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Fabrizio Vignali, il campione con la sclerosi multipla si rimette in gioco: «Ora punto alla presidenza» foto

Sarà testa a testa con il presidente del Comitato Paralimpico in carica Luca Pancalli. Nel 2006 la diagnosi che ha cambiato la sua vita

MASSA-CARRARA – Una vita tra mille battaglie e altrettante soddisfazioni. Su tutte, quella di non aver mai mollato. Neanche quando il gioco ha iniziato a farsi duro. Fabrizio Vignali, 56 anni, nato a Massa ma da sempre residente a Carrara, vuole centrare l’ennesimo traguardo, ed è pronto ad affrontare il testa a testa con l’attuale presidente del comitato italiano paralimpico, Luca Pancalli. Fabrizio, di trofei ne ha vinti parecchi. Del resto, la sua storia inizia diversi anni fa, precisamente nell’82 quando, all’età di 17 anni, si è specializzato negli 800 e 1500 metri piani. L’inizio di una carriera agonistica che lo ha portato a confrontarsi con atleti come Alessandro Lambruschini e lo spezzino Stefano Mei.

Tanti trofei, dicevamo. Il primo, quello più importante, è stato una promessa che ha fatto a se stesso, nel 2006, quando ha scoperto di avere la sclerosi multipla. Un imperativo, forse, più che una promessa: continuare a vivere. La forza l’ha trovata prima nelle maratone, poi nella bicicletta. Il duathlon lo ha portato a vincere non solo il campionato europeo di Budapest, ma anche due mondiali paralimpici. Dopodiché è stata la volta del Thriatlon, e della “sfida delle sfide”: l’International triathlon di Bardolino. Un chilometro e mezzo di nuoto nel lago di Garda, 40 di bicicletta e 10 di corsa. Il tutto, affrontato da vero combattente: testa alta, sguardo avanti. Ed anche quando ci ha riprovato nel 2011, nel 2012 e nel 2014, ha sempre portato a casa la soddisfazione più grande: tagliare il traguardo, battendo qualcuno sul tempo.

Fabrizio, nel 2006 la tua vita ha avuto una svolta. Come hai affrontato quella fase?
“Senza aver paura di quello che ho, e che purtroppo mi ha reso un po’ zoppicante. Nel 2006 non accusavo ancora grosse problematiche. Mi sono rimesso in piedi, confrontandomi con i paralimpici a livello mondiale”.

Dove hai trovato questa forza?
“Dopo la diagnosi, mi hanno detto di muovermi. A quel punto ho cercato di attivare la parte motoria ma anche quella caratteriale, che è molto importante perché altrimenti si finisce in depressione. Lo sport è stato fondamentale. Il solo fatto di fare attività agonistica mi ha coperto, soprattutto sul lato muscolare, oltre le cure che sto facendo da 15 anni”.

E adesso come ti senti?
Purtroppo ho dovuto smettere, alcune cose non le posso più fare. Soffro di un disturbo, il “clono”, che va a provocare un tremolio alla gamba. Ho fatto cose eccezionali in questi ultimi anni, andando a vincere in diversi punti del mondo, dimostrando molto come sportivo ma anche come persona: ho voluto far vedere che non bisogna cadere di fronte a certe paure”.

Per anni hai partecipato a una competizione non paralimpica, togliendoti grandi soddisfazioni. Che cosa si prova in un percorso del genere?
“C’è della maestria dietro. Ero abbastanza bravo e colto, pieno di scuola. Ho affrontato con la sclerosi multipla gare anche molto impegnative. Anche insieme a persone sane, e più giovani di me. E ne sono fiero, perché sono riuscito a farlo nonostante tutto quello che mi stava succedendo”.

Che consiglio ti senti di dare a chi si trova nella tua condizione?
“Di non stare seduto in poltrona, perché più blocchi il movimento e più avanza enormemente la patologia. Il muscolo va attivato per dargli ossigeno,  per rinforzarlo al punto da rallentare la malattia. Vivo così da 15 anni, e riesco ancora a camminare”.

Com’è nata la decisione di candidarti alla presidenza del Comitato Italiano Paralimpico e come stai affrontando questa nuova sfida?
“Voglio scoprire cosa c’è in questo mondo, voglio vederci chiaro. In Italia purtroppo, a differenza di altre nazioni, si soffre su alcune cose. C’è meno denaro, e di conseguenza meno possibilità di aiutare il disabile. Voglio entrare e far sentire che sono un duro, mettendo mano su un sistema per renderlo più soddisfacente per una persona che sta soffrendo nella quotidianità della propria vita. Che sia donna, uomo, piccolo o grande: deve saper affrontare la sua patologia. Ho visto gente fare muso lungo di fronte alle mancanze che aveva. Il segreto è riuscire a far divertire: ecco, è a questo che deve puntare il sistema”.