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Paolo Rossi, il ricordo di compagni e amici. Evani: «Sempre sorridente e umile, ci mancherà»

Tutta Italia piange l'eroe del Mundial 1982. Il saluto di Franco Cerilli: «Ho perso un fratello». E quella volta che "Pablito" fece visita ai vigili urbani per "il primo torneo di calcetto di Massa"

MASSA – Paolo Rossi. Per tutti “Pablito”, da quella magica estate del 1982 che, grazie ai 6 gol realizzati nell’edizione del mondiale vinto dall’Italia in Spagna, lo vide diventare il simbolo di una generazione intera e di alcuni dei momenti più belli della recente storia italiana. Il mondiale rimane sicuramente la vittoria più grande e più importante nella vita di Rossi, fortemente voluto tra i 23 dal maestro Bearzot che per portarlo in terra spagnola rinunciò al capocannoniere Pruzzo. Una scommessa, quella di Bearzot, che sembrava persa dopo le deludenti prestazioni del primo girone eliminatorio passato dagli azzurri con 3 pareggi, l’ultimo, decisivo, arrivato grazie al gol di “Ciccio” Graziani su assist proprio di Pablito.
Poi l’esplosione. La tripletta al Brasile in quella che, forse, è la partita più bella mai giocata dalla nazionale italiana; la doppietta alla Polonia in semifinale; il gol dell’1-0 contro la Germania Ovest, in finale al Bernabeu, sotto gli occhi di Sandro Pertini, incontenibile in tribuna d’onore e il pallone d’oro.

“Ho fatto piangere il Brasile”. Così Paolo Rossi aveva chiamato la sua biografia, con il pizzico di ironia tipico dei toscani che lui, originario di Prato, padroneggiava benissimo. Ma oggi, dopo la notizia della sua scomparsa, a piangere sono i milioni di italiani che nell’arco della sua carriera lo hanno amato, ma soprattutto sono gli amici di una vita, compagni di squadra e di mille battaglie.

Come Franco Cerilli, ex calciatore della Massese nelle stagioni ’72-73 e ’73-’74, che con Paolo ha condiviso la leggendaria cavalcata del LaneRossi Vicenza, per tutti “Real” Vicenza” fino al secondo posto in Serie A. «Con Paolo ho passato 3 anni favolosi, ma non solo. – ricorda Cerilli – Non abbiamo mai smesso di frequentarci neanche per i successivi 40 e più anni. Paolo è stato il simbolo dell’Italia mondiale, ci ha fatto gioire tutti. Oggi ho perso un amico, ho perso un fratello. Ho perso davvero tanto.».

«Ci mancherà – dice Alberico Evani, allenatore in seconda della nazionale di Roberto Mancini, che con Paolo ha giocato nel Milan nella stagione ’85-’86 – Paolo è stato un compagno di squadra, ma soprattutto un amico. Caratterialmente lo apprezzavo molto. Giocatore e ragazzo straordinario. Sempre umile nonostante la fama e la notorietà, sempre disponibile e allegro. Non ricordo di aver mai visto una foto in cui non fosse sorridente.».

La bontà di Paolo Rossi la ricordano in molti nella nostra provincia, meta di molte delle sue vacanze estive, tra tornei di calcetto e cene con gli amici di sempre, come Evani stesso. Se la ricordano, in particolare, i vigili urbani di Massa che nel 1983 hanno avuto l’onore di conoscerlo in occasione di quello che è stato definito “il primo torneo di calcetto mai organizzato a Massa”. «Paolo ci fece visita in occasione del torneo che organizzammo in memoria di Mauro Frediani, – ricorda Augusto Caribotti, ex vigile e autore e proprietario della foto che lui stesso ci ha gentilmente inviato – vigile e grande calciatore, portato via giovane da un male incurabile, che vinse il premio di migliore giocatore al torneo nazionale di Milano dei VV.UU.. Era un memorial biennale e per quell’edizione ci raggiunse Rossi insieme ad altri grandi come Evani, Mussi o Zanone».