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Peste suina, Rondinelli (M5s) interroga il parlamento europeo: «Prevenzione per salvaguardare Made in Italy»

MASSA-CARRARA – «L’Unione europea non abbassi la guardia sulla peste suina africana (Psa), malattia infettiva molto contagiosa tra gli animali ma non trasmissibile all’uomo, che colpisce in modo asimmetrico Stati e Regioni. Non basta più circoscrivere le aree in cui vengono individuati i casi di infezione tra i cinghiali selvatici dal momento che già diversi allevamenti suinicoli in Belgio, in Germania e nel Regno Unito sono stati colpiti dalla Psa. Per questo motivo ho presentato una interrogazione prioritaria alla Commissione europea chiedendo misure straordinarie di contrasto alla peste suina africana, che rappresenta una grave minaccia per migliaia di allevatori di numerosi Stati europei e per il benessere degli animali». A parlare è l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle e membro deella commissione Agricoltura Daniela Rondinelli, che torna sull’argomento della pesta suina che negli ultimi mesi ha sconvolto i boschi di alcune aree di Piemonte e Liguria, con conseguenze anche per Massa-Carrara. In Lunigiana e nel territorio delle Alpi Apuane, infatti, per prevenire il diffondersi dell’epidemia tra gli esemplari della zona fu interrota anzitempo la caccia e disposta una task force regionale per segnalare eventuali carcasse sospette nei boschi.

«Nell’interrogazione chiedo alla Commissione europea di sostenere gli sforzi dei territori oggetto di restrizioni, stanziando risorse straordinarie per la bio-sicurezza, predisponendo finanziamenti specifici per gli allevamenti allo stato brado e infine intraprendendo nuovi piani di contenimento dei cinghiali e della fauna selvatica per prevenire la diffusione e la nascita di nuovi focolai. – spiega la Rondinelli – Solo in Italia gli esemplari di cinghiali selvatici sono oltre 2,3 milioni e il rischio d’infezione per gli allevamenti suinicoli allo stato brado dal Nord al Sud è oramai altissimo. Intervenire tardi significa mettere in ginocchio gli allevatori costretti ad abbattere i capi infetti. Nel frattempo, in migliaia stanno subendo un pesante danno d’immagine: diversi prodotti dop e igp, infatti, sono oggetto di restrizioni alle frontiere da parte di Stati extra Ue».

«Lo stop di carni e salumi made in Italy, il cui export a livello mondiale vale circa 1,7 miliardi di euro e il cui 60 per cento è destinato proprio agli Stati europei, è un colpo per la filiera suinicola italiana già provata dalle restrizioni per il covid-19 e, ora, dall’aumento dei costi di produzione: fertilizzanti, mangimi, gasolio e manodopera. – conclude Rondinelli – Il controllo e la prevenzione sulla fauna selvatica sono due tasselli imprescindibili per evitare incalcolabili danni economici alla filiera suinicola, l’Unione Europea agisca prima che sia troppo tardi».