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Bolkenstein, il commento del Pri: «Ristori ai concessionari e aste prima possibile»

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MASSA – «È noto che quindici anni orsono è stata emanata dalla Commissione Europea, e dunque anche con l’approvazione dell’Italia che l’ha recepita nell’ordinamento interno nel 2010, la direttiva 2006/123/CE comunemente detta “Bolkenstein” dal nome del commissario, liberale ed europeista, che la propose». Inizia così la nota del Partito Repubblicano di Massa avente oggetto le concessioni balneari ai tempi della direttiva Bolkenstein.

«L’economista e politico olandese aveva in animo uno scopo, senza dubbio condivisibile, che consisteva nel realizzare quel mercato unico europeo che, a parole, tutti gli stati membri dicevano di volere; era ed è infatti principio fondante dell’unione consentire ed incentivare, oltre al libero transito dei cittadini, il libero scambio delle merci e dei commerci. – continua il Pri – In tale ottica l’apertura dei mercati e dei sevizi europei a una logica comunitaria e transfrontaliera con il superamento delle c.d. “rendite di posizione” locali costituiva un’incentivazione ad una innovativa economia sovrannazionale dalla quale gli italiani, forti delle loro tradizioni emigratorie, non avrebbero potuto che avvantaggiasi. Uno dei punti qualificanti della direttiva era quello di “liberalizzare” le concessioni dei beni demaniali impedendo il tacito rinnovo ad libitum ed aprendo quindi, attraverso lo strumento della gara pubblica, la partecipazione di tutti all’uso del patrimonio comune. Come purtroppo troppo spesso accade, l’Italia, dopo aver approvato la direttiva comunitaria ed averla recepita nell’ordinamento nazionale, nulla ha concretamente fatto ed i governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni (centro destra, centro sinistra, giallo verdi, giallo rossi etc. etc. etc.) invece di affrontare con serietà il problema non hanno saputo fare altro se non prorogare la scadenza delle concessioni in corso così delegando, per inescusabile inerzia, i propri poteri istituzionali alla Magistratura che, con una decisione del Consiglio di Stato, ha posto un termine (il 2023) al rinnovo automatico delle concessioni determinando altresì l’obbligo di indire gare pubbliche».

«Il Partito Repubblicano Italiano non può non esprimere un giudizio negativo sul comportamento di tutte le forze politiche che si sono succedute al Governo in tale lasso temporale dato che, nonostante abbiano avuto un margine di tempo più che sufficiente, non solo non hanno risolto il problema – come invece hanno sapientemente fatto altri stati dell’Unione quali la Spagna e la Germania – ma neppure lo hanno affrontato subendo così censure e sanzioni da parte della Comunità Europea. Sta in fatto che oggi l’Italia – che è l’unico paese al mondo che, sostanzialmente, ha “privatizzato” tramite l’istituto della concessione tutta la costa – si trova a dover risolvere un grave problema che trova una evidente contrapposizione tra due interessi entrambi meritevoli di tutela: da una parte la difesa di molte aziende familiari – non tutte, in quanto già ora numerose concessioni sono in mano a gruppi economici di potere – che rischierebbero di perdere gli investimenti fatti nel corso degli anni e dall’altro il diritto della comunità di vedere sfruttato nel migliore dei modi un patrimonio unico al mondo che, attualmente, ha un ritorno economico praticamente irrilevante. – conclude la sezione “G. Mazzini” di Massa – La soluzione proposta è quindi quella che entro un termine ragionevole le concessioni balneari vengano messe in asta in modo che vengano attuati quei giusti principi di libertà nella concorrenza e di ritorno economico dei beni pubblici; contemporaneamente che gli attuali concessionari vengano ristorati per i miglioramenti e le addizioni incrementative apportate ai beni loro concessi tramite un meccanismo che tenga conto dello speso e del migliorato e che venga loro riconosciuto il diritto di prelazione sui futuri affidamenti».

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