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Mezzo milione di mancati introiti dalle cave a Massa, la minoranza: «Bisogna muoversi nella direzione giusta»

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MASSA – «Continua in Commissione Affari Istituzionali l’approfondimento sulla questione cave, nello specifico sul lavoro della pesa pubblica nel Comune di Massa e sul mancato entroito del canone nelle casse comunali. Nella mattinata dell’8 agosto, alle ore 12:30, abbiamo nuovamente ascoltato il geologo Manfredi e l’architetto Gianfranchi. Ci dice Manfredi che il mancato introito nel triennio 2019/2021 può essere stimato intorno ai 550/600.000 euro. Soldi che mancano alla comunità. Soldi che servono alla città di Massa. Le cave, ed oggi con grande ritardo è il momento di rendersene conto, rappresentano un bene pubblico, sul quale, al netto di qualsiasi pensiero al riguardo, guadagna un numero molto basso di persone. Come risolvere?». A porre questa annosa domanda sono tre consiglieri di minoranza all’interno dell’assise di Massa: Gabriele Carioli, Uilian Berti ed Elena Mosti.

«Se un blocco viene classificato come semiblocco è ad esempio un ulteriore problema; I concessionari di cave devono lavorare, non siamo qua a dire il contrario, ma il marmo è un bene comune di tutta la cittadinanza, non prerogativa di pochi, e crediamo che un giusto canone e un corretto utilizzo degli strumenti di controllo vadano a beneficio della comunità tutta. Da quello che sta emergendo e dagli approfondimenti in commissione risulterebbe che la tassazione scelta dall’attuale amministrazione, è favorevole ai concessionari e sfavorevole ai cittadini. – proseguono i tre – L’attuale regolamento è impegnato al Tar dalla Regione Toscana. Inoltre si sta andando a direzione opposta dell’ultima amministrazione dove ci impegnammo a non aprire nuove cave, perché quello era il percorso verso il quale si verteva: un lavoro degli agri mammiferi il più sostenibile possibile con la massima ricaduta economica nel territorio. A settembre, invece, con ogni probabilità si voteranno i Pabe con la riapertura di sette cave».

«C’è, crediamo, la necessità di cambiare il linguaggio e il modus operandi per quanto riguarda riguarda nostre montagne, partendo dalla parola “coltivazione” che associata ad una cava è quasi un ossimoro dato che nulla si pianta e nulla ricrescerà: ogni blocco di marmo marmo lascia le nostre Apuane è un pezzo di roccia che non tornerà più. – concludono – E non significa essere contro gli imprenditori del marmo o i cavatori, è invece, un voler seriamente occuparsi di un settore che ci chiede di cambiare rotta, insieme».

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