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«Scelte scellerate sulle scuole lunigianesi». Il sindaco di Pontremoli scrive al ministro dell’Istruzione

Ferri a Bianchi: «Le scuole di montagna meno frequentate per ragioni meramente numeriche figlie di politiche sbagliate»

PONTREMOLI – Il sindaco di Pontremoli Jacopo Ferri ha scritto una lettera aperta al Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi con alcune riflessioni sullo stato delle scuole in Lunigiana e in particolare sulle problematiche inerenti l’IIS Pacinotti Belemesseri di Pontremoli. “Preg.mo Sig. Ministro Patrizio Bianchi – esordisce Ferri – mi permetto di disturbarLa dopo aver riflettuto, in questi ultimi mesi, sui contenuti della Sua intervista del 6 novembre 2020, resa alla fondazione Giangiacomo Feltrinelli, nella quale ricordava come sia fondamentale investire sulla Scuola, anche per combattere la dispersione scolastica e ridurre quella nuova povertà educativa che oggi vede i migliori andarsene o molti, meno motivati, abbandonarla. Lei parlava, in quell’occasione ma anche in altre interviste, della necessità di avere una visione e di considerare la formazione professionale come percorso cruciale per andare a generare quel corpo intermedio di competenze che abbiamo perso. Oggi abbiamo eccellenze da una parte (molte delle quali scelgono stati esteri), basso livello dall’altra. Abbiamo invece necessità del corpo intermedio, anche per tutelare la democrazia”.

“Ho voluto ripartire dalle Sue sagge parole perché da sindaco di un piccolo comune quale quello che sono chiamato ad amministrare, mi sento molto vicino alle Sue convinzioni. Proprio per questo, sono a chiederle di intervenire affinché – anche in ragione di un contesto così emergenziale come quello che stiamo vivendo dopo due anni di Covid, seguiti dalla guerra — il mondo della Scuola e la sua crisi almeno ventennale, non debbano subire la mutilazione dei propri istituti scolastici, la cui sopravvivenza viene impropriamente sempre più legata all’arido e penalizzante paradigma numerico. E’ una logica di risparmio davvero triste per tantissimi motivi, ma che in primo luogo non tiene in alcuna considerazione la dimensione dell’estensione geografica e la montanità, condizione territoriale nella quale tutto assume contorni e forme di fatica e di problema, o La Lunigiana, area di frontiera ubicata all’estremo nord della Toscana, incuneata fra Emilia Romagna e Liguria, subisce anno dopo anno, sempre più marcatamente, gli effetti di questo modus operandi”.

“Le scuole di montagna – che qui da sempre garantiscono opportunità formative essenziali, nonché permanenza di studenti e famiglie sul territorio -, meno frequentate per ragioni meramente numeriche figlie di politiche sbagliate, anche più generali, sembrano dare fastidio – sottolinea Ferri – perché drenano risorse alle scuole delle città più grandi e per questo sono oggetto di tagli orizzontali operati senza calcolarne i drammatici effetti. Il senso della Scuola, infatti, non è chiudere e centralizzare ma è, oggi ancora più di ieri, garantire un servizio fondamentale, semmai organizzandolo sul principio della flessibilità, ma sempre evitando trasferimenti forzati e fughe”.

“In un’altra Sua intervista – prosegue il primo cittadino – (11 giugno 2021), nell’ambito del programma Techtalk, Lei affermava, già da Ministro della Repubblica, che la responsabilità della formazione dei nostri giovani e del nostro domani non può che essere primario obiettivo della Scuola, chiamata a dare capacità di usarli e visione. Le giuste riflessioni sulla mancanza di competenze e sulla scuola espansa, non possono e non devono quindi indebolire il diritto all’apprendimento, vieppiù se giustificato da un approccio numerico al problema, al di là del principio di reskilling di cui Lei parla. La Lunigiana, terra votata al turismo, ha subito la scelta scellerata (esclusivamente nell’intento di risparmio economico) di fondere due istituti, quello tecnico e quello professionale e si è vista indebolire l’efficacia del sistema, venendosi a costituire un solo istituto con 9 indirizzi in 4 comuni diversi, mal serviti dai mezzi di trasporto”.

“Tutti parlano dei problemi in aree simbolo, molte delle quali al sud. Ma anche le nostre comunità hanno il desiderio di crescere e di costruire il proprio domani attraverso una scuola diffusa. Eppure ogni anno dobbiamo combattere per gli organici. L’Istituto Pacinoui Belmesseri (ex Belmesseri), polo tecnico, quanto ai corsi SIA e TUR, con sede a Pontremoli (Massa-Carrara), si è visto rifiutare la richiesta della classe 3A articolata che, come a lei ben noto, consta di 7 ore in più di organico, perché la maggior parte delle ore sono in comune. Ed a nulla è valso – non avendo ricevuto riscontro – neppure il tentativo portato avanti dall’amministrazione comunale nell’argomentare le ragioni pale quali sarebbe stato importante e giustificato avere risposta positiva (allegato n. 1). Anche lo scorso anno non era stata concessa la classe IA al caso professionale odontotecnico, sempre con sede a Pontremoli, ma la scuola, in quel caso, grazie al principio di flessibilità e autonomia applicato, è riuscita a creare una classe 1A di 11 alunni, garantendo l’esercizio del loro diritto di istruzione”.

“Egregio ministro – chiude Ferri – abbiamo insomma necessità di coerenza fra parole e fatti. Abbiamo necessità di essere visti e capiti. Insieme all’istituto scolastico, siamo fin da subito disponibili a immaginare percorsi basati sulla flessibilità, anche con l’utilizzo di stormenti nuovi, come ad esempio i Patti di Comunità a Lei cosi cari. Abbiamo bisogno di dare giuste risposte ai giovani che si aspettano l’applicazione di principi di democrazia attiva e diffusa ben al di là delle valutazioni su base numerica. Una scuola ed un territorio che chiedono di poter fare ma non ricevono risposte subiscono una ferita così profonda e così impattante da condizionare in modo sensibilmente negativo le aspettative cd anche il futuro dei giovani, rappresentando inevitabilmente un grande fallimento per la democrazia”.