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Tavano saluta la Carrarese e torna a Prato, ma il bomber è entrato nella storia azzurra

Di punta, di suola, con un pallonetto, dal dischetto, dai 30 e dai 40 metri. Tavano con la Carrarese ha sfoderato tutto il suo repertorio. 42 gol in tre stagioni, ma la voglia di giocare è ancora tanta

CARRARA – “Noi non supereremo mai questa fase”. E’ scritto su una maglietta, sotto la stampa di Ciccio Tavano accanto a quelle di altri volti storici della Carrarese. Quella maglietta, il bomber da 42 gol in tre stagioni, l’ha indossata sotto la propria divisa, una sera a Pistoia. Ed esultando, l’ha mostrata ai suoi tifosi. Il suo sarebbe stato il gol decisivo, uno dei tanti nella sua avventura alla corte di Baldini, conclusasi ufficialmente con il trasferimento al Prato, reso noto nei giorni scorsi dalla società toscana.  Proprio tra i lanieri, quattro anni fa, prima di approdare alla Carrarese, Ciccio Tavano era stato definito “un giocatore finito”. Ma sotto le Apuane, all’alba dei 39 anni, a suon di gol e giocate da fuoriclasse l’ex Empoli ha fatto ricredere tutti.

Di punta, di suola, con un pallonetto, dal dischetto, dai 25 e dai 40 metri. Tavano con la Carrarese ha sfoderato tutto il suo repertorio. Un vero trascinatore, ma di quelli silenziosi, e anche un po’ timidi, che preferiscono che siano le loro doti a parlare. Come quel destro al volo durante un derby, con il quale spedisce la palla sotto il sette. O la classe con cui anticipa il portiere avversario, trovando lo scavetto vincente che vale il gol del pareggio. E ancora, quella freddezza che gli permette, al 95esimo di una partita ferma sul 2-2, sotto il diluvio e con lo stadio ammutolito per la tensione, di realizzare dal dischetto un rigore da tre punti.

Un’immagine che rimarrà impressa per molto tempo nella mente dei tifosi azzurri. Nonostante non fosse stata per lui, fino a quel momento, una stagione esaltante come le prime due, Ciccio Tavano quella volta si è sentito nuovamente il trascinatore della sua Carrarese. Ha raccolto la palla da terra, l’ha piazzata sul dischetto, ed è rimasto immobile per qualche minuto. Sapeva che quel gol l’avrebbe segnato, aveva già in mente dove andarla a piazzare. La palla è finita sotto l’incrocio dei pali, ma lui non l’ha vista neanche arrivare a destinazione. Stava già correndo portando la propria mano sul capo, nella sua solita esultanza, inseguito dai suoi compagni, tra il boato dei suoi tifosi.

A un giocatore è concesso sbagliare un calcio di rigore. “Non è da questi particolari che lo si giudica”. Così diceva De Gregori, che però aggiungeva: “un giocatore lo vedi dal coraggio”. E il coraggio, a Ciccio Tavano, non è mai mancato. Il coraggio di rimettersi in gioco, unito alla voglia di continuare a dimostrare.