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«Porto, marmo, costa devono essere al centro di una politica di buon senso». L’intervista a Cosimo Ferri

Il candidato alla Camera risponde alle 11 domande della Voce Apuana: «L'Ucraina? Adesso si potrebbe iniziare a rafforzare l'azione diplomatica perché non si può realisticamente pensare di finanziare ad oltranza una guerra. Condivido i moniti di Papa Francesco»

MASSA-CARRARA – Il candidato alla Camera per il Terzo Polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi, Cosimo Ferri, risponde alle 11 domande della Voce Apuana in vista del voto del 25 settembre. Ferri, pontremolese, è deputato di Italia Viva e consigliere comunale di opposizione a Carrara. L’intervista è divisa in due parti: la prima su tematiche locali, la seconda su questioni nazionali e internazionali.

La Sanac spa è ormai da tempo in amministrazione straordinaria. Nonostante le mobilitazioni e le promesse dal mondo della politica, i primi operai stanno andando in cassa integrazione. Gli stessi operai trovano inspiegabile come Acciaierie Italia (con partecipazione statale) abbia interrotto da ben prima del marzo 2022 (scoppio della guerra in Ucraina) le commesse agli stabilimenti di Sanac, mandandola in sofferenza. Per quale motivo secondo lei e quale tipo di politica concreta ritiene sia necessario intraprendere per salvare la società?

«Lavoratrici e lavoratori hanno ragione. Non hanno avuto risposte concrete ed è inspiegabile che Acciaierie Italia, che è a partecipazione statale, non abbia presentato un’offerta d’acquisto. Non si comprende poi perché nel bando di gara non sia stato inserito nella vendita un immobile di proprietà Sanac che si trova nell’area di Taranto nella zona ex Ilva e che avrebbe potuto rendere ancora più appetibile l’impegno diretto di Acciaierie. Non c’è solo il tema dell’acquisto: in questi anni amo dovuti intervenire in più occasioni per far pagare i fornitori gli stipendi. Guardando avanti non c’è altra soluzione che trovare investitori che rilancino quest’azienda e la facciano diventare un polo strategico».

L’ampliamento del porto è argomento fortemente dibattuto: l’Autorità di sistema portuale e alcune industrie situate sul territorio apuano lo chiedono a gran voce mentre realtà economiche vicine e confinanti, che arrivano fino alla Versilia, lo ritengono una minaccia per le loro attività. Cosa ritiene sia giusto decidere visto che, cambiata la normativa, l’ultima parola non spetta più a Firenze (scettica, di fatto, sul progetto) ma spetta a Roma? Soprattutto, questa diatriba mette in evidenza la disomogeneità economica della costa apuo-versiliese: è un bene o un male? Quale visione ha del futuro economico della costa apuo-versiliese?

«La costa apuo-versiliese è una grande risorsa del nostro territorio che ha grandi potenzialità turistiche, economiche. Dev’essere al centro di una visione futuristica dell’assetto dell’intero territorio. Le risorse della provincia dobbiamo metterle a sistema e non in contrapposizione tra loro: porto, marmo, costa devono essere al centro di una politica di buon senso e di un’economia green che offra occasioni di lavoro. Occorre trovare un equilibrio tra industria, turismo e rispetto dell’ambiente. Il porto deve sicuramente tenere conto del contesto urbano e pertanto ogni progetto deve essere armonico. Siamo per il si allo sviluppo, a patto che tenga conto della fragilità della nostra costa e dei problemi legati all’erosione».

L’entroterra della provincia ha scoperto il turismo enogastronomico e la Lunigiana è diventata meta di stranieri provenienti da diversi Paesi europei ed extra europei. I suoi operatori, mentre gioiscono per il vicino scalo internazionale a Pisa, lamentano l’assenza di una rete di trasporti (anche ferroviari) che metta in connessione i borghi lunigianesi. Che impegno e quali idee pensa sia giusto mettere in campo?

«Governo e Regione stanno puntando molto sulle aree interne. Negli ultimi anni sono stati fatti diversi bandi con risorse destinate alla loro valorizzazione. Ma non basta. Occorrono le infrastrutture: collegamenti monti-mare ed ai porti della Spezia e di Marina di Carrara (la direttissima Fivizzano-Mare) ed ovviamente urge l’ultimazione della Pontremolese. Ma anche collegamenti di rete: molte zone della Lunigiana oggi rappresentano aree bianche. Il divario digitale oggi come oggi rappresenta un gap gravissimo perché oltre alle strade su ferro e su gomma, oggi la comunicazione avviene anche in rete».

A Carrara gli ambientalisti protestano perché l’escavazione nonostante la nuova normativa dei Pabe e del regolamento degli agri marmiferi consente lo stesso quantitativo (in realtà stigmatizzano un aumento dello stesso) di escavazione. Quale è la sua posizione in merito?

«Il marmo è una risorsa per la città che è conosciuta nel mondo grazie a questa risorsa. Occorre mettere regole certe ma semplici, rafforzare la filiera produttiva e fare ricadere sul territorio i benefici della lavorazione e di questa straordinaria risorsa. Una sfida importante sarà quella di rispettare l’ambiente regolamentando in modo diverso la marmettola e prodotti di escavazione che provocano inquinamento. Nella mia campagna da sindaco di Carrara avevo lanciato l’operazione “pulire la montagna”. Altro punto sarà quello di sviluppare e realizzare i progetti ex art. 21 che possono essere determinanti per il rilancio della città e consentire alla comunità di beneficiare in modo indiretto della risorsa marmo».

Massa e Carrara hanno un solo pronto soccorso anche se si tratta di due città distanti circa 7 chilometri l’una dall’altra, tenuto conto dell’esistenza dei paesi a monte. È sufficiente?

«Mi sono battuto molto per un punto di primo soccorso al Monoblocco di Carrara che ritengo indispensabile. È stato un punto importante della mia campagna elettorale di candidato sindaco. La pandemia ha riportato più che mai al centro dell’agenda politica la sanità e non dobbiamo dimenticalo. Vanno mantenuti e rafforzati i pronti soccorso esistenti a Fivizzano e Pontremoli. Andrebbe pensato anche un pronto soccorso pediatrico presso l’Opa. Ci tengo anche a evidenziare la necessità di intervenire sul pronto soccorso del Noa che strutturalmente ha spazi ridotti che andrebbero rimodulati. Una via importante è, grazie anche ai finanziamenti del Pnrr, la realizzazione della Cot (centrale operativa territoriale) già prevista nella città di Carrara: progetto che non deve rimanere nel cassetto».

Continuare a inviare armi all’Ucraina o aprirsi alla diplomazia dialogando con Putin?

«In prima battuta era necessario mettere la popolazione Ucraina in condizioni di difendersi da chi ha aggredito i suoi confini nazionali. Adesso si potrebbe iniziare a rafforzare l’azione diplomatica perché non si può realisticamente pensare di finanziare ad oltranza una guerra. Condivido i moniti di Papa Francesco».

Costi energia elettrica e gas sempre più alti. Quali soluzioni proponete per riportarli ai livelli di un anno fa?

«È urgente e prioritario trovare soluzioni, occorre intervenire sulla grave speculazione finanziaria in atto. Il Dl Aiuti bis rappresenta un punto di partenza importante per il contenimento dei prezzi ai consumatori finali, per l’aumento dell’imposta sugli extra-profitti elevata dal 10 al 25%, per le garanzie sulla cessione del credito, per i nuovi margini per poter accedere alla rateizzazione delle cartelle fiscali ed altro ancora. Per la produzione di energia elettrica vanno semplificate le procedure autorizzative sulle rinnovabili, sui rigassificatori, ma anche sul medio e lungo termine occorre ripensare alle fonti di produzione. Bisogna iniziare a confrontarsi anche sul nucleare di nuova generazione per la transizione verde».

Obbligo vaccinale. A oggi diversi operatori sanitari (anche nella nostra provincia) non possono lavorare, quindi non possono percepire lo stipendio che serve loro per vivere e per sostentare la loro famiglia. Che ne sarà di questo obbligo (e degli obblighi di vaccinazione anti covid in generale) se i cittadini vi premieranno alle urne?

«Ho preso il covid e ho fatto due vaccini. Mi rendo conto che sono temi che comprimono la sfera delle libertà individuali ma era l’unico mezzo per uscire dall’emergenza pandemica, per tutelare la salute pubblica e far ripartire l’economia. Ora che si conosce meglio la malattia, siamo pronti ad affrontarla e si può cambiare impostazione. Io sono per difendere sempre la libertà ed è proprio nel rispetto della libertà di tutti che a volte sono necessari paletti e regole».

Green pass: oggi serve solo per accedere alle strutture sanitarie, ma solo in presenza di quello rafforzato, impedendo a chi decide liberamente di non farsi iniettare il vaccino anti covid di accedere alle strutture sanitarie. Non sarebbe più logico mettere solo l’obbligo di tampone, visto anche che i vaccinati possono contrarre il covid e diffonderlo anche all’interno delle strutture sanitarie? E che ne sarà del Gp se andrete al governo?

«In parte ho già risposto. Ritengo che oggi vadano comunque riviste le regole e debbano essere proporzionate alla gravità della situazione. Oggi è migliorata e comunque sono stati fatti passi avanti importanti, che vanno tenuti in considerazione. L’obbligo di tampone può essere una misura idonea ed efficace. Chiaro che se la situazione dovesse ricambiare, anche le regole saranno diverse».

Debito pubblico e deficit: ricchezza finanziaria per cittadini e imprese e strumenti per alleviare gli effetti della crisi, o un peso catalizzatore di ulteriori rischi finanziari per l’Italia? Qual è la vostra posizione?

«La nostra è una posizione di buon senso: gli interventi da porre in essere devono seguire entrambe le direttive. Non è pensabile agire senza garanzie sulla cessione del credito, ad esempio, o prescindendo dagli aiuti a famiglie ed imprese. Un punto di partenza importante è sicuramente il Dl Aiuti bis che abbiamo votato alla Camera. Occorrono comunque misure ancora più efficaci perché la situazione è difficile. Durante la pandemia proposi di sospendere gli effetti dei protesti per venire incontro a chi era in difficoltà».

Reddito di cittadinanza: abolirlo o migliorarlo? Eventualmente, come? Perché, per esempio, non far lavorare i percettori del Reddito fintanto che non saranno assunti nel settore privato?

«Il reddito di cittadinanza ha bisogno di essere rivisto e modificato. Certamente va garantito un sostegno economico minimo alle persone e ai nuclei familiari svantaggiati a chi si trova in stato di povertà, che non può essere eliminata con un decreto come pensava Di Maio. È necessario però agganciare i sussidi economici alle politiche attive del lavoro e finalizzarli alla realizzazione dell’autonomia personale. I navigator hanno fallito la missione, sono stati lasciati soli e non inseriti in un progetto più complessivo. Il reddito di cittadinanza è diventato puro assistenzialismo, mentre lo Stato deve garantire il diritto al lavoro come prevede la nostra Costituzione. Obiettivo è agire in tre direzioni: aiutare chi è in difficoltà con misure tipo reddito d’inclusione rafforzato, politiche lavoro attive, investire in figure professionali e formare per accesso alle richieste del mercato, garantire una retribuzione dignitosa e minima».

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