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Confronto alla foce del Carrione: gli ambientalisti bacchettano i candidati sindaco

Canesi: «600.000 ton di merce/anno circa, oltre 100 camion al giorno che attraversano l’abitato, rumori di fronte alle case notte e giorno nel pieno centro di Marina, per una decina di occupati o poco più». Il geologo Caniparoli: «Facciamo un porto-isola davanti alla costa». Paladini Apuo-Versiliesi: «Presentati al ministero osservazioni negative da parte di Arpat, Autorità di Bacino e Comune di Massa, ma il Comune di Carrara non ha inviato alcuna osservazione»

MARINA DI CARRARA – Là dove il torrente Carrione, arrivato in fondo alla sua corsa di 20 chilometri si tuffa in mare, è stata costruita una piattaforma di cemento, più precisamente immediatamente a ovest della foce, per il carico e lo scarico di containers: è piazzale Città di Massa, che adesso l’Autorità Portuale progetta di allungare. Sul tema, quasi tutti i candidati sindaci (tranne un paio) si sono detti in linea di massima favorevoli al progetto, chi più cauto e chi meno, a condizione comunque che l’intervento non preveda di costruire oltre la foce. Insorgono ambientalisti e i vicini di casa di Massa e Forte dei Marmi: per timore del rischio idrogeologico i primi, per timore dell’erosione della spiaggia i secondi. Ed è proprio qui, alla foce del Carrione che Marina Si-Cura ha dato appuntamento ai candidati allo scopo di avviare un confronto con ambientalisti e tecnici.

Il geologo Riccardo Caniparoli prendendo la parola prima di lasciarla ai candidati spiega, riferendosi ai fenomeni alluvionali che si sono verificati lungo il torrente: «E’ la logica della natura che si riprende i suoi spazi. Il fiume sfociando tende ad andare verso nord, verso il porto. Oltre a questo, l’onda di marea entra due volte al giorno nel torrente e lo draga naturalmente, ma la realizzazione del piazzale ha sbarrato l’ingresso dell’onda di marea e non c’è più quel dragaggio naturale. Non solo: in questo modo, dato che la roccia è basica e rende basica l’acqua, quando arriva il mare che è invece acido si forma un fenomeno fisico che si chiama precipitazione dei fanghi: vedete quei fanghi sulla roccia? – chiede ai presenti indicando la roccia a ridosso del piazzale e sulla foce- Prima non c’erano. Tutto questo fa sollevare il letto del fiume e impedisce il deflusso. Senza considerare che esistono sentenze che vietano costruzioni alla foce».

Dopo di lui, il caso vuole che intervengano proprio i due candidati con le posizioni più nette e in antitesi tra loro: Andrea Vannucci, il candidato civico sostenuto dalla coalizione del centrodestra che fa capo a Fratelli d’Italia e Forza Italia e Vittorio Briganti, candidato della Comune. Il punto di vista di Vannucci parte dal presupposto che sia necessario fare degli approfondimenti e degli studi per accertarsi che sia stato effettivamente il piazzale ad aver causato le alluvioni verificatesi nel tempo: «Del resto-ricorda e rivendica il candidato- il piazzale di Città di Massa 2 (che doveva ricomprendere lo spazio antistante la foce e oltre, verso est n.d.c.) qualcuno lo ha impedito». Vannucci richiama poi al pragmatismo economico territoriale: « Il porto c’è e necessita di spazi perché ci sono attività economiche che stanno crescendo. L’ampliamento lo si farà in modo compatibile. Se crea danno deve essere dimostrato e se si dovesse verificare un problema lo si affronterebbe, ma sono necessari studi precisi. Il piano regolatore vigente risale al 1981: va bene così? -chiede Vannucci sottolineando la necessità di un ammodernamento del piano- io ritengo di no: bisogna che il porto cresca in sicurezza evitando che faccia danni. Non si può usare la sicurezza come scusa per non ampliare il porto, credo che la questione sicurezza sia strumentale: il problema piazzale deve essere affrontato-ha sostenuto- ma l’ampliamento è un’altra cosa. A me preoccupa semmai l’erosione-ha detto chiamando in causa le preoccupazioni delle attività turistiche fortemarmine e massesi- tant’è che secondo me dovrebbero essere messe in campo per definire in modo continuato il ripascimento. L’ampliamento del porto crea ricchezza, per questo bisogna trovare una sintesi: mettere in alternativa sicurezza e sviluppo è inaccettabile» ha concluso.

Subito dopo di lui è intervenuto Vittorio Briganti il quale, anche lui ma in senso contrario, non ha usato mezzi termini: «Andrea dice che vuole la prova: ma se ci sono state quattro alluvioni da quando è stato creato il piazzale, l’ultima quella del 5 novembre 2014, di cosa stiamo parlando? Già chi progettò il porto ammise che sarebbe stato un problema perché abbiamo una costa bassa e sabbiosa. Ma poi come si fa a pensare di competere con il porto di Spezia e Livorno?-chiede Briganti- è una bestialità! Esiste un problema per la salute di tutti e bisogna limitare l’impatto del porto: a est ci sarà il porto commerciale e a ovest il porto turistico, va bene così, senza ampliamenti. Pensare che siccome ci sono i finanziamenti del Pnrr allora si deve costruire , non si può accettare. Non si capisce che abbiamo oltrepassato il limite e stiamo facendo un danno alla città. Ci sono palancole che arrivano a 22 metri e che non permettono il deflusso dell’acqua. Il porto di Marina non è naturale, è stato costruito su una costa bassa e sabbiosa e il suo ampliamento è per fare gli interessi di qualcuno e noi diciamo no, siamo a fianco degli ambientalisti che non lo vogliono».

Sostanzialmente in accordo con la posizione degli ambientalisti, assieme a Vittorio Briganti, ci sono anche Ferdinando Locani, candidato per Movimento Italia Sì ed Elvino Vatteroni per Italexit. Sono poi seguiti gli interventi di Rigoletta Vincenti, per la coalizione M5s, Articolo Uno e Rifondazione Comunista e di Serena Arrighi, la candidata del centrosinistra, le quali, ricordando anche loro la necessità di fare studi tecnici per valutare il rischio in seguito all’intervento di ampliamento, si sono concentrate sul tema della pericolosità e del rischio idrico che in realtà, hanno affermato le candidate, non risiede solo nel piazzale ma lungo tutto il percorso del Carrione, soprattutto a monte.

«E’ un problema che va guardato nel suo complesso-ha invitato Vincenti- nel nostro programma sono valutati tutti gli interventi da fare: tenere il Carrione nelle condizioni migliori per esempio. E’ vero che quando si fece l’ampliamento non vennero fatti studi, ma noi ci affideremo a studi tecnici in grado di dirci come avere un porto e la sicurezza per la città. I sono una donna di scienza-ha ricordato Rigoletta Vincenti che ricordiamo essere stata primario di pneumologia-quindi credo nella soluzione tecnico-scientifica. A est ci sarà il porto commerciale, a ovest il porto turistico e comunque il porto dovrà essere messo in sicurezza, ci impegniamo su questo fronte» ha assicurato.
Molto tecnico il commento della candidata, ingegnere ambientale, Serena Arrighi: «Il rischio idrogeologico è un problema importantissimo. Premesso questo il rischio non si localizza solo qui ma lungo tutto il Carrione e al monte. Bisogna introdurre strumenti tradizionali e strumenti più tecnologici- ha proposto Arrighi-innanzitutto bisogna portare via dal monte la terra che impermeabilizza, pulire l’alveo e Villa Ceci deve fare da cassa di espansione. Detto questo, deve essere valutato l’ampliamento e magari realizzare un delta artificiale per evitare la barra di foce. Mi piace il progetto di Legambiente di fare un parco qua a fianco. Poi la tecnologia deve aiutarci-ha aggiunto-io feci una tesi su un modello matematico relativo a un inquinante nel mare, si chiama digital tween, gemello digitale: dobbiamo digitalizzare il nostro territorio e usare il modello digitale per fare simulazioni e previsioni. Bisogna introdurre la tecnologia per gestire questi problemi».

Quando prende la parola Cosimo Ferri, punta il dito contro M5s e Pd e sottolinea, in merito all’ampliamento, la necessità di capire e valutare la questione tramite un’agenzia apposita, senza accettare passivamente la bocciatura dell’ampliamento da parte della regione: «Io c’ero quando ci fu l’alluvione a differenza di altri candidati-contesta il candidato di Italia Viva e Psi che aggiunge- mi sono letto il Documento di pianificazione strategica approvato in Consiglio comunale e per questo voglio ricordare il ruolo del comitato di gestione dell’Autorità portuale dove ci sono anche due membri, uno nominato dal Consiglio comunale, quindi M5s e uno dalla regione, quindi Pd. Ecco, questo documento approvato introduce solo punti generici ma un’amministrazione che crede a questi temi deve metterli al primo punto e dedicare pagine e approfondimenti: invece ci sono solo chiacchiere e progetti vaghi, è un documento che dice tutto e il contrario di tutto. E ricordo che una sentenza del Tribunale dell’Acqua ha delineato le responsabilità dell’alluvione del 2014, dobbiamo ringraziare per questo la magistratura, non la politica. Io propongo un’agenzia di indirizzo dove il comune ci metta la faccia e dove gli esperti possano trovare spazio. Sul tema dell’ampliamento occorre capire per questo l’amministrazione Ferri come prima cosa metterebbe tutti gli atti on line per la trasparenza».

Assente Simone Caffaz, candidato sindaco per il centrodestra che fa capo alla Lega, per lui c’era un delegato, Alessandro Nicodemi il quale sottolinea come il problema del rischio idrogeologico sia lungo il Carrione e non alla sua foce: «Il problema del rischio idrogeologico -ha illustrato il suo punto di vista-è la velocità dell’acqua, poi non ci sono più zone di espansione».

Ai candidati, quasi tutti d’accordo per fare studi e accertare l’effettivo impatto negativo del piazzale, replica Caniparoli: «Ma questi studi che proponete: da chi, come e perché?-chiede- gli studi si devono fare su un metodo scientifico: bisogna fare un’ipotesi di progetto, verificare cosa succede e poi valutare. Ma qua ci sono i fatti: il fiume si tappa! I modelli matematici-ha poi risposto rivolgendosi a Serena Arrighi-valgono per i valori che ci metti dentro ma in natura ci sono innumerevoli fattori, la natura funziona con equilibri dinamici: io modifico una cosa e questa si trasforma in altra cosa e i modelli matematici non riescono a staraci dietro! Allora propongo di fare un nuovo porto più piccolo a un km di distanza dalla costa su fondali superiori a 12 m: i porti isola ci sono».

Interessante anche l’intervento dell’ambientalista e docente universitaria Florida Nicolai in risposta a Vannucci: «Prima di tutto non è vero che il porto attuale corrisponde al piano dell’81: sono stati fatti ben 5 adeguamenti ed è in corso il sesto – ha precisato l’ambientalista che ha proseguito, sempre rispondendo a Vannucci possibilista a un ampliamento anche oltre la foce-io ho letto il Dpss che è sovraordinato al piano regolatore e questo dice espressamente di recepire la sentenza del Tar con cui veniva respinto il ricorso dell’Autorità Portuale per la bocciatura dell’ampliamento del porto tra foce Carrione e foce Lavello. Non solo: nessuno di voi ha detto-ha replicato a tutti i candidati-che il progetto presentato è oggetto di critiche potentissime da parte di organi competenti inviate al ministero. Per di più mancano valutazioni sullo stato dell’aria, dell’acqua, dell’impatto acustico, non c’è quindi monitorizzazione di questi elementi, come facciamo a controllare se sono cresciuti tra un anno se non abbiamo gli elementi di partenza?».

La esponente di GrIG e Salviamo le Apuane mette infine l’accento su una questione a cui nessuno ha posto attenzione: «Si dimentica che il porto è connesso alla città, è a distanza di meno di 100 metri dall’abitato: avete pensato alla qualità della vita? È inconciliabile la qualità della vita con l’attività del porto!». Sotto il profilo della procedura, è Orietta Colacicco dei Paladini della Versilia a mettere in guardia. Colacicco ci parla infatti di un maxiemendamento al Decreto Infrastrutture con cui è stato rivoluzionato l’articolo 5 della legge portuale, che disciplina fra l’altro i procedimenti di adozione dei “documento di programmazione strategica di sistema” (Dpss) e dei “piani regolatori portuali” approvato a gennaio scorso, con una specie di blitz e presentato dalla parlamentare ligure Raffaella Paita, il quale rende unicamente competente a decidere sul piano regolatore il ministero, esautorando la regione e i comuni: motivo, questo, del ricorso davanti alla Corte Costituzionale da parte della Toscana. «Dei 10 soggetti che hanno presentato osservazioni, solo 3 hanno dato parere negativo mettendo a fuoco forti criticità: Arpat, Autorità di Bacino e il comune di Massa, mentre il comune di Carrara non ha fatto pervenire alcuna osservazione. Adesso dunque la partita si giocherà tutta a Roma: quando verrà presentato ufficialmente il progetto i cittadini e le associazioni potranno presentare le loro osservazioni al ministero, dobbiamo creare una catena. Intanto invito tutti venerdì 10 alle 11:00 a Forte dei Marmi dove si parlerà di erosione al Caffè Roma».

Un commento critico arriva anche da Riccardo Canesi, docente ed esponente di Marina Si Cura: «L’economia locale non è più quella di trent’anni fa : la lavorazione in loco del marmo si è ridotta (purtroppo), la delocalizzazione produttiva del settore a livello planetario – come in tutte le industrie mature – è cresciuta, gli spazi retroportuali rimarranno insufficienti a meno che non si decida di abbattere parte dell’abitato di Marina, l’erosione sottocosta non diminuisce com’è naturale essendo il Porto sorto su costa bassa e sabbiosa, i livelli occupazionali in Porto sono “naturalmente” scesi causa la meccanizzazione e l’automazione , lo Stato spende annualmente milioni di euro per escavare i fondali e costruire nuove opere, la movimentazione è pressoché la stessa da vent’anni con l’aggravante che sono scesi i blocchi e lavorati ed aumentati i granulati e i container di Grendi. Grande scelta strategica quella di avere acconsentito a questo accosto! 600.000 ton di merce/anno circa, oltre 100 camion al giorno che attraversano l’abitato, rumori di fronte alle case notte e giorno nel pieno centro di Marina, per una decina di occupati o poco più! E’ questo lo sviluppo che vogliamo!».