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Paragone a Carrara per Elvino Vatteroni e i lavoratori sospesi. «Il pensiero critico fa paura e questa scuola non lo insegna» foto

Il candidato a sindaco: «Mi prenderò cura di questa città come me ne prendo dei miei pazienti la nostra città ha bisogno di gente perbene»

MARINA DI CARRARA – È un intervento infuocato e non solo per le temperature estive, quello che si è tenuto in Largo Marinai a Marina di Carrara: Gianluigi Paragone ha il suo candidato alle amministrative carraresi, Elvino Vatteroni, e arriva a Carrara per sostenerlo. Il tema della crisi economica ormai non più alle porte è il trampolino di lancio per il senatore di Italexit che parla espressamente di sistema neoliberista colpevole della tragedia economica che sta vivendo il Paese: «Nel secondo semestre la capacità di spesa delle famiglie si ammalorerà ancora di più. Non è ammissibile che in un Paese la cui Costituzione all’articolo 1 parla espressamente di Repubblica che si fonda sul lavoro, veda genitori e figli competere per ottenere un contratto di lavoro vero: la classe dirigente ha consegnato il mondo del lavoro lasciandolo sempre più ostaggio di multinazionali e gruppi di potere, il mondo del lavoro è stato ceduto a questo sistema di potere».

Paragone denuncia poi il taglio agli enti locali imposto dall’Europa: «Quando ci sono problemi gravi con scuole o le case per esempio, la prima porta a cui si va a bussare è quella del sindaco ma il sindaco è stato messo nelle condizioni di non poter rispondere a causa dei tagli ordinati dall’Europa».

L’intervento di Gianluigi Paragone parte dal suo candidato sindaco, Elvino Vatteroni, per introdurre poi una profonda contestazione sulla situazione politica nazionale attuale, imperniata su politici quali Roberto Speranza, ma non solo: «Elvino come tutti i medici che lavorano con coscienza si è messo a disposizione e ha curato chi ne aveva bisogno, andando a casa e curando chi era ammalato di Covid-19 anche sfidando le cretinate uscite dalla bocca del ministro Roberto Speranza e dalle scrivanie dei ministeri. Conosciamo medici sotto processo dall’Ordine dei medici – ha sostenuto infervorato Paragone – colpevoli di essersi discostati dalle indicazioni del ministero. Stiamo parlando dell’ex assessore all’Urbanistica di Potenza che dice come bisogna curare le persone affette da Covid. Speranza era scarso già col Conte II e lo è rimasto con Draghi – e non risparmiando, insieme agli altri partiti, la Lega di Salvini, il senatore ha proseguito – chiedete a Salvini come mai non ha votato la mozione di sfiducia a Draghi che noi abbiamo presentato e lo ha salvato, come lo hanno salvato 5 Stelle e Pd. Sono uguali, fanno solo finta di sfidarsi alle elezioni amministrative. Ma voi li potete mandare a casa: il lavoro deve essere imbullonato nei diritti e non deve essere che le persone devono dimostrare di non essere malate per poter lavorare. I medici professionisti seri non possono andare a lavorare con le liste di attesa che si allungano sempre più, solo perché non si sono vaccinati, con gli insegnanti esclusi e messi nell’impossibilità di spiegare il senso rivoluzionario delle loro scelte».

Sulla scuola Paragone strappa applausi dai presenti, toccando un altro tasto sensibile per tanti: «Questa è una scuola che non è in grado di spiegare il senso critico: allora a cosa serve la filosofia, la letteratura se non per spiegare l’importanza del pensiero critico e del rovesciamento del punto di vista? A questo serve la scuola! Per spiegare il pensiero critico, ma oggi il pensiero fa paura».

Anche il mondo della stampa e del giornalismo finisce sotto accusa: «Nella conferenza stampa all’arrivo del presidente del Consiglio tutti i giornalisti che si alzano in piedi sono la dimostrazione di cosa sia una stampa in un paese di pecore che accetta di bollire come la rana di Noam Chomsky». Ma non c’è solo Matteo Salvini al centro delle accuse di Gianluigi Paragone e il senatore cita anche la Bolkestein: «La sinistra è il peggiore traditore dei lavoratori, la dimostrazione ce la danno Speranza e D’Alema: sapete perché hanno imposto vigliaccamente l’obbligo vaccinale per i cinquantenni? Perché se perdi il lavoro a cinquant’anni sei fuori dal mercato del lavoro e non lo ritrovi più. Ti hanno fatto indebitare e quando sei indebitato tu accetti di tutto: ecco perché siamo in ostaggio delle multinazionali: i Monti e i Draghi ci hanno venduto al neoliberismo e la sinistra è passata dai lavoratori ai banchieri. Ecco perché i balneari sono costretti a fare i conti con il decreto concorrenza, come lo chiamano, ma concorrenza con chi?! Con il capitale mafioso riciclato, con il capitale delle multinazionali a cui svenderemo le nostre spiagge?».

Eppure i soldi ci sono, protesta Paragone: «Perché se cade un ponte e fa 40 morti – ricorda il ponte Morandi a Genova – i Benetton continuano a prendere finanziamenti dallo Stato, hanno preso anche i ristori e se cade un calcinaccio in un cantiere di un’impresa edile lo fanno chiudere? Ma i soldi per abbassare le bollette non li trovano!». È un fiume in piena inarrestabile il leader di Italexit: «Salvini denuncia le baby gang ma il suo ministro degli Interni Lamorgese preferisce mandare le forze dell’ordine a controllare nei ristoranti il green pass!».

È poi la volta dell’identità digitale di Vittorio Colao, attuale ministro per la transazione digitale ed ex manager la banca d’affari Morgan Stanley e poi della Vodafone: «Io, non voglio un’identità digitale non solo un QR Code con cui vogliono impostare un sistema laddove, sulla falsariga del green pass, ti toglieranno diritti a second di come ti stai comportando, se per esempio ricevi una multa allora avrai meno diritti. Vi immaginate cosa succede se si ripete quanto successo con le cartelle esattoriali impazzite? E poi perché lo Stato per pagare si prende sempre i suoi lunghi tempi e io se non pago sono subito punito? Ho paura dello Stato che fa il bullo con le persone perbene e si piega alle multinazionali».

Fa un intervento molto infervorato anche il primo candidato in lista per il Consiglio, Carlo Lamperti, ex presidente del comitato Taliercio: «Nel 2017 mia figlia è stata buttata fuori dall’istituto dicendocelo due giorni prima dell’inizio dell’anno scolastico in una riunione convocata al cinema Garibaldi, oggi è al quinto anno in un altro istituto-racconta Lamperti riferendosi alla nota vicenda della scuola Taliercio a Villa Ceci che doveva essere trasferita su viale da Verrazzano, davanti al porto in un polo scolastico che là doveva sorgere-non è normale avere la scuola che crolla, che non abbia la certificazione statica, non è normale avere strade come mulattiere, avere un disastro lassù sulle Apuane. Questo è un puzzle brutto di mille pezzi che dobbiamo rimettere a posto. Nel 2012 quando sono arrivato le cose non erano messe bene ma non c’era il disastro di adesso: oggi ci sono 20 mila poveri in città. Non dobbiamo aspettare un leader, ciascuno di noi deve impegnarsi per fare la differenza. Non dobbiamo accettare scuole senza mensa, senza palestra: ci volevano cacciare dalla scuola perché avevano ceduto i volumi della scuola al proprietario di Villa Ceci per ottenere in cambio la proprietà di Villa ceci e farci un parco, ma noi del comitato li abbiamo scoperti!».

A fianco di Paragone, sul palco, c’è Elvino Vatteroni, il candidato sindaco per Italexit, che ha parlato della sua professione e delle sue battaglie durante i due anni di pandemia: «Sapete chi sono-si presenta- mi avete seguito anche nei convegni di medicina che ho organizzato. Sono due anni che curo chi si ammala di Sars Covid 19. Mi chiamano no vax ma io non sono contro i vaccini, credo in tre vaccini: quello contro il tetano, contro la difterite e quello contro la poliomelite: per queste malattie non c’è cura, c’è solo il vaccino ma per il covid le cure ci sono. Ho conosciuto Luc Montagnier a Firenze e ne avevamo parlato di questo vaccino. A me sono morti due pazienti per trombosi cerebrale all’inizio della vaccinazione. Sapete quando guadagna un medico vaccinatore? Ottanta euro all’ora. Io sono stato punito-ha raccontato- ma ho vinto la causa e sono stato reintegrato. In questo momento sto curando marito e moglie dal covid, entrambi trivaccinati. Mi prenderò cura di questa città come me ne prendo dei miei pazienti-ha promesso- la nostra città ha bisogno di gente perbene».