Quantcast
LiguriaNews Genova24 Levante News Città della Spezia Voce Apuana TENews

Athamanta: «Basta azioni di greenwashing dei proprietari di cava»

Più informazioni su

CARRARA – «Gli sforzi degli industriali del marmo per mettere un “bollino green” alla devastazione sono l’emblema di quanto la loro retorica faccia acqua da tutte le parti. Non è più solo la comunità a evidenziare la contraddizione irrisolvibile tra la devastazione di un territorio unico al mondo e i bollini green della cosiddetta “economia circolare” di cui continuano a fregiarsi i milionari proprietari di cava, ma anche una delle più importanti associazioni al mondo attiva nella tutela dell’ambiente come Sea Shepherd». Così Athamanta sul ritiro della campagna di borse ecosostenbili dell’azienda tedesca GotBag, produttrice di borse con materiali riciclati, che aveva girato un servizio pubblicitario nelle cave di Franchi Umberto Marmi. Sea Shephard, una delle più grandi Ong internazionali ha smascherato la pratica di greenwashing di Franchi Umberto Marmi denunciando l’iniziativa poiché un insulto alla “tutela ambientale”.

«È davvero buffo leggere che “nessuno si sarebbe mai aspettato che Sea Shepherd avrebbe ritenuto impossibile fare una campagna pubblicitaria nelle cave”; semmai è il contrario: è surreale che a nessuno degli industriali sia venuto in mente che sarebbe stato un autogol clamoroso. Anche un bambino comprende la differenza evidente tra l’attività di GotBag e quella dell’industria del marmo Apuano. – dice Athamanta – Da una parte, si crea una borsa da uno scarto inquinante già presente nei mari con il fine di salvaguardarne gli ecosistemi. Dall’altra, si estrae una risorsa irriproducibile, distruggendo il sistema carsico più importante d’Italia, inquinando il bacino idrico più grande della Toscana, uccidendo specie protette e producendo rifiuto. Il fatto poi che questo rifiuto non sia più completamente abbandonato giù dai versanti, come accadeva un tempo, ma si sia trasformato in materia prima per fare ulteriori profitti attraverso le multinazionali del carbonato di calcio è solo uno stimolo in più per produrlo, non certo un modo per salvaguardare l’ambiente. Sostanzialmente, della montagna, come del maiale, non si butta via niente. Tuttavia, un conto è creare economia cercando di arginare un problema, come fa GotBag, un altro è creare il problema e poi capitalizzarlo fino all’ultimo granello di polvere».

«Ci fa piacere – continua Athamanta – vedere che Confindustria continui a mettersi i bastoni tra le ruote autonomamente, mettendo sul tavolo una serie di questioni importanti, come il “prioritario interesse della popolazione locale” o “il valore economico, culturale e sociale” dell’attività estrattiva. Forse non si rende conto di ciò che ormai è chiaro a tutti, ovvero che le “comunità locali” non sono gli industriali, che la società non è rappresentata da Confindustria. Mentre gli industriali del marmo fanno sempre più profitti i cittadini non vedono l’aumento di posti di lavoro, non godono di un ambiente salubre a causa loro; pagano, invece, il dissesto idrogeologico, l’assenza di economia ecologica non distruttiva per la salute e l’ambiente, la perdita di un ecosistema essenziale alla vita del pianeta e tutti i costi ambientali, sociali e sanitari causati dalla loro attività estrattiva. Confindustria dice agli ambientalisti di essere miopi e ideologici, per noi lo è chi continua a negare la realtà che abbiamo di fronte: la distruzione dell’ambiente e della salute della popolazione, evidentemente molto lontane dalla percezione di Confindustria, dei mercati finanziari e della classe dirigente. Il divario tra ricchi e poveri è sempre più ampio e la ricchezza è sempre più nelle mani di pochissime persone, a Massa-Carrara come nel mondo».

«L’ideologia veramente pericolosa che sta piegando le gambe alle persone comuni, mentre arricchisce gli sfruttatori, è quella che continua a mettere il profitto davanti alla salute delle persone e degli ecosistemi di cui le persone sono parte. Fa sorridere che gli industriali di Confindustria Marmo citino Jung per attaccare il grido d’allarme degli ambientalisti: proprio Jung ha detto molto rispetto alla dinamica delle proiezioni, ovvero la tendenza di criticare a qualcun altro qualcosa che in realtà abbiamo dentro di noi ma di cui non siamo consapevoli. Beh, forse allora, dando degli ideologici a noi, stanno solo dimostrando quanto lo siano loro, quanto neghino una realtà per molti sempre più brutale e per pochi sempre più redditizia. Ci teniamo infine a soffermarci sul passaggio in cui Confindustria cita la definizione di Paesaggio dalla Convenzione Europea, poiché in quel nodo si svela la debolezza delle argomentazioni di un gigante che si sta arrampicando sugli specchi cercando appigli sulla responsabilità ambientale: il paesaggio è cosa molto diversa e superficiale, che non sfiora nemmeno la complessità degli ecosistemi e delle relazioni di reciprocità che esistono all’interno di questi ultimi di cui noi, esseri umani, siamo parte e di cui ci nutriamo per sostenere la vita. – conclude Athamanta – È evidente che l’industria del marmo non comprende che il paesaggio è un aspetto subordinato alla percezione umana, mentre ambiente ed ecosistema sono aspetti essenziali alla vita di tutto il pianeta. Ma non ci stupisce: abbiamo assistito già vent’anni fa a questo giochetto semantico che ha portato a concessioni di volumi in galleria per sottrarli alla vista, per tutelare il paesaggio, facendo delle montagne un groviera dall’interno e distruggendo buona parte del sistema carsico e delle nostre riserve d’acqua».

Più informazioni su