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L’ex Remondina: «Carrarese fermata dagli infortuni ma serve fiducia: continuerà a lottare tra le big»

Il tecnico bresciano ha commentato il momento degli azzurri: «La classifica è molto corta e si può benissimo guadagnare posti in una o due partite. Il mercato giocherà un ruolo importante»

CARRARA – Sette anni fa ha trascinato la Carrarese dall’ultimo posto all’undicesimo, a ridosso della zona playoff. Due anni dopo è stato uno dei protagonisti di una stagione nera a livello societario ma straordinaria sul piano dei risultati: era la Carrarese di Erpen, Dettori e Gyasi. Una squadra senza un presidente, ma con un grande cuore. E un grande mister. Parliamo di Gian Marco Remondina, che negli anni ’80 ha vestito la maglia azzurra, in quella che molti oggi chiamano “la grande Carrarese”. Poi, trent’anni dopo, è tornato in veste di allenatore, guidando gli azzurri per due stagioni e mezzo. E chiudendo la sua avventura sotto le Apuane con un miracolo.

Mister, il girone di andata della Carrarese si è concluso con un ottavo posto.
Bisogna dire innanzitutto le cose come stanno. E’ un ottavo posto, sì, ma in realtà la squadra è a -3 punti dal terzo. La classifica è molto corta e si può benissimo guadagnare posti in una o due partite. Poi per fare risultati ci vogliono i giocatori, e con una decina di pedine fuori per infortunio le cose si complicano. Non solo nella formazione iniziale, ma soprattutto quando a partita in corso devi fare le sostituzioni e ti rendi conto che non hai cambi. Penso che la capacità di una squadra e di una società si veda dal saper gestire i momenti difficili. Questo è un momento difficile, perciò serve tranquillità e fiducia nei confronti di chi gioca. Domenica contro la Pro Vercelli ho visto giocatori, anche giovanissimi, dare l’anima. Hanno corso, si sono dannati e hanno cercato di recuperare il risultato. Ma con una panchina così corta tutto diventa più difficile.

Nella Carrarese quest’anno ci sono due giocatori che lei ha allenato 5 anni fa, in quella famosa stagione segnata dalle difficoltà societarie: Infantino e Cais.
Sì, si sono ritrovati dopo 5 anni. Infantino è un uomo d’area, un bomber nato. Io lo chiamavo l’Icardi della Serie C. Ne sono rimaste poche di punte così. Cais è un altro tipo di giocatore, più giovane, un attaccante che svaria, bravissimo nel colpo di testa, e un ragazzo molto serio. Ricordo che aveva fatto molto bene a Carrara nel periodo in cui aveva sostituito proprio Infantino, che era stato ceduto a metà stagione.

Quali altri ricordi ha di quell’anno?
Una stagione tribolata, ma nella quale compimmo un miracolo, arrivando quinti in classifica nonostante tutte le difficoltà. Questo grazie a diverse componenti che hanno fatto sì che si raggiungessero determinati risultati, garantendo certezze al gruppo di giocatori che avevamo. Walter Devoti fu bravissimo a trattenere giocatori importanti come Dettori, Sales ed Erpen. E alla fine tutti vennero pagati, su questo punto nessuno si può lamentare. Il nostro campionato fu ottimo proprio perché riuscimmo a lavorare con tranquillità.

Con la piazza c’è un ottimo rapporto, i tifosi le sono rimasti molto legati…
Sì, c’è un bel legame. Ho avuto la fortuna di giocare negli anni ’80, quando allo stadio venivano 12mila persone. Era un calcio diverso. Facevo parte di quella che chiamiamo la “Grande Carrarese”, che in quegli anni ha raggiunto traguardi importanti, arrivando anche a sfiorare la B. Penso che la gente mi stimi perché in campo ho sempre dato l’anima, non solo come giocatore, ma anche come allenatore.

Tornando al presente, quali saranno le squadre che si contenderanno il vertice in questo girone di ritorno?
Un ruolo importante lo giocherà il mercato, soprattutto per quelle squadre come la Carrarese che sono in attesa di recuperare giocatori e per le quali qualche innesto si potrebbe rivelare fondamentale. Ma un po’ tutte le squadre di alta classifica andranno a rinforzarsi e ad inserire giocatori dove ritengono ci siano dei “vuoti”. Detto questo, credo che Renate, Como, Alessandria Carrarese Juventus U23 possano essere quelle che lotteranno per i primi posti. Facile dire che vincerà il Renate, ma il campionato è lunghissimo. A Carrara bisogna rimanere tranquilli e dare fiducia ad allenatore e giocatori, perché se con tutti i problemi che hanno avuto si trovano comunque a -3 dal terzo posto, recuperando i giocatori avranno grandi margini di recupero.

Tra le sue ex squadre nel girone A c’è anche la Pistoiese. Come giudica il cammino intrapreso dagli arancioni?
La Pistoiese, guardando l’organico, ha un mix di giocatori giovani ed esperti. In particolare di esperti ce n’erano parecchi, ma a Pistoia hanno questa mentalità secondo cui devono giocare 4/5 giocatori giovani. Dopo il cambio di allenatore, con l’arrivo di un esperto della categoria, c’è stata una svolta sul piano dei risultati. A questo punto direi che possono tranquillamente arrivare a metà classifica.

Per concludere, come mai un tecnico delle sue qualità non sta allenando?
A volte nel calcio ci sono situazioni particolari. Telefonate e contatti ne ho avuti, ma poi per un motivo o per l’altro le trattative non sono andate in porto. Quando mi viene fatta una proposta devo essere convinto al 100%. Se così non è, se non mi sento abbastanza motivato, allora non accetto. In più in questa categoria gli allenatori sono tantissimi e le squadre pochissime, per cui i problemi per noi allenatori ci sono sempre, indipendentemente dal fatto di essere bravi o non bravi. E’ un problema di sistema.