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Studente morto, Cobas: «Basta con i progetti di alternanza scuola-lavoro»

MASSA-CARRARA – La morte dello studente udinese nel corso del suo periodo di alternanza scuola-lavoro ha sconvolto il Paese, riportando a galla le discussioni sulla validità del periodo di alternanza reso obbligatorio dalla riforma Buona Scuola. «La morte di Lorenzo Parelli, studente di Udine, ci ha lasciato sbigottiti, addolorati, spezzati dal dolore. Il nostro primo pensiero va alla famiglia e agli amici, ma interroga anche pesantemente tutto quel mondo della scuola che ha accolto acriticamente la pratica di allontanamento di giovani studenti e studentesse dalle aule scolastiche per metterli a disposizione come manovalanza di aziende private», scrivono i Cobas La Spezia-Massa Carrara.

«Gli ottusi o interessati cantori dell’alternanza scuola-lavoro (ipocritamente ribattezzata Pcto-Percorsi per le competenze  Trasversali e l’Orientamento) oggi restano in silenzio: d’altronde, Ministro della Pubblica (dis)Istruzione è l’entusiasta Bianchi, che ha addirittura pensato di estendere questa attività nelle primarie affiancando fin dai sei anni un tutor che avvii bambini e bambine al mondo del lavoro (sarebbe un’operazione perversa di descolarizzazione di massa). – continua il comunicato dei Cobas – La malascuola renziana ha introdotto questa attività rigorosamente obbligatoria nel percorso di istruzione scolastica con il fine malcelato di insegnare alle giovani generazioni le basi fondamentali (ideologiche e pratiche) del mondo del lavoro nell’epoca del neoliberismo trionfante: precarietà, dequalificazione, sfruttamento e, compreso nel pacchetto, la (mancanza di) sicurezza. È questa una delle piaghe che colpisce da anni lavoratrici e lavoratori a ritmi assurdi, con più di tre incidenti mortali al giorno, tanto da farci dire che non si tratta di “incidenti”, ma di un vero e proprio rischio calcolato dalle aziende per imporre ritmi e organizzazione della produzione insopportabili».

«Nella scuola, soprattutto negli istituti tecnici e professionali, questa pratica ha messo a disposizione delle aziende sui territori centinaia di migliaia di giovanissimi che, con la giustificazione di imparare il mestiere, introiettano la concezione dominante per cui è una fortuna trovare un impiego anche se i diritti (salariali, contrattuali, di orario e organizzazione) devono essere sacrificati in nome di una produzione finalizzata ai  profitti privati piuttosto che a soddisfare i bisogni sociali di tutta la cittadinanza. Ricordiamo tutti gli esempi di sfruttamento intensivo assurti a “eroi” nella comunicazione pubblicitaria: Renatino che lavora H24 e non ha mai fatto un giorno di ferie, Mohamed felice di lavorare in Amazon. – aggiungono i Cobas – Sono esempi di propaganda che mostrano la bellezza dello sfruttamento, ma non la perdita dei diritti conquistati nella seconda metà del secolo scorso a suon di lotte.  L’alternanza scuola-lavoro, insieme agli stage gratuiti e al sotto inquadramento degli apprendisti, costituisce la nuova frontiera del mercato del lavoro, in cui lo scambio non è più tra forza lavoro e salario, ma tra lavoro e formazione, reale o presunta che sia. Spesso si tratta di lavoro gratuito tour court, un ossimoro anche da un punto di vista costituzionale. L’art. 36 prevede che il lavoratore abbia diritto ad una retribuzione, che “…in ogni caso garantisca a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. La funzione valoriale dell’alternanza scuola-lavoro è qui evidente: formare i giovani all’idea di un lavoro senza diritti. E che la scuola pubblica svolga una funzione del genere è scandaloso».

«Solo il movimento studentesco, che sta rialzando la testa dopo due anni di reclusione psicologica, denuncia  l’alternanza scuola-lavoro/Pcto come una malapratica da abolire, per riportare nelle aule (da ampliare, ristrutturare e rendere  accoglienti) studenti e studentesse: non si migliora la scuola allontanando dall’istruzione, ma rendendo  migliore la scuola eliminando le classi-pollaio, aumentando gli organici e attrezzando laboratori e aule di  strumenti adeguati e ammodernati. Con la morte nel cuore, oggi entreremo nelle classi e denunceremo nuovamente queste mancanze  ministeriali e governative. – concludono i Cobas – Chiediamo di sapere se, dopo questo tragico evento, i dirigenti dei vari Usr e assessori regionali all’istruzione continueranno a presentare con la stessa enfasi gli inutili premi dei progetti di alternanza scuola lavoro del territorio nazionale, in interminabili e soporifere conferenze online, cui le nostre classi devono sottoporsi per racimolare qualche ora in più. Chiediamo se il Ministero intenda interrompere questa farsa o se neanche un evento così grave come quello di Udine servirà a smuovere gli interessi economici che stanno dietro a questo disegno. Come Cobas chiediamo al Ministero l’eliminazione dei percorsi di Pcto nelle scuole».