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«Luna Rossa mi ha sorpreso. Ma attenzione alla ripresa». Parla Andrea Madaffari, veterano della vela apuana fotogallery

Nel curriculum dell'ex grinder e preparatore atletico quattro partecipazioni alla Coppa America e due vittorie ai campionati del mondo

MARINA DI CARRARA  – Quattro vittorie su quattro, finora, per Luna Rossa nella finale di Prada Cup (la gara che determinerà lo sfidante del detentore della Coppa America, Team New Zealand) contro i temibili inglesi di Ineos Uk. Un avvio “col botto”, che per molti è stato una sorpresa considerata la forza dell’avversario. La sfida in Nuova Zelanda, messa in stand-by negli ultimi giorni dall’emergenza coronavirus, riprenderà questa notte (alle 4, fuso orario italiano). E mentre il team Prada-Pirelli si prepara a tornare in mare, abbiamo chiesto un primo bilancio di questa finale a un veterano della vela di Marina di Carrara, oggi preparatore di giovani atleti: Andrea Madaffari. Nel suo curriculum due vittorie ai campionati del mondo, nell’89 e nel ’91, e quattro partecipazioni alla Coppa America, tre da preparatore atletico e due da grinder (in un’occasione fece entrambi): nell’87 con “Azzurra”, nel ’92 con il “Moro di Venezia” insieme ai fratelli Tommaso ed Enrico Chieffi e all’altro carrarese Paolo Bottari, nel 2002 e nel 2007 con “Mascalzone Latino”.

La passione per la vela, Madaffari, l’ha scoperta relativamente tardi. «Inutile: stare a galla è una sensazione bellissima, che attrae molti. Fino ai 18 anni giocavo a pallanuoto. Un giorno mi sono presentato al Club Nautico di Marina di Carrara: «Fatemi salire in barca», ho chiesto. «Anche se non so fare nulla»”. Il resto è storia.

Andrea, raccontaci i primi passi della tua carriera.
Ho iniziato a fare qualche regata domenicale, cose piacevoli insieme ad amici, ma niente di serio. Poi arrivò una sfida del Club Nautico di Marina di Carrara con una barca australiana molto veloce, “Challenge 12”, insieme a tanti ragazzi di Carrara e altri che arrivavano da fuori. Lo skipper Antonio Santella mi chiese se potevo dare una mano a fare la preparazione atletica. Poi mi propose di rimanere all’interno del gruppo, e da lì ebbe inizio tutto. Mi chiese di salire in barca per capire quali fossero i ruoli, gli sforzi, gli obiettivi per poter proseguire poi in maniera ancora più tecnica. Quando arrivarono gli australiani di “Australia 2”, che dovevano completare l’equipaggio, valutarono che potevo rimanere al mio posto. Partecipai quindi, a ottobre ’85, al campionato del mondo a Porto Cervo, in Sardegna. Il 2 febbraio, poi, mi chiamò Cino Ricci, skipper di Azzurra.

Quale fu la reazione?
Fu qualcosa di incredibile. Mi chiamarono per andare a provare in Australia. Tre settimane dopo tornai con una convocazione su Azzurra. E così cominciò l’avventura che ci portò alla Coppa America dell’87 in Australia.

Tra le tappe della tua carriera c’è anche il Moro di Venezia…
Sì. Fu la Coppa America successiva, nel ‘92. Fecero le selezioni nell’89, mi convocarono e ricordo che finita la prova di tre giorni mi feci dare 4 fogli in formato A4 in cui scrissi che se per caso non fossi andato bene come velista, mi sarei proposto come preparatore atletico. Aspettai un mese e mezzo, dopodiché mi presero sia in barca che come preparatore. E lì trovai gli amici Chieffi e Bottari.

Poi ci fu anche l’esperienza con la Nazionale di vela….
Terminato il capitolo “Moro” mi chiamarono come tecnico e preparatore atletico nella squadra olimpica della Nazionale di vela, dove feci tutta la campagna olimpica di 4 anni, nel ’96 ad Atlanta. Nel 2000, poi, ebbi contatti con Luna Rossa, ma quell’opportunità sfumò. Avevo 45 anni e avrei fatto il preparatore atletico, ci credevo molto. Invece mi dissero “no”. Ho saltato quindi la coppa del 2000 e sono rientrato nel 2002 con Mascalzone Latino, con cui ho partecipato anche all’America’s Cup del 2007.

Fai parte di una generazione di velisti cresciuta al Club Nautico di Marina di Carrara, che adesso non sembra più coltivare talenti come una volta. Cosa ne pensi?
In passato era una scuola di alto livello, merito di grossi personaggi che hanno frequentato il club con passione e dedizione. Probabilmente negli ultimi 20 anni sono mancate alcune figure importanti, e anche noi stessi velisti di quella generazione non andiamo più al club tutti i giorni. Il mondo è cambiato, e questo non consente più di avere quella storia che ha portato a formare molti velisti che con orgoglio hanno rappresentato il club nautico.

Sul “Moro”, ad esempio, eravate in 4 a rappresentare Carrara: tu, Paolo Bottari e i fratelli Chieffi.
Esatto. E ne eravamo orgogliosi. Basti pensare che il Moro aveva due barche per fare le prove, e noi “carrarini” ci dividevamo sempre, due da una parte e due dall’altra, in modo da non squilibrare troppo le performance. In quattro sulla solita barca, saremmo stati troppo forti.

Tornando al presente e parlando dell’attuale Prada Cup, ti aspettavi queste prime quattro vittorie di Luna Rossa contro Ineos UK?
Di certo non mi aspettavo 4 vittorie su 4. Credo che risultati vengano non esclusivamente dalla velocità della barca, ma anche da una grande abilità che Luna Rossa sta mettendo in campo. Sono bravi, manovrano bene, vanno dalla parte giusta. Hanno il controllo del campo di regata, ed hanno una barca bella e veloce. Britannia invece sta giocando peggio di quanto le loro capacità potessero far immaginare. Ma attenzione, perché la vela è uno sport particolare, che ha variabili enormi, e forse questa piccola interruzione potrebbe essere un vantaggio per gli inglesi. In ogni caso penso che Luna Rossa abbia buone possibilità di fare un grande risultato.

Com’è cambiato il ruolo del grinder oggi, rispetto a quando lo facevi tu?
Possiamo dire che una volta avevamo un ruolo più “esplosivo”. Non è cambiata la quantità della fatica, ma la qualità. Un grinder odierno non contribuisce direttamente alla manovra ma dà una carica di energia ad un serbatoio a pressione, energia che viene liberata al momento in cui c’è da fare la regolazione delle vele. In passato, invece, c’era una ricerca di potenza immediata per seguire la manovra. Nella mia esperienza ricordo che il regolatore di vela non doveva parlarmi più di tanto, tante cose dovevo capirle da solo: se il vento era girato, cosa stava facendo l’altra barca, che tipo di manovre avremmo dovuto fare. In sostanza avevamo un ruolo più “esplosivo”.

Cosa pensi di queste nuove barche, molto diverse rispetto a quelle di una volta?
A me piacciono, sono innovative. Sono barche che “volano”, ma adesso si vedono anche delle vere regate. Sembrano barche telecomandate. Ovviamente non lo sono, ma l’impegno del software è sicuramente prevalente nella conduzione. Rispetto alla barca di una volta mancano la marineria, le manovre, il tirare su e giù le vele. E tutta quella capacità di governare e contrastare il vento attraverso particolari abilità.