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Il terzino Grassini e la trattativa lampo: «La Carrarese la migliore opportunità per me»

«Il nostro è un modulo offensivo, ma riusciamo anche difendere bene. Ognuno sa come muoversi in campo». E sul campionato: «Il mix che abbiamo creato può essere quello vincente»

CARRARA – Tra i giovanissimi giunti nelle ultime settimane sotto le Apuane, alla corte di Silvio Baldini, c’è Davide Grassini, terzino destro scuola Inter e con una stagione tra i professionisti alle spalle. Il classe 2000, infatti, dopo una lunga trafila nelle giovanili della società nerazzurra, ha collezionato nello scorso campionato 16 presenze con la maglia del Ravenna.

Davide, come hai vissuto il grande salto nel mondo dei professionisti?

C’è molta differenza tra le due realtà. All’Inter eravamo trattati come una piccola prima squadra e devo dire che avevamo molti agi. Ma il passaggio al campionato dei grandi è stato uno step importante, un’esperienza che sono contento di aver fatto nei tempi giusti. Il gioco è diverso e i compagni sono più grandi e più esperti. E’ differente anche il modo di preparare le partite, perché sei consapevole che il risultato pesa molto di più, dal momento che dovrai rendere conto a tifosi e altre persone che si interessano alla squadra. In un ambito giovanile, invece, non senti questo tipo di pressione.

E’ stato difficile, quindi, approcciare a un campionato come la Serie C, e trovarsi magari a dover marcare anche avversari molto ostici?

Non difficile, semplicemente diverso. Anche nel campionato Primavera, alla fine, c’erano ragazzi molto talentuosi, ma è proprio diverso giocare con persone più grandi che hanno già molta esperienza. Non tutti, magari, col dinamismo dei ventenni, ma con altre caratteristiche che acquisisci giocando.

Si può dire che l’Inter ti abbia cresciuto. Cosa ti hanno lasciato i 10 anni in maglia nerazzurra?

Mi hanno lasciato tanto. Ciò che sono, calcisticamente e anche come persona, lo devo proprio alla crescita che mi ha fatto fare l’Inter. Sono nato come ala destra, poi ho imparato a fare il terzino. Gli allenatori che ho avuto erano tutti davvero in gamba e mi hanno insegnato molto. Mi sono sempre allenato in un ambiente fatto di grande competizione, insieme a ragazzi che l’Inter prendeva da tutta Italia e anche dall’estero. E il fatto di dover sempre dimostrare, in un ambiente così competitivo è qualcosa che ti forma molto caratterialmente.

Quali sono le tue caratteristiche in campo?

Sono un terzino di spinta, molto portato alla fase offensiva. L’anno scorso, a Ravenna, ho fatto il quinto di centrocampo, mentre all’Inter ho sempre giocato nella difesa a quattro.

Così come giocherete a quattro, quest’anno, nella Carrarese. Come ti trovi con questo modulo e con mister Baldini?

E’ chiaramente un modulo molto offensivo, che richiede impegno anche a noi difensori, ma che riesce a garantire anche una certa stabilità. Ognuno conosce i movimenti che deve fare anche senza palla e sa come aiutare il compagno. Nonostante l’offensività sulla carta, quindi, l’organizzazione difensiva è di alto livello. Il mister è un allenatore in gamba, già prima di conoscerlo me ne avevano parlato bene. Appena sono arrivato ci siamo fatti una chiacchierata, prima ancora di scendere in campo. A lui piace instaurare subito un rapporto personale con il giocatore. Ne esistono poche di persone così nel mondo del calcio.

Cosa ti ha convinto a scegliere la Carrarese?

E’ stata una decisione piuttosto veloce. Ero in trattativa anche con altre squadre quando è arrivata la chiamata del dg Berti, che mi ha parlato della persona di Baldini e del suo modo di lavorare. Devo dire che mi ha convinto molto in fretta. Mi sono preso un giorno o due per pensare e poi abbiamo chiuso. La Carrarese era sicuramente l’opzione migliore tra quelle che mi si erano presentate. Nessun rimpianto.

Domani l’amichevole con l’Inter. Per un giorno tornerai “a casa”…
Sì, a Milano ci sono persone con cui sono rimasto in contatto e con cui ho sempre avuto un ottimo rapporto. Come ho detto, l’Inter mi ha cresciuto e per questo le devo tantissimo. Il fatto di giocare contro la prima squadra, che per me ha sempre rappresentato qualcosa di molto lontano rispetto al settore giovanile, mi fa emozionare molto. Per arrivare a quei livelli a volte devi fare un percorso tuo, e se poi è quello giusto, puoi persino riuscirci.

Cosa pensi della Carrarese che piano piano sta prendendo forma?

Stiamo formando un bel gruppo di giovani ed esperti. Non ho ancora molta esperienza in C per poter dire quale sia il mix vincente, però il calcio insegna che una strategia come la nostra può funzionare. Lo scorso anno la Reggiana, che aveva in rosa diversi giovani, è riuscita a vincere i playoff e si è conquistata la B.  Certo, i giovani devono essere di qualità ed anche ragazzi in gamba, con tanta voglia di lavorare. Allora sicuramente un mix di questo tipo può essere vincente.