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Massese, cinquant’anni dalla Serie B: i racconti dei protagonisti

Sono passati 50 anni dalla storica promozione in B dei bianconeri. Gli aneddoti dei protagonisti di quella squadra

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Esattamente 50 anni fa, Massa era una città in festa. Il 14 giugno del 1970, infatti, allo stadio comunale “Degli Oliveti”, un aereo lanciava in campo il pallone della sfida più importante della storia della Massese. I bianconeri in quella calda domenica di giugno dovevano vedersela con la già retrocessa Vis Pesaro. Vincere significava promuovere per la prima volta in Serie B.
Dodicimila persone invasero gli spalti accompagnando i giocatori appena arrivati dal ritiro di Castelnuovo dove avevano cercato di distrarsi dalla folle gioia che invadeva la città dalla domenica prima, quando gli aquilotti tornarono vittoriosi dalla Sardegna con più di un piede nella serie cadetta.

Al triplice fischio dell’arbitro iniziò la festa. Una vittoria storica, per 3-1, che lanciò una città intera al settimo cielo.
Oggi, a distanza di 50 anni esatti, quella pagina di storia è rimasta tristemente unica nel prestigioso e pesante libro centenario della Massese. Ripensare a quegli attimi, a quelle partite e a quella cornice di pubblico ancorati a un momento storico difficile, dentro e fuori dal campo, riempie il cuore dei tifosi di nostalgia, ma anche di consapevolezza. Consapevolezza di rappresentare nel bene o nel male una grande società, coscienti del fatto che giorni più luminosi torneranno.

Per questo per la società e i tanti club di tifosi della città è sempre stato importante organizzare una festa per omaggiare la ricorrenza del 50esimo anniversario di quella storica promozione. L’emergenza sanitaria ha rotto le uova nel paniere a tutti e i gli iniziali piani sono stati stravolti, ma non cancellati.
Nella sala stampa dello stadio da poco intitolato a Gianpiero Vitali, infatti, è stata annunciata la data della festa (6 settembre), ma non solo. In una data così simbolica come il 14 giugno, non potevano mancare i racconti di chi quell’esperienza l’ha vissuta da protagonista sul campo: Francesco Zana, Mario Menconi e Gabriella Vitali, vedova del compianto Gianpiero e appassionatissima dei colori bianconeri:

Gabriella Vitali: “Io ho partorito mio figlio due domeniche prima della promozione. Si giocava Massese-Siena e la prima cosa che chiesi una volta ripresa dall’anestesia fu “Quanto ha fatto la Massese?”. Quando mi dissero che aveva vinto 3-0 mi veniva quasi da piangere.
Io ci sarò sempre per la Massese, la ho nel cuore. Gianpiero ci teneva moltissimo, mi diceva sempre che gli sarebbe piaciuto diventare presidente della Massese, ovviamente con un gruppo dietro, una volta finita la carriera da allenatore. Nonostante lui avesse giocato in A e B anche prima, mi ha sempre detto che la sua più grande soddisfazione fu la promozione con la Massese.

Sono tanti gli aneddoti raccontati dai due ex giocatori della Massese. Come tanta è ancora l’emozione dei due nel ricordare gli eventi di quella stagione memorabile, fatta da una squadra più che mai consapevole della propria forza e sempre convinta di poter raggiungere i prestigiosi traguardi che poi ha conseguito.

Mario Menconi: “Già l’anno prima della promozione avevamo avuto una piccola dose di gloria. Si andò alla domenica sportiva. Sono passato dai dilettanti ad una squadra di professionisti a livello di Serie A. Eravamo convinti di poter tranquillamente vincere il campionato. Non so nemmeno come abbiamo fatto a far così bene. Ma l’ambiente intorno era più che favorevole: una società familiare che ha permesso ad un sacco di giovani di trovarsi subito bene.
Queste feste fanno piacere perché rispolverano i ricordi di un grande passato anche per poter far tornare la Massese dove merita.”

“Io di quel giorno mi ricordo che una volta arrivati col pullman da Castelnuovo, dopo il ritiro, ho visto le strade piene di gente. Noi siamo entrati in campo decisi, convinti di vincere, senza mai pensare al contrario.”

Francesco Zana: “Un’esperienza molto forte perché andava a premiare e a dare gioia a tutta la città. Come diceva Mario, le vie che portavano allo stadio sembravano fiumi in piena di gente gioiosa. Noi eravamo forti, eravamo convinti a quel punto di fare di quella giornata un’esperienza che poi purtroppo si è rivelata unica in questi 50 anni. Ero contento per tutta la società e per tutti quelli che si erano adoperati a creare questa squadra. C’era un mix tra gioventù ed esperienza, si è trovata una linea dopo che la società decise bene di andare in ritiro tra andata e ritorno. Quando scendevamo giù dai colli non ce ne era per nessuno perché si vinceva sempre.
C’era una grande famiglia, dai custodi al presidente. Lo devo sempre dire questo. Una grande felicità per me, la mia famiglia, i miei parenti a Bergamo che vennero qui in una macchinata. Quando sfoglio le fotografie di una volta e vedo quei volti felici, sono davvero soddisfatto.

Quando si parla di Massese e soprattutto della Massese di quegli anni, è impossibile non nominare quello che tutt’oggi rimane l’uomo più rappresentativo della storia bianconera: Gianpiero Vitali. Amato come un figlio dai tifosi massesi che non solo lo hanno adottato come cittadino, ma che non hanno mai smesso di portare avanti il suo ricordo non solo come giocatore e allenatore, ma come uomo.
Impossibile per il suo ex compagno e grande amico Francesco Zana trattenere le lacrime nel parlare di lui.

Gabriella Vitali: “Io sono mancata solo la domenica che ho partorito. Ero sugli spalti ovviamente, ed ero matta. Bagnai tutti con lo champagne, bisognava farlo. Un anno meraviglioso, come tutti gli anni del resto. Gianpiero andava in ritiro il giorno prima, questo era. Ho avuto in casa tanti giovani che magari non avevamo famiglia, lui li invitava e provava ad aiutarli. Di suo animo lui ha sempre dato e tutte le manifestazioni d’affetto nei suoi confronti confermano che era un grande uomo.

Francesco Zana: “Quelli esperti erano persone vere. Con loro bastava essere presenti e parlare. Si parlava di tutto tranne che della partita. C’era un rapporto umano vero. Con Gianpiero siamo stati compagni di stanza per 3 anni, siamo stati la coppia più bella del mondo. La sera con lui prima di andare a dormire sapevamo sempre di aver fatto quello che dovevamo e mai ci siamo messi a parlare della partita del giorno dopo. Lui è stato il mio maestro, maniche tirate su in partita per tutti e due. Mi ricordo che mi diceva sempre: “Francesco tu stai davanti a me che gioco fino a 40 anni”.

Un solo anno, una sola parentesi quella della Serie B per la Massese, nonostante una squadra, quella del ’70-’71, costruita per restare in alto e soprattutto rispettata da tutti gli addetti ai lavori. Purtroppo, in quegli anni, è mancato sempre qualcosa, un pizzico di malizia in più per consacrare definitivamente la società in categorie superiori. Questo il rimpianto dei tifosi e questo il rimpianto anche di Menconi.

Mario Menconi: “In Serie B abbiamo pagati certi errori di ingenuità. Anche la dirigenza ha continuato sulla stessa linea pensando di non sbagliare, ma noi avevamo bisogno di qualcuno di esperto che ci desse quel cinismo giusto per vincere. Eravamo0 entusiasti, giocavamo bene al calcio, ma sbagliavamo. Abbiamo pagato un po’ di esperienza e con i 2 punti quando ti stacchi un po’ troppo è finita. Però fino a febbraio noi abbiamo lottato credendoci. Peccato per come è andata, ma siamo retrocessi in armonia.

NICOLA BONGIORNI

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