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Perché il neofascismo è un nostro problema

La bandiera RSI sul Sagro e sulla Brugiana non è “folklore”: i neofascisti sono tornati alla luce del sole, e vanno fermati

La vicenda è nota e ormai al centro del dibattito politico non più solo locale ma nazionale: il professor Manfredo Bianchi dell’Iis D. Zaccagna di Carrara ha pubblicato su Facebook una foto che lo ritrae mentre issa la bandiera della Repubblica Sociale Italiana di Salò sulla vetta del monte Sagro. L’indignazione è presto dilagata sui social media; non hanno tardato ad arrivare le condanne di ANPI e ANED, la denuncia del Presidente Enrico Rossi e quella del sindaco di Fivizzano Paolo Grassi. La ministra Valeria Fedeli ha provveduto a inviare due ispettori ministeriali.

Evidentemente insoddisfatto della notorietà raggiunta, stamattina Bianchi ha raccolto un gruppo di nostalgici (incluso il consigliere Maurizio Lorenzoni) per arrampicarsi stavolta sulla cima della Brugiana, bandiera alla mano, con un inedito striscione: “Per l’unità nazionale, per la dignità dei vinti, contro la legge Fiano-Boldrini, contro i crimini di guerra e del dopo guerra”. Ovviamente, è seguita l’immancabile foto su Facebook.

La scalata al Sagro è avvenuta alla vigilia della strage di Vinca, dove si consumò una delle più cruente stragi nazifasciste: in 4 giorni vennero uccisi 173 civili, tra cui molte donne (di cui una incinta, che fu trucidata e sventrata) e bambini (una lattante venne scagliata in aria e fucilata). Bianchi allora aveva precisato che il suo gesto “non era assolutamente collegato alla tragedia di Vinca”. Aggiungendo: “Condanno tutti i crimini commessi in tutte le guerre”.

Si può credere o meno alla buona fede del docente, ma che vi fosse un problema di memoria era chiaro. È possibilissimo che Bianchi ignorasse la data della strage e persino i fatti di Vinca: cosa di per sé gravissima, specie nel momento in cui ha scelto di sbandierare un vessillo fascista proprio sulla vetta che sovrasta il paese.

Sembra poi di leggere in filigrana l’intento di equiparare la sua causa alla Resistenza. Peccato che a far crollare la tesi revisionista bastino i fatti. Il professore ha forse impugnato la bandiera dell’RSI ignorando che fosse uno stato vassallo del Terzo Reich? Ignorando che i responsabili della carneficina fossero proprio i soldati delle SS di Walter Reder, fiancheggiati dalle Brigate Nere di Carrara? Perché il suo è un modo ben strano di condannarne i crimini.

Oggi Bianchi rincara la dose: “Nessuna provocazione da parte mia. Se fossi riandato sul Sagro, poteva essere questa l’interpretazione. Ma così proprio no”. Insomma, il pentimento è durato poco o non è mai avvenuto.

Il docente non è isolato. Sulla pagina facebook del nostro giornale sono apparsi commenti di questo tenore: “Per fortuna che ci sono ancora persone come Manfredo Bianchi che mostra veramente impegno nelle nostre idee. Purtroppo non sono stato con voi ma apprezzo il vostro gesto. Onore a voi”; “I vostri partigiani che a guerra finita hanno fatto questo (con allusione a un cippo a caduti fascisti, ndr) a chi aveva difeso la patria sono pericolosi. La presidentessa della camera pro immigrazione è pericolosa. Tra noi e voi c’è una bella differenza. Noi non ci nascondiamo attaccando alla spalle gente inerme. Onore ai Caduti, onore a Manfredo Bianchi”.

Qualcuno ha difeso l’operato del professore in nome della libertà d’espressione, dimenticandosi non solo delle leggi Scelba e Mancino, ma evocando la democrazia in difesa dei sani principi totalitaristi. Non è mancato, poi, chi ha liquidato il gesto come un atto “folkloristico”, fondamentalmente innocuo e nostalgico di un periodo della nostra storia ormai morto e sepolto. In sintesi: non preoccupiamoci, sono solo ragazzate; i problemi, si sa, sono “ben altri”.

Vorrei ricordare che solo nella stagione estiva appena conclusa i “nostalgici” si sono rivelati tutt’altro che obsoleti: dalla spiaggia fascista di Chioggia alle ronde di Ostia, al bengalese pestato dal branco a Tor Bella Monaco, i neri si muovono ormai alla luce del sole. Secondo lo studio “Galassia Nera”, ad oggi il panorama Facebook italiano conta all’incirca 3600 pagine di matrice politica di estrema destra.

Il rischio, a questo punto, è quello di una sonnacchiosa banalizzazione. Il benaltrismo sottovaluta la concreta minaccia alla nostra fragile democrazia rappresentata dalla massa nera. Essa, come si è visto, è in continua espansione anche sul territorio nazionale, dove non solo pratica scopertamente la violenza, ma dilaga nelle istituzioni.

Senza dimenticare i partiti neofascisti in costante crescita in tutta Europa: il Partito della libertà in Austria, il Partito del popolo in Danimarca, il Front National in Francia, l’Alternativa per la Germania, Alba dorata in Grecia, il Partito della libertà in Olanda, il partito popolare Slovacchia Nostra. Oltreoceano, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accuratamente evitato di prendere posizione contro i suprematisti bianchi dopo che essi hanno spezzato la vita di una trentaduenne, a Charlottesville, lo scorso 12 agosto.

Nel nostro territorio, i monumenti alla Resistenza sono stati sfregiati più volte negli ultimi mesi:

1) A febbraio, alla vigilia della commemorazione del partigiano Edoardo Bassignani, su un muro a Merizzo sono stati iscritti un fascio littorio, una svastica e la scritta “Anpi = Bugiardi”.
2) Il 21 marzo, sul cippo alle brigate partigiane della statale 446 per Campocecina è apparsa la scritta: “Leggi Pansa, impara la storia… assassini”.
3) La notte del 24 marzo il monumento sulla Linea Gotica al Cinquale è stato ricoperto di resina.
4) Alla vigilia del 25 aprile, nel corso di una sola notte sono stati sfregiati tre monumenti ai partigiani, siti rispettivamente nel Parco di Caniparola, a Caprognano e presso la foce di Pulica.
5) Intorno al 24 luglio, il cippo di Campocecina è stato nuovamente imbrattato dalla scritta “apologia del komunismo” (sic).

Le conquiste democratiche non devono mai essere date per scontate. L’assopimento delle coscienze è un rischio che non possiamo permetterci di correre. In una congiuntura così pericolosa, chiunque abbia a cuore la nostra Costituzione, la nostra memoria e i principi democratici farebbe bene a riconoscere che il neofascismo è un nostro problema, e dei più gravi per giunta.