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Armi italiane all’Ucraina, parlamentari apuani favorevoli: «Scelta migliore possibile» sondaggio

Nardi (Pd), Ferri (Iv) e Mallegni (Fi) spiegano il loro punto di vista sull'invio di armamenti. I pentastellati Bottici e Ricciardi introvabili. Prosegue la consultazione online della Voce Apuana: sei d'accordo?

MASSA-CARRARA – In passato è capitato spesso nel nostro Paese di sentire “vicina” una guerra ma non avevamo mai sentito così “vicino” una guerra. Come sta succedendo con la guerra che si sta combattendo oggi in Ucraina. La consultazione online lanciata dalla Voce Apuana sull’invio di armi in Ucraina parla chiaramente: la maggioranza schiacciante dei nostri lettori vede con sfavore la decisione presa alla Camera dei Deputati. Il clima è teso e diviso sia nel mondo della politica che fuori, tra le gente comune: a questa decisione sull’invio di armi, si aggiunge l’approvazione di un ordine del giorno che dà indicazioni sulla legge di bilancio circa l’aumento delle spese militari del 2% del Pil. Abbiamo chiesto ai parlamentari che rappresentano il nostro territorio, le loro ragioni e il loro pensiero.
A parte la senatrice Laura Bottici e il deputato Riccardo Ricciardi (entrambi del Movimento 5 Stelle), introvabili, i parlamentari Martina Nardi (Pd), Cosimo Ferri (Iv) e Massimo Mallegni (Forza Italia) hanno espresso la loro posizione.

«Sono fondamentalmente d’accordo con questa decisione — risponde alle nostre domande Nardi che mette in fila le ipotesi su cui ha ragionato e in base alle quali ha preso posizione e decisione — di fronte a questa situazione c’erano tre possibilità. La prima era intervenire militarmente scatenando la terza guerra mondiale con un intervento militare diretto a sostegno di un paese aggredito. La seconda possibilità era voltarsi dall’altra parte, disinteressarci di quanto accadeva in Ucraina e suggerire agli ucraini di arrendersi o fatevi massacrare, perché senza armi ed essendo aggrediti sarebbe successo questo. La terza scelta, quella che abbiamo adottato, ed è stata adottata da tutta Europa, è quella di un sostegno logistico e di armamenti che non comporta la partecipazione alla guerra. Perché noi ci siamo schierati e ci siamo schierati dalla parte degli ucraini, siamo con il popolo ucraino. Penso sia stata una scelta corretta: non contribuisce a inasprire il conflitto perché non si allarga dato che non c’è invio di truppe e c’è un sostegno morale oltreché concreto. Mi sono messa nei panni del popolo ucraino e anch’io avrei resistito, non avrei alzato le braccia, neanche sarei scappata ma avrei chiesto sostegno a chi condivide valori, principi e stili di vita».

Cosimo Ferri ha una posizione simile e compie considerazioni sottolineando il fronte internazionale e l’aspetto umanitario di sostegno al popolo ucraino, ponendo contemporaneamente l’accento sull’importanza del preservare la pace e ricordando che l’ordine del giorno sulle spese militari è solo una indicazione e non è ancora legge: «Mi sono attenuto alle indicazioni e agli impegni presi a livello europeo dal governo Draghi, votando sia l’invio di armi che un ordine del giorno per impegnare spese militari. Un ordine del giorno che non è vincolante e che mi auguro non serva in futuro. Ragionare e decidere al di fuori dell’Europa, dell’Onu e della Nato penso sia pericoloso e sbagliato per l’Italia. La strada giusta è quella intrapresa con fermezza — sostiene il deputato — la risposta è stata quella di consentire all’Ucraina di difendersi di fronte ad attacchi violenti e drammatici. Penso però che la strada per risolvere i problemi non sia quella della violenza e della guerra che occorra una strategia diplomatica più efficace e più risolutiva. Sta morendo tanta e troppa gente. L’Italia può svolgere un ruolo a livello Europeo, va ridisegnata la strategia della geopolitica. L’Europa guardando al passato deve fare molta autocritica e oggi qualche errore di troppo lo avvertiamo. Pertanto per il futuro vanno cercate in modo determinato altre soluzioni a guerra e spese militari. Mi auguro che la Russia e soprattutto Putin capiscano che con la violenza e la morte di militari e civili non si risolvano i problemi strategici, industriali ed economici dei Paesi. L’invito del Papa deve far riflettere tutti a lavorare per la Pace e non per la guerra. Anche il tema sanzioni che hanno effetti forti devono essere accompagnati da misure efficaci per i Paesi che in qualche modo ne subiscono. Mi auguro quindi che non ci sia aumento di spese militari ma che queste risorse vadano a famiglie ed imprese in difficoltà anche a causa delle sanzioni inevitabilmente inflitte. Oggi però di fronte ad una violenza così forte e a dei veri propri massacri come ha detto il presidente Draghi non si può non rispondere con aiuti anche militari. Purtroppo siamo in questa situazione, dobbiamo lavorare tutti per evitarlo ma la Russia deve capirlo e cessare il fuoco».

Il senatore Mallegni, anche lui favorevole all’invio, fa un ragionamento che cerca la pragmaticità: «Non c’è nessun decreto — dice — ci sono dei capi di Stato e di Governo che stanno inviando armi che contemplano strumenti di difesa e anche giubbotti antiproiettile per esempio. Bisogna mandarglieli, come fanno a difenersi sennò? Non sono favorevole alla guerra e alle armi: quando ero sotto scorta e mi diedero anche un’arma la restituii. Sono contrario all’uso di armi — ripete — ma quando viene innescata una guerra bisogna difendersi. Dobbiamo anche considerare che le armi costituiscono un deterrente che intimorisce a vicenda. I Russi avevano informazioni sbagliate sul livello di armamenti dell’Ucraina. Io condanno fermamente l’azione criminale di Putin» ha ribadito con fermezza il senatore il quale è stato l’unico parlamentare ad aver risposto a una lettera aperta scritta e inviata ai parlamentari toscani dall’Accademia Apuana della Pace che riportiamo qui sotto.

Buongiorno,
innanzitutto grazie per il vostro prezioso lavoro.
Non mi sottraggo in alcun modo alle vostre domande che già contengono, da come formulate un vostro punto di vista. La decisione presa all’inizio della guerra tra Ucraina e Russia, di fornitura e invio di armi all’Ucraina.
Le Guerre non si devono fare! Mai!
Quando si arriva alla “guerra sparata e combattuta sul campo” significa che gli assetti politici e diplomatici hanno fallito. Il problema dell’Ucraina non è stato quello di fornire loro le armi dall’inizio della Guerra, ma avergliele fornite prima! Chi lo ha fatto se ne dovrà assumere una grave responsabilità. La condizione geografia e geopolitica dell’Ucraina imponeva attenzione e pazienza. Purtroppo così non è stato. Oggi però gli ucraini si debbono difendere e noi abbiamo il dover di aiutarli.
La decisione della Camera che impegna il Governo ad avviare l’incremento delle spese per la Difesa fino al 2% del Prodotto Interno lordo. Ciò significherebbe, citando le cifre del Ministro della Difesa Guerrini, passare dai circa dall’attuale somma annua di 25 miliardi di euro (68 milioni al giorno) ad almeno 38 miliardi di euro l’anno (104 milioni al giorno).
La Camera ha preso quella decisione, non so se anche il Senato sarà chiamato a farlo. In ogni caso le spese per la Difesa sono fondamentali per evitare che servano… Sembra contraddittorio ma in realtà è così. Inoltre l’Europa deve organizzare un sistema di Difesa unitario, lo “spezzatino” degli Stati Membri non funziona.
Auspico che il conflitto ucraino termini al più presto. La Russia ha le “mani lorde di sangue” e non ha scusanti. Questi sono veri e propri crimini contro l’umanità e vanno sanzionati senza alcuna pietà.
Massimo Mallegni

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