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Lettere al direttore

Spiagge libere, un gruppo di massesi scrive al sindaco Persiani: «Vogliamo una risposta»

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“In 500 sulla battigia. Al mare solo chi può pagare un ombrellone?”, il gruppo pubblico della piattaforma facebook nato per difendere il diritto al mare di tutti i cittadini senza distinzione di reddito scrive una lettera aperta al sindaco Francesco Persiani, che riportiamo qui di seguito.

Il 23 aprile, in piena emergenza Covid, la Conferenza delle Regioni si preoccupava della sorte 2020 degli stabilimenti balneari italiani, chiedendo esplicitamente al Governo una serie di garanzie e tutele nei confronti dei suddetti (tra cui: sospensione del canone demaniale marittimo per la stagione in corso, estensione di 15 anni della concessione demaniale ed esclusione in toto dalla direttiva Bolkestein); per quel che concerne i tratti di spiaggia lasciati liberi da concessioni, la Conferenza auspica molto vagamente che il governo ausili i Comuni nella gestione delle stesse.

Solo il 22 di maggio si riparla di spiagge libere in Regione Toscana, ma, ancora una volta, solo in funzione della tutela dei balneari, ossia per renderle da essi gestibili, giustificando la richiesta così: “rispondere alle esigenze degli stabilimenti balneari che hanno dovuto ridurre la loro capacità ricettiva in considerazione del distanziamento sociale stabilito dalle Linee guida adottate dal Governo”. E le esigenze dei cittadini? Il diritto della collettività di poter usufruire di un bene pubblico? Di quello non se ne parla? Evidentemente no, perchè ad oggi anche l’amministrazione comunale rimane silente sul problema, “ci riuniremo sul tema”; ci fa sapere l’assessore al Turismo. Ci fa sorridere l’utilizzo del verbo coniugato al futuro semplice quando spesso, nella vita delle semplici famiglie, il futuro raramente gode di tale qualità. E intanto, mentre assistiamo a teatrini desolanti di occupazioni di spiagge pubbliche repentinamente ritirati, scambi di responsabilità, dichiarazioni di “proposte di allargamento” da parte dell’amministrazione, ad oggi, viene impedito l’accesso alle spiagge libere.
Il tutto sulla pelle di quei cittadini che hanno perso il lavoro, che sono in cassa integrazione, che sono precari o hanno visto ridursi drasticamente l’orario di lavoro, e quindi lo stipendio, e che non si possono permettere di affittare ombrelloni.

Ad oggi a queste persone e a quelle che per scelta personale rivendicano semplicemente il diritto di sdraiarsi su una spiaggia pubblica, a tutti questi, viene negata la possibilità di essere cittadini, di essere soggetti con diritti. Il risultato è che la collettività tutta, per poter usufruire di un bene collettivo, deve pagare. Al di là della farraginosa disciplina sul demanio marittimo, al di là di opportunità politiche, al di là di interessi economici ben travestiti da sociali, al di là di tutte le considerazioni, ad oggi molti bambini che, più di tutti hanno sofferto questa condizione anomala, grave e altamente limitante, ad oggi vanno al mare in base al reddito.
I cittadini vanno al mare in base al reddito. No. Questo non è possibile.

Noi chiediamo all’amministrazione comunale un risposta, perché quelle spiagge libere sono di suo possesso e deve decidere se vale di più il profitto di qualche balneare o i diritti della collettività tutta. Per noi la risposta è semplice, per Lei Signor Sindaco?

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