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Beach Volley fermo. Parla Agata Zuccarelli

"La Federazione deve rendersi conto che il Beach volley non è solo spiaggia , sole, mare e divertimento"

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La stagione estiva è ormai alle porte e nelle scorse stagioni il beach volley , di questi tempi, recitava già una parte di prim’ordine sia a livello amatoriale che professionistico. Per l’emergenza coronavirus la pallavolo sulla sabbia è per adesso ancora al palo poiche’ soggetta al protocollo della Fipav e quindi del Volley classico benche’ le differenze siano sostanziali tra i due sport. Alcune società di beach , costrette allo stop prolungato con grandi problemi soprattutto economici, hanno redatto hanno redatto una lettera aperta a tutto il movimento per far arrivare a gran voce l’inadeguatezza del protocollo emanato dalla Federazione Italiana Pallavolo.

“Ci chiediamo il motivo per cui non è stato previsto un protocollo specifico per il beach volley che è una disciplina completamente diversa dalla pallavolo, nella quale in un campo di 64mq ci sono due atleti che possono mantenere senza troppi problemi il distanziamento. Il protocollo FIPAV fa inoltre riferimento, per assurdo all’uso delle scarpe e al numero massimo di dodici persone presenti contemporaneamente nell’impianto, ignorando completamente le dinamiche nel mondo del beach volley, del tutto differenti dalla pallavolo”.

Il parere di una “beacher” d’eccezione come la venticinquenne carrarese Agata Zuccarelli che, dopo aver salutato nel 2019 la maglia della Nazionale avrebbe dovuto iniziare la nuova avventura in coppia con Giulia Toti nel campionato italiano con la maglia del club romano dell’Urban Beach con l’obiettivo di bissare il tricolore conquistato nel 2017 in coppia con Laura Giombini.

“Francamente me l’aspettavo – dichiara Agata- in quanto da sempre il Beach Volley vive dietro le quinte. Nonostante sia sotto l’egida della Fipav, rispetto al Volley tradizionale è completamente diverso , ritmi meno elevati e soprattutto disputato da due giocatori per squadra piu l’ allenatore presente a bordo campo. Ritengo che l’appello fatto dalle società di beach – continua la Zuccarelli- sia giusto e soprattutto dovuto in quanto la Federazione deve rendersi conto che il Beach volley non è solo spiaggia , sole, mare e divertimento ma per molte persone si tratta di un vero e proprio lavoro. Dalla Fipav hanno dato delle linee guida di allenamento letteralmente impossibili da seguire tra cui il piu’ eclatante è il doversi allenare con la mascherina sotto il sole e sulla sabbia. Spero vivamente – conclude la beacher di Carrara- che la Federazione prenda in considerazione questo appello è non come una critica ma come un consiglio per cercare strade migliori alla ricerca di una soluzione che possa soddisfare gli atleti e le società per le quali è importante ripartire seppur seguendo al massimo le linee di sicurezza. “
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NICOLA MOROSINI

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