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Dalla Pontremolese al sogno Serie A con lo Spezia, Mirko Balestracci: «Non avrei potuto chiedere di meglio» foto

L'intervista esclusiva a uno degli artefici della storica promozione in Serie A dello Spezia: Mirko Balestracci

PONTREMOLI – Qualche anno fa calcava i campi della toscana con la maglia della Pontremolese addosso, oggi viaggia tra gli stadi più importanti d’Italia con lo staff medico dello Spezia, promosso la scorsa stagione nella massima serie italiana. Stiamo parlando di Mirko Balestracci, ex centrocampista e dirigente degli azzurri, adesso addetto al recupero degli infortunati delle aquile di Vincenzo Italiano.

«Quando è arrivata l’offerta dello Spezia ho detto subito di sì. – ha raccontato proprio Mirko Balestracci a Calcio Massa Carrara – Non avrei mai potuto chiedere di meglio. Neanche nei sogni più belli avrei potuto disegnare un’esperienza simile. Mi trovo benissimo sia dal punto di vista umano che professionale.»

La passione di Balestracci per il calcio nasce nella sua Lunigiana. Per lui, di Filattiera, il campo ha regalato tante battaglie, soprattutto, come dicevamo, tra le fila della Pontremolese: «Ho ricordi splendidi a Pontremoli, sono cresciuto lì come calciatore, ma anche come uomo. – prosegue Balestracci – Ero un centrocampista, poi ho fatto anche il preparatore atletico e il direttore tecnico del settore giovanile. Siamo promossi l’anno in cui ero diventato responsabile della prima squadra.»

Presto, all’amore per il pallone, Balestracci unisce quello per lo studio. In parallelo alla vita da sportivo, infatti, si laurea alla facoltà di Scienze Motorie presso l’Università di Parma per poi specializzarsi in Scienze e tecniche delle attività motorie preventive ed adattive all’Università di Pisa. Proprio grazie alle competenze acquisite in queste discipline, per lui si aprono le porte del centro FK di Aulla di Riccardo Contigliani, già membro di staff tecnici importanti, grazie al quale inizierà la collaborazione con lo Spezia, lasciando il calcio giocato. «Ho sempre avuto la passione per le scienze motorie. La frattura dello zigomo sinistro nel 2017 ha sicuramente aiutato a prendere la decisione di smettere. Ma non sono gli infortuni a far terminare una carriera, sono le decisioni dei giocatori a farlo. Lo dico sempre ai ragazzi con cui lavoro. Anche perchè, da vero sportivo, il giorno dopo la frattura ero già al campo con la mascherina pur di giocare. Quando ho iniziato a lavorare con FK mi si è aperto un mondo.»

Nel giro di pochi mesi, la sua vita professionale ha visto traguardi che molti non riescono a conseguire neanche in una vita intera. Traguardi frutto del lavoro e della passione, fattori che lo hanno portato ad entrare per sempre nella storia di Spezia: «Quando arrivano i risultati gira sempre tutto bene. L’anno scorso dopo la sconfitta di Pescara sembrava tutto infranto. Ma da quel momento si è creata un’unione di intenti. Tutti hanno fatto la loro, a partire dal direttore Angelozzi che è stato bravissimo nel costruire qualcosa di speciale. C’è sempre stato dialogo, lo staff tecnico collaborava con quello medico e tutti si parlavano per orchestrarsi. I risultati sono anche mix di fattori fortunosi, ma noi siamo stati bravi a mettere i ragazzi nelle condizioni di raggiungerli.»

Sugli artefici della promozione poi aggiunge: «Il mister è straordinario, su un altro livello. E lo sta dimostrando in queste prime partite di Serie A. Ci davano tutti per spacciati, ma stiamo giocando bene, stiamo dicendo la nostra. Ci sono ragazzi splendidi in spogliatoio. Come Paolo Bartolomei: un esempio per tutti gli sportivi. Lui è partito da Massa in Eccellenza ed è arrivato a meritarsi la Serie A. Il primo ad arrivare al campo e l’ultimo ad andare via, per davvero. Una persona con cui mi trovo davvero bene. Fortunatamente, non è il solo in questo gruppo. Io stesso ho la fortuna di lavorare con Piero Campo e Simone Lorieri, splendidi sia dal punto di vista umano che da quello professionale, a cui quest’anno si è aggiunto Ivano Tito. Davvero, non avrei mai potuto neanche disegnarla un’avventura come questa.»

Una pagina, quella della promozione, indelebile nella storia calcistica degli appassionati di Spezia. Una festa smorzata solo dalla difficile situazione legata al Covid-19 che ha spogliato gli spalti del Picco del caldo amore dei tifosi, che nonostante tutto hanno festeggiato un qualcosa di irripetibile: «Non me ne sono reso conto subito. – racconta Balestracci – Essere nella storia di una città come Spezia è bello. Il giorno della finale la tensione era a mille, peccato per gli spalti vuoti. Il salvataggio finale di Vignali ci ha fatto esplodere. Non avevo mai neanche sognato delle emozioni così. Siamo stati bravi tutti, direttore, staff, magazzinieri, giocatori. Tutti. Era un qualcosa che andava festeggiato, nelle dovute maniere che noi non possiamo stabilire. Rimarrà negli anni.»

La strada dalla Pontremolese alla Serie A è stata più corta di quello che Mirko avrebbe mai immaginato, probabilmente. Ma adesso che si ritrova lì, non vuole di certo rinunciare a quelle emozioni, condivise con gli eroi di sempre: «Già in Serie B ho avuto il piacere di incontrare campioni del mondo come Nesta, Oddo o Inzaghi. Adesso, mi piacerebbe incontrare Andrea Pirlo, l’ho sempre ammirato quando giocavo. Se capiterà, allo Juventus Stadium sarà un’emozione inconrarlo. Noi, nel frattempo, dobbiamo continuare a sfruttare l’entusiasmo della promozione. Continuare con l’alchimia che abbiamo. L’approccio è giusto. Il mister è bravo e si vede che c’è qualcosa di grande dietro al lavoro. Faremo bene.»