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Lettere al direttore

La sinistra perde consenso: per colpa di chi?

Prosegue il dibattito lanciato dal nostro direttore Matteo Bernabè. Massa Città in Comune: «Ci siamo sempre stati, responsabilità dei detentori del capitale»

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Caro Direttore,
abbiamo letto con grande interesse le sue posizioni su quello che dovrebbe essere oggi il ruolo della sinistra all’interno di un capitalismo finanziario che sta attraversando l’ennesima fase di transizione verso la digitalizzazione. Noi non crediamo che all’interno di questo sistema esistano “ultimi e penultimi” ma soltanto i più deboli, che con un abile utilizzo delle informazioni vengono magistralmente raggirati da coloro che detengono il capitale. Ne siano un esempio le tendenze a votare il Movimento 5 Stelle e la Lega da parte di tutti coloro che fanno parte di questo gigantesco gruppo sociale. Questo gruppo di persone è rappresentato dal 99% della popolazione e del resto tutte le statistiche sulla distribuzione del reddito purtroppo individuano una impressionante spaccatura sociale con l’1% più ricco. Non possiamo nascondere che una grande questione inevasa, oltre quella del lavoro, sia la redistribuzione della ricchezza proprio in favore del 99% della popolazione. Da troppo tempo il 99% viene spinto a credere, attraverso il controllo dei media da parte dei detentori del capitale, come attraverso una tassazione mirata ad aliquota unica magicamente verranno risolti tutti i loro problemi reddituali e di ricchezza personale. Ne siano da esempio la tassa sui guadagni di borsa al 26%, il prelievo sugli affitti a canone concordato e non oggi esteso dai leghisti agli immobili commerciali e l’ultima trovata della Flat Tax tanto adorata dal governo gialloverde. Sono tutte forme di tassazione che vanno nella direzione di arricchire sempre di più coloro che detengono il capitale. Non staremo poi qua a discutere del concetto di ottimizzazione fiscale che tanto è adorato da molti dei più importanti capitalisti del marmo.
Ci preme solo rivendicare il diritto a non essere identificati con il PD, la Lega e il Movimento 5 Stelle che sono tutti partiti capitalistici e neoliberisti con tonalità e modalità differenti. Il suo editoriale di domenica si è ben guardato dall’evidenziare il bluff del “populismo sovrano” che diffondendo la convinzione di essere contro le elitè in verità attua proprio quelle politiche dei redditi che favoriscono solo e unicamente i detentori del capitale. Un esempio è la tanto sbandierata misura del reddito di cittadinanza che rappresenta una finta misura di “welfare state” quando in realtà è uno strumento al servizio delle aziende capitaliste finalizzato allo sfruttamento del lavoro. Un vero reddito di cittadinanza è quello conferito a ogni cittadino senza un lavoro, che non impone vincoli e che ha come obiettivo quello di garantire un ragionevole lasso di tempo entro il quale riorganizzare la propria vita in un momento di difficoltà. La sinistra queste cose le dice da sempre, non ha mai smesso di farlo nemmeno dopo la mattanza repressiva di Genova 2001 quando bruciare le banche era moralmente riprovevole. Dopo il 2011 usare le vicissitudini di quelle stesse banche da parte delle elitè capitaliste è servito per drenare consenso dalla sinistra verso Lega e Movimento 5 Stelle attraverso abili campagne mediatiche orchestrate dai detentori del capitale, ricorderà certo le campagne sui risparmiatori truffati di Etruria, Vicenza, Banca Marche, Mps, Carige veicolate da tutti i principali mezzi di informazione. Anche per questo il Movimento 5 Stelle ha come principale battaglia quella di cancellare il finanziamento pubblico a testate come Il Manifesto confermando di essere un movimento politico fortemente neoliberista a cui purtroppo in troppi a sinistra hanno offerto facile consenso.
Non siamo noi a doverci giustificare per esserci sempre stati, semmai dovranno essere i cantastorie delle elité a dover spiegare come mai hanno volutamente fatto credere che la sinistra potesse incarnarsi nella Lega, nei 5 Stelle e prima delle battaglie anti casta ed elité nel PD. Anche l’elettorato stesso dovrà cominciare a porsi qualche domanda sulla truffa mediatica a cui da oltre un decennio viene sistematicamente sottoposto, una volta vuoi per il ricatto dei crolli finanziari e l’altra per le derive antidemocratiche. La sinistra non è mai andata via, sono stati i detentori del capitale a costruire un sistema in cui far credere che avesse smesso di lottare per i più deboli e Genova 2001 ce ne ricorda le ragioni.

Massa Città in Comune

Carissimi,
innanzitutto mi scuso per il ritardo con cui vi rispondo e vi ringrazio per aver preso parte al dibattito. Le giornate frenetiche di lavoro non mi hanno permesso di metterci la testa come volevo sulle molte questioni che ponete. La mia risposta sarà nel metodo e nel merito.
Metodo. Nella vostra missiva, sostanzialmente, si dice che le responsabilità della grave situazione in cui versa il Paese è tutta degli altri. Questa è una riflessione che cerco, in modo costruttivo, di inoltrare alle varie anime “di sinistra” o centrosinistra, ovvero: siete proprio sicuri che sia sempre tutta colpa “degli altri”? Lo dico dal mio punto di vista di cittadino abituato a prendersi le proprie responsabilità. Quello che mi accade di positivo o i fallimenti a cui vado incontro li reputo in primis mia responsabilità. E questa è la nota di metodo con cui mi approccio ai problemi. In altre parole, da sinistra vedo molte dita puntate e pochi esami di coscienza. Anche perché non si spiegherebbe il motivo per cui le varie anime che compongono questa parte politica sono così divise in tanti compagini/partiti/movimenti e i tentativi di rimettersi sotto un unico simbolo spesso finiscono male.
Nel merito. Il perché in quell’editoriale parlavo di sinistra in termini generali, senza fare distinzioni, l’ho già chiarito qui a Nicola Cavazzuti di Rifondazione Comunista. Aggiungo solo un paio di punti che la vostra lettera mi dà l’occasione di esporre.
Il primo è quello della conoscenza del sistema in cui viviamo. Oggi viviamo in un’economia monetaria e, a mio avviso, oggi, un buon politico dovrebbe conoscere i meccanismi che muovono un’economia monetaria moderna, ancor prima di arrivare a una critica e/o a una proposta. Questo perché se non sappiamo da dove partiamo, come facciamo a “calcolare” la strada migliore per arrivare? Esempio: conosco e sento molte persone che si proclamano “di sinistra” e che dicono che per fare qualcosa per i più deboli bisogna aumentare le tasse. Be’, questo è un tipico errore di chi non conosce i meccanismi macroeconomici e monetari di cui sopra. Ed è un errore che rientra a pieno titolo in un tipo di visione liberista di «stampo thatcheriano» (per dirla come l’economista Stephanie Kelton) il cui “virus” purtroppo ha intaccato una grandissima fetta del mondo progressista, senza che quest’ultimo, in buona parte, se ne sia reso conto.
Il secondo punto riguarda i vincoli di bilancio dell’Unione Europea. Infatti, comprendendo appieno il funzionamento del sistema di cui sopra, ci si accorgerebbe che proprio quei vincoli sono il nemico numero uno dei più deboli. Nella vostra lettera non si menziona nulla di tutto questo, nonostante quegli stessi vincoli non siano basati su alcun studio scientifico o accademico. In questo senso, la storia della nascita del rapporto deficit/Pil, la regola del famoso 3%, è esemplificativa della follia in cui siamo immersi.
Riguardo le questioni che ponete su reddito di cittadinanza, taglio al finanziamento pubblico di testate, sono d’accordo che si tratta di palliativi a una situazione, a mio avviso, che dovrebbe vedere il deficit pubblico aumentare e di molto. In particolare, riguardo al reddito di cittadinanza, come avrete avuto modo di leggere nella risposta a Cavazzuti, esistono strumenti molto più efficaci, supportati da studi accademici, che vanno proprio nella direzione di dare un lavoro ai più deboli. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti o, perché no, a organizzare qualcosa su queste tematiche vitali. A presto e buon proseguimento.
Cordialmente,

Matteo Bernabè
Direttore La Voce Apuana

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