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Gruppo intervento giuridico: «La Toscana che cos’ha capito del Next Generation Eu?»

MASSA-CARRARA – «Il Next Generation EU, strumento europeo temporaneo per la ripresa (da oltre 800 miliardi di euro), “contribuirà a riparare i danni economici e sociali immediati causati dalla pandemia di coronavirus per creare un’Europa post COVID – più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future”. È opportuno ricordare che, proprio per rispettare tali obiettivi, il relativo strumento di attuazione concreta nazionale, il Piano nazionale di ripresa e di resilienza (PNRR) si articola, come sappiamo, in sei aree “tematiche” strutturali d’intervento: 1.Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo 2. Rivoluzione verde e transizione ecologica 3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile 4. Istruzione e Ricerca 5. Inclusione e Coesione 6. Salute. Ed ecco che, nell’autentica interpretazione dello spirito del PNRR (!), puntualissima, si affaccia nel Consiglio Regionale della Toscana, presentata da 16 consiglieri della maggioranza (Pd e Italia Viva), una proposta di legge definita da molti – come non concordare? – “aberrante” ed “eversiva”. In modo spudorato (sicuramente intrinsecamente illogico), si appella proprio alla finalità del PNRR che, letteralmente e in modo filologicamente corretto, viene definito nel testo della stessa un “percorso di transizione ecologica e ambientale maggiormente solidale e sostenibile”. Si tratta della proposta di legge regionale n. 92, presentata il 7 dicembre 2021». A parlare è il gruppo di intervento giuridico, molto critico sulla proposta di legge.

«Teniamo a mente le 4 parole-chiave: ecologico, ambientale, sostenibile e solidale. Dunque, per permettere l’esecuzione del Pnrr cosa propongono? Un ulteriore assalto, il più ferale, alla legge regionale Toscana n. 65/2014 sul governo del territorio, voluta dall’allora Assessore regionale dell’urbanistica Anna Marson, da sempre maldigerita, osteggiata e criticata da certe categorie professionali e da certi apparati politici a queste categorie professionali particolarmente sensibili. La proposta di legge del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e della sua maggioranza ritiene infatti opportuno “procedere ad uno snellimento delle tempistiche che caratterizzano le ordinarie procedure amministrative legate al governo del territorio”. – continua il gruppo – Con il comma 1 dell’art. 1, si dettaglia che “ [il progetto o lo studio di fattibilità] possa costituire, qualora incida sull’assetto del territorio, variante automatica agli strumenti della pianificazione territoriale o urbanistica”. In barba a trasparenza e partecipazione, alla faccia delle ben note competenze statali in materia di paesaggio/ambiente e ai discendenti obblighi di copianificazione paesaggistica, più volte ribaditi dalla giurisprudenza costituzionale, nponchè in barba (comma 5) al consumo zero del territorio, prevedendosi anche “nuovo impegno di suolo non edificato fuori dal perimetro urbanizzato”. E si conclude, con un avvitamento logico che farebbe ridere se non fosse tragico: “In coerenza con il disegno e con le finalità dell’art.1, viene inoltre prevista, all’art. 2, l’esclusione di tali varianti dal campo di applicazione della L.R. 10/2010, contenente disposizioni in materia di VAS e di VIA”; e noi aggiungiamo anche: di AIA (autorizzazione integrata ambientale) e AUA (autorizzazione unica ambientale)».

«In un colpo solo, la proposta di legge azzera tutte le procedure di verifica ambientale previste dalla legislazione vigente, e, soprattutto, degli obblighi discendenti dalla normativa comunitaria, ivi compresi gli strumenti di partecipazione (il sindaco assume un potere assoluto) al governo del territorio e di controllo ambientale. Rivoluzione verde o riverniciatura di verde sulle ormai solite operazioni di sfascio del territorio? Torna alla mente il tanto sbandierato (all’epoca renziana) decreto “Sblocca Italia”, subito ribattezzato “Sblocca cemento”, un autentico incentivo alla dissipazione del territorio, o anche le deregulation di Tremonti e Lunardi, in spregio all’articolo 9 della Costituzione e alle molte sentenze della Consulta e della Cassazione preoccupate della tutela dell’interesse pubblico. – concludono – Se questa proposta di legge prevede, come di fatto prevede, l’eliminazione di procedure discendenti da norma comunitaria e norma nazionale attuativa (V.I.A., V.A.S., ecc.) e il Consiglio regionale la approverà in tali termini, senz’altro invieremo istanza al Governo perché proceda a impugnare tale legge davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze statali in materia di ambiente (art. 127 cost.), analogamente a quanto recentemente fatto (17 gennaio 2022) avverso la legge regionale taglia-boschi (la legge regionale Toscana 28 dicembre 2021, n. 52 “Disposizioni in materia di tagli colturali. Modifiche alla l.r. 39/2000”)».