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Musetti incanta Parigi per due set, poi si arrende al ritorno di Djokovic e ai problemi fisici

Il carrarese regala spettacolo sul centrale del Roland Garros per due set, ma il ritorno di fiamma del numero uno al mondo e i problemi fisici lo costringono al ritiro nel quinto set: 67/6-7/6-1/6-0/4-0. Finisce qui il primo slam della carriera: tra gli applausi di Djokovic e la consapevolezza di meritare questi palcoscenici

PARIGI –  Per due ore e ventuno minuti il campo Philippe Chatrier di Parigi, centrale del Roland Garros, ha avuto un solo padrone: Lorenzo Musetti. Anche se ormai ci siamo abituati alle fantastiche imprese del carrarese classe 2002, questa volta in pochi potevano aspettarsi che a sudare dietro le variazioni di Lorenzo vi fosse niente di meno che Novak Djokovic, serbo numero 1 del mondo e vincitore di 18 prove del grande slam. Due set di magia pura, targata Musetti. Due set che riempiranno la homepage di ogni account YouTube degli appassionati di tennis, italiani e non. Ma alla fine della partita, come accade da parecchi anni a questa parte, a spuntarla è stato il serbo, che giocherà quindi il suo quarantanovesimo quarto di finale slam della sua carriera contro un altro italiano: Matteo Berrettini.

Forse neanche Djokovic poteva aspettarsi un inizio di partita così da parte dell’atleta carrarese. Fin dal primo set, in cui il serbo è stato il primo a strappare il servizio avversario prima di farsi controbreakare immediatamente per portare il punteggio sul 3-3, la tattica imprevedibile di Lorenzo ha dato i suoi frutti. Difficilmente, infatti, Musetti giocava due palle uguali nello scambio, sfruttando anche le indecisioni di Djokovic che faticava a trovare la giusta distanza dalla palla, un po’ per demeriti suoi, un po’ per l’esuberanza dell’italiano che ha regalato vincenti spettacolari uno dietro l’altro. Fino al tie-break del primo set, recuperato e portato a casa con un nervo che sembra smentire quel “19” scritto accanto alla voce “età” nel foglio di presentazione del carrarese.

Come sorprendente è la statistica dei tie-break vinti finora nella sua giovane carriera nel circuito maggiore: 9 su 9 giocati. Già, perché anche nel secondo set Musetti entra deciso in campo, continua a non dare punti di riferimento al numero 1 al mondo, che a fatica allunga il set ad un altro tie break, anche questo vinto largamente da Lorenzo. Parliamoci chiaro, la qualità con cui Musetti ha giocato i primi due parziali ha fatto sognare in tanti. Sognare un quarto di finale tutto azzurro. Ma le leggende non muoiono mai.

Djokovic torna negli spogliatoi alla fine del secondo parziale ed entra in campo con l’interruttore su “on”. Non c’è più storia. Musetti sembra pagare la maratone di due giorni fa contro Cecchinato e, alla fine, dopo quaranta minuti in cui il serbo ha giocato da numero 1 il parziale non rende giustizia al carrarese: 6-1/6-0 per andare al quinto, decisivo, set.

“Non ce la faccio più”, questo diceva Lorenzo durante il quarto parziale. Continuava a ripeterlo. Il medical time-out per provare ad avere sollievo non è servito e, sul punteggio di 4-0 per Djokovic, si ritira.

Normale, a 19 anni non conoscere ancora il proprio corpo. Come normale è che, dopo due set giocati divinamente, non sia stato capace di contenere il ritorno di Nole, un carro armato decisamente troppo grande da fermare per uno che è alla prima esperienza in un torneo dello Slam. Prima esperienza passata a pieni voti.

Quello che Musetti porterà a casa da questa partita è tanta esperienza, ma soprattutto tanta consapevolezza. Consapevolezza che le sue magie funzionano anche contro i più grandi, nei palcoscenici che fino a un anno fa era abituato a vedere da lontano. Alla fine, il passato e il presente sconfiggono il futuro. Ma quel futuro è più brillante che mai e di certo, per ora, può accontentarsi degli applausi e degli highlights, riempiti a suon di vincenti e giocate spettacolari, inattesa di riempire anche la bacheca di trofei che, sicuramente, non tarderanno ad arrivare. Allez Lorenzo.