scossa ad una squadra che appare, oggi, senza né capo né coda

CARRARA – Una triste storia. La consapevolezza, amara, che nemmeno un ritiro “punitivo” sia servito a dare la scossa ad una squadra che appare, oggi, senza né capo né coda. Una squadra, lo ricordiamo, partita con l’ambizione di vincere il campionato, costruita con un budget adeguato al raggiungimento degli obiettivi, considerato il livello del girone, ma anche attraverso acquisti o conferme “azzardate”, che alla fine si sono rivelati scommesse perse. L’azzardo, in Serie C, non funziona. Funziona la programmazione, la costruzione di un collettivo, la creazione di un’identità di gioco e di squadra ben precisa, l’integrità dei giocatori, la loro voglia di dimostrare sempre qualcosa. Qualcosa di tutto questo, all’inizio, si è visto. Perché la Carrarese, a settembre, era un’altra squadra.

Certo, l’esordio in campionato non è stato entusiasmante. Pronti, attenti, via: subito una serie di infortuni muscolari che hanno tenuto ai box pedine decisive, quelle che, per usare un linguaggio calcistico, “fanno la differenza”. Il gioco non si vedeva, ma la squadra vinceva. Subiva poco, otteneva punti pesanti in trasferta, portava a casa partite “sporche”. Scendeva in campo con il coraggio.

A un certo punto, qualcosa è andato storto. Qualche meccanismo si è inceppato. Il 29 novembre la Carrarese vinceva a Gorgonzola, conquistando il terzo successo di fila dopo quelli contro Livorno e Olbia. La classifica sorrideva e, finalmente, arrivavano anche i gol su azione. Quelli che erano mancati nelle prime settimane di campionato, facendo scattare già qualche campanellino d’allarme.

Il 6 dicembre, la sconfitta al Dei Marmi contro la Pergolettese, tanto amara quanto inaspettata, ha inaugurato un mese da incubo. Sette giorni dopo è arrivato il ko di Como. Poi la parentesi positiva, con la vittoria che ha illuso tutto l’ambiente di poter ripartire con la stessa marcia del mese precedente: quella interna contro l’Albinoleffe. Dal turno successivo, la Carrarese non avrebbe più vinto per otto partite: le trasferte di Lucca, Vercelli, Busto Arsizio, Pontedera, Piacenza e le partite casalinghe contro Juventus U23, Pro Sesto e Lecco hanno prodotto soltanto quattro punti. Quattro punti in otto partite, su ventiquattro a disposizione. Un sospiro di sollievo con la vittoriosa trasferta di Pistoia, poi di nuovo il buio, con altre due sconfitte e due pareggi a cavallo tra febbraio e marzo.

In mezzo a tutto questo, una incessante e frustrante emergenza infortuni. Quella che la truppa Baldini si è portata dietro da inizio campionato che di settimana in settimana non ha fatto che aggravarsi, con giocatori che cadevano come mosche due o tre alla volta, presi dai vari acciacchi muscolari (tanti, troppi, inspiegabili), contratture, stiramenti, pubalgie. Infortuni dei quali non si conoscono i dettagli, dal momento che, da inizio campionato, non è mai stato fornito un bollettino medico. Si è parlato di sfortuna, ed è difficile negare che anch’essa abbia influito: del resto, tra gli infortuni gravi, si contano tre rotture del crociato, una frattura di tibia e perone e una del piede. Ma per quel che riguarda le altre assenze (di nuovo, infinite), la loro causa resta ancora una questione irrisolta. Un mistero che attanaglia i tifosi e giornalisti che, per mesi, senza sapere esattamente cosa accadesse in settimana, si sono posti lecitamente tante domande. Il terreno di gioco? I ritmi o i metodi di allenamento? Nessuna accusa, sia chiaro. Solo domande. Perché altro non si può fare, in mancanza di una comunicazione costante e trasparente.

Ma tornando al campo: negli ultimi tre turni una vittoria, quella contro il fanalino di coda Livorno, e due sconfitte: quella contro la “bestia nera” degli azzurri Giana Erminio e quella di quest’oggi, a Crema, che chiude un trimestre disastroso: tre vittorie, sei pareggi, e dieci sconfitte. Per un totale di quindici punti in diciannove partite. Un tredicesimo posto in classifica, lontano anni luce dalle ambizioni iniziali, e uno spettro playout che inizia a far paura, con la quintultima distante soltanto tre lunghezze.

Nel calcio, non sempre le cose vanno come previsto. La capacità di riuscire a tornare sui giusti binari sta nel nel saper apportare cambiamenti quando è il momento di farlo, senza aspettare che la fortuna torni a girare. Perché imputare tutto alla mala sorte è roba per deboli, oltre che essere un gioco troppo facile.