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Vela, Luna Rossa verso la finale di Prada Cup. L’ex prodiere Bottari: «Mi aspetto sorprese» fotogallery

Parola al velista carrarese, che con il team Prada nel 2000 conquistò la Louis Vitton Cup: «Marina di Carrara ha cresciuto talenti. Le nuove barche? Parlo da prodiere: è come se nel calcio si giocasse senza portiere»

MARINA DI CARRARA – Sono ore di trepidazione per gli appassionati di vela. Questa notte andrà in scena la prima regata della finale di Prada Cup tra Luna Rossa e Britannia, che decreterà lo sfidante di Team New Zealand nell’America’s Cup. Dopo aver avuto la meglio su American Magic con un netto 4-0 nelle semifinali, la compagine di patron Bertelli se la vedrà adesso con “una delle sorprese di questi ultimi mesi”. Così, almeno, l’ha definita un velista apuano dal curriculum di tutto rispetto. Parliamo del carrarese Paolo Bottari, prodiere di Luna Rossa che nel 2000 alzò il trofeo della Louis Vitton Cup e che venne poi battuta in America’s cup dal defender Team New Zealand. Nel bagaglio del velista di Carrara, poi, altre tre partecipazioni alla Coppa America. La prima nel ’92 nel team del “Moro di Venezia” che vide sfumare il massimo trofeo nella finalissima di San Diego contro “America”, le altre due con “Mascalzone Latino”, nel 2002-2003 ad Auckland e nel 2007 a Valencia.

Ma tutto è cominciato da Marina di Carrara. “Per la verità – confessa Bottari – a 16 anni facevo wind surf, soltanto dopo sono passato alle barche. Il nostro Club Nautico negli anni ha cresciuto molti talenti. In quel periodo probabilmente il nostro territorio aveva delle potenzialità in più, basti pensare che la prima barca su cui ho messo piede per andare a visitarla era l’Agneta, e apparteneva alla famiglia Agnelli. La dimostrazione che Marina di Carrara aveva un suo fascino, poi se l’è bruciato. Non siamo rimasti indietro rispetto agli altri, ma rispetto a noi stessi”.

Tra i campioni di vela cresciuti a Carrara ci sono anche i fratelli Tommaso ed Enrico Chieffi. “È grazie a loro che sono arrivato tra i grandi. Tommaso, responsabile dell’equipaggio del Moro di Venezia, mi volle nel team dei velisti italiani per la sfida del ’92. E quell’esperienza fu un trampolino di lancio. Per fare un paragone, come se un calciatore, oggi, venisse chiamato dal Barcellona”.

Nel 2000, poi, l’esperienza con Luna Rossa, la Louis Vitton Cup e lo scontro finale con Team New Zealand, dal quale il team italiano uscì sconfitto per 5-0. Proprio la barca neozelandese, oggi, si trova a difendere il titolo conquistato nell’ultima Coppa America, nel 2017, e se la vedrà con la vincente della finale tra Luna Rossa e Britannia. “Una sfida dal pronostico difficile”, sostiene Bottari. “All’inizio sembrava che gli inglesi fossero il fanalino di coda. Con la Prada Cup, però, hanno fatto un salto incredibile. Sicuramente hanno sviluppato qualcosa a livello di performance e per quanto riguarda la conduzione della regata hanno strategia diversa: un timoniere e un tattico, quindi due ruoli dedicati. Luna Rossa ha fatto una scelta diversa, e non saprei dire se pagherà per questo. In fondo, il timone te lo puoi dividere, la tattica no. Alcune decisioni vanno prese in pochi secondi, e per forza di cose alla fine sarà una sola persona a decidere”. Una strategia, quella di Luna Rossa, che resta “un grosso punto interrogativo”. “Non saprei dire, per ora, se vincente o perdente – continua l’ex prodiere -. Credo però che questa finale potrebbe riservarci delle sorprese, mostrando un salto sul piano delle prestazioni a favore di uno o dell’altro team. Ma per scoprirlo, dovremo mettere la sveglia alle 4 di notte. E personalmente, io la metterò”.

Se Luna Rossa dovesse avere la meglio su Britannia, la Coppa America sarà nuovamente contesa, come nel 2000, tra il team italiano e New Zealand. “Certo, per Luna Rossa non sarà facile, perché gli inglesi sono una squadra forte – fa notare Bottari -. Ripeto, mi aspetto qualche sorpresa, sia nella Prada Cup che nella finalissima. Se così non dovesse essere e le prestazioni venissero confermate, credo che toccherà svegliarsi di notte altre volte, perché la sfida sarà molto combattuta. E sarà bello guardarla anche dagli schermi, specialmente per le velocità a cui le barche di oggi sono capaci di arrivare”. Barche che, seppur diverse dai catamarani di qualche anno fa, rimangono lontane da quella che era la vela di una volta. Un aspetto, questo, tra i più dibattuti oggi tra velisti e appassionati.

“Sono due cose molto diverse – dichiara a questo proposito il velista apuano -. Devo dire che quando ti trovi anche solo ad assistere a una regata con barche che sfrecciano a quasi 100 km all’ora e si incrociano come fossero jet militari, è un’emozione forte. Dall’altra parte, parlando da prodiere, mi accorgo che il cambiamento è stato così radicale che, facendo un paragone, è come se nel calcio si giocasse senza il portiere, perché mancano appunto tutte quelle manovre che sono specifiche del ruolo del prodiere. Quello che intuisco è che mentre in passato l’elettronica serviva a dare tutta una serie di informazioni, oggi aiuta a condurre la barca. Una volta, a condurre, eravamo noi uomini. E io rimango un nostalgico del tempo che fu”.