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Marmo, alluvioni, energia e industria: si accende il confronto tra candidati a sindaco foto

Nel corso del dibattito di Legambiente lite Caffaz-Vannucci. Occupazione nel comparto marmo, resa dei blocchi, rischio alluvionale, il porto di Marina e il parco tra Lavello e Carrione, il parco eolico al largo della nostra costa e infine i rifiuti e la possibilità di un impianto chimico: questi i temi toccati dagli aspiranti primo cittadino

CARRARA – C’erano quasi tutti, i pretendenti alla carica di sindaco con la Sala di Rappresentanza contingentata e al completo per la tribuna elettorale organizzata da Legambiente. Si sono confrontati sui temi ecologisti e in diretta streaming: Serena Arrighi (Lista Civica Serena Arrighi, Pd, Azione Carrara, Sinistra Italia, Pri, Giovani Democratici, Sinistra civica ecologista, Europa Verde e Volt), Vittorio Briganti (La Comune), Simone Caffaz (Lega Salvini, Capitale Carrara, Il centrodestra siamo noi, Npsi, Carrara Futura, Caffaz sindaco), Cosimo Ferri (Italia Viva e Partito Socialista), Ferdinando Locani (Movimento Italia-sì), Andrea Vannucci (Carrara Democratica Vannucci sindaco, Insieme per Carrara Vannucci sindaco, Fratelli d’Italia, Forza Italia-Rinascita) e Rigoletta Vincenti (M5s, Articolo Uno, Carrara Progressista e Rifondazione Comunista). Cinque le domande sottoposte ai candidati: la prima verteva sul marmo sotto il profilo di occupazione e di resa dei blocchi, la seconda sul rischio alluvionale, poi il porto di Marina e il parco tra Lavello e Carrione, poi ancora il parco eolico al largo della nostra costa e infine i rifiuti e la possibilità di un impianto chimico per gli stessi.

Un confronto in cui sia Ferri che Briganti hanno suonato più volte la carica contro la gestione dell’amministrazione uscente, con Rigoletta Vincenti che faceva presenti le misure adottate dalla giunta pentastellata, Arrighi che ha impostato risposte più moderate e tese all’equilibrio alle varie istanze del territorio, mentre i due contendenti del centrodestra Caffaz e Vannucci hanno dato vita a uno scontro frontale e finale non previsto.

 

L’unico tema, assieme al tema del rischio idrologico, su cui sono stati tutti universalmente d’accordo anche se alcuni con sfumature diverse, è stato il tema dell’occupazione: tutti i candidati si sono espressi in favore di misure volte a creare occupazione nel senso di riportare la filiera e la lavorazione a Carrara, con Serena Arrighi che ha dato un taglio più moderno alla risposta. Per Serena Arrighi, che promuove la legge regionale e i regolamenti adottati:” Per parlare di occupazione ci deve essere una nuova economia del marmo fatta non a monte ma a valle connessa supportata dalla ricerca legata ai nuovi materiali che devono sfruttare al massimo la filiera del marmo: esistono ad esempio  il marmo-cemento con lavorazione a freddo (lca bassa) che possono già essere realizzati e coprire andare il mercato ora economicamente svantaggioso della ceramica di Faenza perché molto energivoro. E poi c’è la robotica che prenderà sempre più campo nel settore marmo, per questo deve essere creato un Its che crei figure professionali specializzate. Sul tema resa, le nostre cave hanno una buona resa, tutto sommato, rispetto alla resa mondiale e comunque la mia preoccupazione è che si possa trascurare la sicurezza in nome della resa”.

Per Rigoletta Vincenti è importante difendere quanto fatto negli ultimi 5 anni: “Sulla riduzione dell’impatto delle cave: non partiamo da zero ma dal regolamento adottato che rifacendosi alla legge regionale adottate dei criteri per ridurre l’impatto: i pabe un volume massimo. Altri criteri rispetto di vincoli ambientali, creste crinali, fonti, lo smaltimento delle terre. Sulla massimizzazione dell’occupazione: la legge 35 poi nel regolamento agri marmiferi prevede che il 50% della produzione sia lavorato al piano. Poi premialità per aziende che aumentano la lavorazione al piano. Altro elemento: c’è rinnovo del contratto collettivo: il sindacato ha richiesto riduzione ore: la mia coalizione è d’accordo. Esiste un problema sul calcolo della resa, attualmente basato solo sul materiale che transita dalla pesa. Le percentuali rischiano di risultare falsate e il sistema, così com’è concepito, può rappresentare un disincentivo allo smaltimento delle terre. La resa deve essere calcolata sui reali volumi dell’escavato che le aziende sono tenute a fornire annualmente. Quando avremo questo dato, si potrà ragionare sulle istanze da avanzare in Regione. Intanto però si potrebbe chiedere di rimuovere immediatamente il correttivo che include nel computo della resa i materiali di scarto da convertire in materiali sostitutivi (vedi marmo cemento), che fanno concorrenza al nostro marmo.” “No all’escavazione selvaggia- critica Locani-bisogna mettere u tetto massimo all’escavazione e sì, sono d’accordo per chiedere alla regione di cambiare la legge 35 e di portare la resa al 30%”.

Tutela ambientale nei fatti e non solo a parole dichiara Ferri che sostiene come il tema non sia il contingentamento dell’escavazione: “L’obiettivo è continuare a trovare equilibrio tra chi produce e il rispetto dell’ambiente-ha detto elencando le sue priorità-sicurezza sul lavoro, vigilare sull’ambiente e dove va a finire la marmettola. Lancerò una campagna “pulire la montagna”, dobbiamo far portare via dagli imprenditori le terre da scavo, vigilare dove vengano portate e controllare che non vengano inquinate le acque. Non è fissare i limiti sull’escavazione ma immaginare una cultura diversa dal punto di vista imprenditoriale”.

Briganti denuncia: “Gli ultimi 25 anni hanno creato questa situazione! Dobbiamo contenere il rischio idraulico e produrre di meno. Noi non siamo d’accordo che la legge regionale sia una buona legge. Il regolamento è pessimo: l’art 21 del regolamento dà la possibilità di ampliamento a 25 anni a imprenditori che si impegnano a fare qualcosa della città ma bisogna escavare meglio e meno, investire sul lavoro per rilanciare filiera del marmo è necessario creare una struttura comunale che calmieri il prezzo del marmo” I La resa non deve scendere sotto il 30%: Carrara ha la maggior parte delle cave in toscana e quindi deve chiedere la modifica della legge”.

D’accordo per mantenere una resa più bassa del 30% è Simone Caffaz: “Credo nello sviluppo sostenibile, non siamo per la decrescita felice ma per la crescita dell’occupazione e uno sviluppo compatibile con l’ambiente. Scarti e terre, vale a dire l’economia circolare, possono generare ricchezza e occupazione. Mentre sulle rese, anche se sono d’accordo in linea di principio che lavorazione in loco e resa alta siano da considerarsi i criteri da seguire, ci sono cave che magari il 30% non lo possono raggiungere. Il Politecnico di Torino parla di cave con resa al 22% per esempio”.

Vannucci è della stessa opinione: “Ricordo che ogni attività viene sottoposta a valutazione di impatto ambientale. Il tema è di valorizzare dell’estratto con piani di coltivazione meno impattante possibile. Per l’occupazione il tema è la valorizzazione del prodotto, non tanto della quantificazione del materiale estratto: se con tanto materiale con produzione lavorazione a bassa valore aggiunto non si crea occupazione. La sfida è lavorare bene materiale di qualità e investire in settori che non sono solo quelli tradizionali come il design. E’ più importante lavorare blocchi che semiblocchi e informi, se si lavora materiale di pregio si crea occupazione. La resa: dire che le cave che non raggiungono il 30% vanno chiuse vanno chiuse 8 su 10 a Carrara. La resa va valutata”.

Sulla seconda domanda si sono trovati tutti d’accordo per realizzare i ravaneti spugna. “Intervenire sul reticolato idrico minore di cui sono  già stati intercettati finanziamenti di 5 milioni di euro-dice la candidata Vincenti-i lavori di sistemazioni sono già iniziati. E poi servono interventi anche sul reticolo idrico di acqua piovana (10 milioni di euro già finanziati). Il poc riduce l’urbanizzazione-sottoliena- a Villa Ceci non sarà costruito. Sul tema ravaneti spugne: i pabe hanno cartografato i ravaneti dove sono indicati i ravaneti ad alto rischio che devono essere messi in sicurezza e trasformati in ravaneti spugna”. Anche Caffaz dice sì ai ravaneti spugna mentre per Vannucci:” Prima le briglie per rallentare il deflusso delle acque e poi la stabilità dei ravaneti”. Analitico il ragionamento di Serena Arrighi:”Il rischio idraulico è legato al Carrione dove devono essere previsti interventi per ogni sezione. A monte è giusto intervenire su quanto è impermeabile, i ravaneti storici devono essere stabilizzati come ravaneti spugna per rallentare le acque. Poi interventi di pulizia sul Carrione, ripristinare lo spazio sotto i ponti pulendo e rimuovendo le strutture come al Ponte di Ferro, e a valle creare casse di espansione”

Altro tema fondamentale è il tema del porto. Serena Arrighi ha aperto una speranza sulla possibilità dell’Autorità portuale di trovare un accordo: “Ritengo importante riorganizzare il porto-ha detto- perché si integri nel territorio e lo valorizzi. La realizzazione della viabilità sul viale Zaccagna che permetterà l’ingresso al porto immediatamente, alleggerirà il traffico. Il Waterfront è importante e potrebbe caratterizzare il nostro territorio. E’ da valutare l’impatto soprattutto per quanto riguarda la foce del Carrione, sono già usciti dei progetti ma io credo che l’Autorità portuale sia disponibile a ragionarci insieme: io credo che l’amministrazione non debba essere passiva. Il vostro progetto sul parco tra le due foci è molto bello razionale ed estetico.”

Più netta la visione di Vittorio Briganti:”Il porto deve dare meno problemi possibili: bisogna intervenire su piazzale Città di Massa che è di ostacolo al deflusso e demolirla. Siamo contrari a un ampliamento del porto anche dal punto di vista economico, stretto tra Spezia e Livorno, non ha speranza di competere. Il porto deve restare così com’è: a levante il porto commerciale e a ponente l’attività turistica. E pensare che i 5s hanno riproposto l’ampliamento, vogliono fare un 3° molo, ma è un’idea ridicola e dannosa”.

Anche Ferri attacca la politica adottata dall’amministrazione: “E’ un tema che conferma l’inefficienza dell’amministrazione: la legge regionale dà un peso forte al comune sul porto e qua assistiamo all’incapacità  di avere una visione, di decidere e di assumersi delle responsabilità: il comune deve dire la sua. Secondo me l’equilibrio idrogeologico è la priorità, pensiamo alle aziende del balneare e a puntare sul turismo”. Prende le difese dell’amministrazione, Rigoletta Vincenti: “L’Autorità portuale non ha ancora adottato il piano regolatore, siamo ancora in fase preliminare e il Comune ha avanzato le sue considerazione su dpss. Il piano regolatore fermerà il porto alla foce del Carrione-ha ribadito- e distinguerà la parte turistica da quella commerciale, ci sarà un travel lift a metà del porto. Toglieremo così il traffico pesante dal viale a mare che entrerà direttamente da levante. Inoltre l’amministrazione sta pensando di spostare il parcheggio dei camion per liberare Marina dai tir. Sul parco costiero-ha concluso- il piano regolatore non è stato ancora adottato per cui questo progetto del parco non è ancora possibile inserirlo” In ultimo la candidata sul tema foce del Carrione ha preferito non esprimersi:” bisognerà fare approfondimenti tecnici”.

Per Vannucci il waterfront e in particolare il 3° lotto sono la chiave di lettura ed è prioritario sul parco tra le due foci del Carrione e del Lavello: “E’ il waterfront che deve mettere d’accordo il porto con la città. Il tema si pone sul 3° lotto: per noi deve essere un motore di sviluppo, occupazione, turismo e sviluppo non è stato attivato uno strumento urbanistico e non è stato fatto in questi anni perché doveva essere ragionato con il comune. Sul se deve essere usata come scusa per demolire una parte del porto non siamo d’accordo. Siamo intenzionati a immaginare uno sviluppo del porto che le funzioni con ampliamento mercantile a levante e a ponente cantieristica diportistica  e turismo. A Levante a est della foce del Carrione è importante valutare di recuperare la funzione paesaggistica dato che il vecchio piano prevedeva un deposito”.

Anche Simone Caffaz si dice a favore del progetto che prevede l’ampliamento non oltre la foce del Carrione: “Nel 2007 – ha ricordato – c’era un progetto di ampliamento notevole del porto: rispetto alla quale mi opposi e presentammo un progetto che ricalca quello attuale. Convinti validità del progetto, è importante il porto nautica, stazione marittima, (300/400 navi all’anno). Piazzale città di massa è uno scandalo: bisognerà intervenire per far defluire le acque una delle cause dell’alluvione. Il parco è un progetto interessante, mi piace ma necessita di chiarimenti”.

Tutti entusiasti sulle energie rinnovabili e sull’efficientamento degli edifici pubblici anche se qualcuno mette in guardia dal possibile impatto del parco eolico di cui si ventilava di recente la possibilità di realizzazione al largo della nostra costa. Simone Caffaz: “E’ un progetto che mi convince”. Vannucci parla di impatto economico e occupazionale enorme”. Anche Cosimo ferri dice sì al parco eolico. “Non mi sento di dare un giudizio-confessa Vincenti- perché devo avere dei dati certi impatto su sistema biomarino”. Dubbi simili per Briganti:”E’ chiaro che l’energia rinnovabile deve essere aiutata, non posso essere negativo ma attenzione alle infiltrazioni mafiose, abbiamo visto al sud pale eoliche hanno significato mafia”. Precauzioni anche per Arrighi: ”Sull’eolico non possiamo non  prendere in considerazione questo progetto: dovrà essere chiaro chi gestisce in nome della trasparenza: valutata con la città l’essenza del progetto e capire l’impatto del cantiere su flora e fauna”. Dubbi e perplessità anche sull’impianto di riciclo chimico. Per il candidato della Comune è fattibile solo se a impatto ambientale zero. A favore Locani. Non si pronuncia Vincenti: ”Non conosco le caratteristiche tecniche e non mi sento di esprimere un giudizio. Fa dei distinguo la candidata del centrosinistra: “Esistono diverse tecniche per il riciclo chimico c’è da capire che tipologia si tratta: valutiamolo. Quello termico grande sforzo energetico. Bisognerà valutare trasparenza, analisi costi benefici e sostenibilità”. Contrario Cosimo Ferri: “Quando si parla di riciclo chimico sono contrario altra cosa è il termovalorizzatore”. Contrario anche Caffaz potenzialmente inquinante e punta il dito contro l’area vasta: “L’area vasta portata avanti dal Pd che ha allontanato dal territorio servizi non vorrei che poi ci porti il gobbo nero: il nostro territorio, già penalizzato, non può esserlo ulteriormente”.

Gli risponde Andrea Vannucci che scatena la sua reazione. “Quando il piano di economia circolare era a livello provinciale non si riusciva a chiuderlo il ciclo dei rifiuti. Oggi siamo in piedi perché abbiamo un ambito più vasto: abbiamo sempre usato inceneritore di altre aree, non ce lo siamo preso in casa nostra. Noi abbiamo il Cermec con questo contributo nell’area vasta”. Simone Caffaz gli ha ricordato il suo passato politico nelle file del Pd e di appartenere alla destra o alla sinistra a seconda delle convenienze. “Io sono per l’area vasta quando conviene per Carrara quando non conviene no” ha risposto Vannucci.