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Tokyo 2020 sta per partire. La fiamma apuana brucia più che mai con Lorenzo Musetti

Su questi giochi pende la spada di Damocle del Covid-19, ma Musetti non sarà il solo natio di Massa-Carrara a farci sognare. Al salto triplo, infatti, Chiebuka Emmanuel Ihemeje cercherà di superare il salto che gli è valso il campionato NCAA e la qualificazione a queste strane, ma pur sempre speciali, Olimpiadi

TOKYO – Saranno i Giochi Olimpici più strani dell’epoca moderna. I più discussi. Pieni di dubbi e incertezze, proprio come le nostre vite da un anno e mezzo a questa parte. Perché se è vero che i mondiali di calcio scandiscono i ritmi delle nostre vite, le Olimpiadi scandiscono i ritmi della società, la fotografano e la rappresentano, in tutte le sue sfaccettature. Non saranno mai le solite Olimpiadi, gioiose e piene di passioni, nel vedere gli spalti vuoti e le strade piene di protestanti che chiedono che il momento più atteso da 4, anzi 5 anni a questa parte venga cancellato. Ma quando la sacra fiamma olimpica si accenderà nella capitale nipponica, per gli atleti sarà arrivato il momento che sognavano da bambini. Sarà il culmine di un percorso illuminato da quel fuoco perpetuo, contornato di sacrifici, dolore, sudore e sangue.

Lo sport italiano sta vivendo un vero e proprio momento d’oro. Il popolo ha voglia di emozionarsi, ancora sbronzo di gioia per la vittoria degli Europei e con ancora negli occhi l’impresa della nazionale di basket che dopo l’argento di Atene 2004 tornerà finalmente a competere nel palcoscenico più importante, con il cuore che batte forte per le ragazze del softball, di nuovo sul tetto d’Europa, o con le mani al cielo, a simulare un grosso muro, come quelli della pallavolo che viaggia alto sulle ali di Paola Egonu, da poco scelta dal Cio come portabandiera. Ma anche con un po’ di rimpianto. Rimpianto per uno strepitoso Matteo Berrettini, che solo 10 giorni fa aveva tenuto milioni di italiani con il fiato sospeso a guardare le sue possenti palline solcare l’erba di Wimbledon. Un risentimento muscolare lo ha tenuto lontano dal Paese del Sol Levante e tutto il tennis ne piange la mancanza. Peccato. Ma noi, cresciuti sotto le Apuane, siamo abituati a guardare in alto e in avanti, a quello che sarà, non quello che poteva essere. E di sicuro uno “che sarà” a Tokyo c’è, ed è atterrato un paio di giorni fa: Lorenzo Musetti.

Toccherà al carrarese classe 2002 portare in alto il vessillo della nostra provincia e dell’Italia intera. Un’opportunità colta al volo dopo il forfait di Jannick Sinner: rappresentare i colori azzurri sul campo a 5 cerchi. Un’altra prestigiosa vetrina dove sfoggiare tutta la sua classe. Un’altra opportunità per far vedere al mondo intero chi, una volta finita l’era dei 3 dinosauri Federer-Nadal-Djokovic, delizierà i sopraffini palati degli appassionati di tennis.

Dal garage di casa a Carrara ai campi di Tokyo. Sembra passato un attimo, per chi l’ha visto crescere. Un battito di ciglia ed eccolo lì che dai campi di Tirrenia è volato dall’altra parte del mondo, sotto la vigile ala protettiva di Fabio Fognini, che di talenti ne ha visti passare e alcuni li ha pure battuti. Duro come il marmo delle sacre Apuane e soffice ed elegante come le nuvole che le coprono, nelle calde serate olimpiche. Occhi aperti, dunque, dal 24 luglio con Musetti che aprirà il suo torneo contro l’australiano John Millman, numero 44 del mondo. Guardando avanti, possibile un nuovo incrocio con Djokovic, dopo quello degli ottavi al Roland Garros, al terzo turno.

A dirla tutta, però, Musetti non sarà il solo natio di Carrara a gareggiare a Tokyo. Sulle piste giapponesi, infatti, ci sarà anche il talento della Oregon University di Eugene (U.S.A.): Chiebuka Emmanuel Ihemeje. Il triplista, che nel 2021 si è aggiudicato il campionato NCAA arrivando a saltare la misura 17,14 metri che gli è valsa la qualificazione a questi giochi, è nato a Carrara il 9 ottobre del 1998. Un soggiorno, quello all’ombra del Monte Sagro, durato poco. Quando ancora Emmanuel aveva 4 anni, infatti, la famiglia, originaria della Nigeria, si è trasferita a Vardellino, nel bergamasco. Ed è lì, all’età di 11 anni, dove Emmanuel ha iniziato la sua carriera che lo ha portato fin dall’altra parte dell’oceano. Il suo salto, quello di 17,14 metri, è entrato nelle prime 10 migliori prestazioni italiane. Insomma, le Apuane possono sognare. Rigorosamente a 5 cerchi.