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«La Regione stoppa i controlli nelle cave. Conta l’interesse pubblico o i soldi dei potenti?»

MASSA-CARRARA – «Il “Palazzo” stoppa i controlli Arpat nelle cave. Abbiamo assistito alla presa di posizione di associazioni ambientaliste in merito all’azzeramento da parte di Regione Toscana del Progetto speciale Cave. Il progetto permetteva ad Arpat, ente di emanazione Regionale, di verificare le modalità di estrazione e le prescrizioni di carattere ambientale garantendo di conseguenza condizioni di lavoro migliori e più sicure. In pratica si provava a garantire alla nostra collettività un livello più elevato di civiltà coniugando lavoro e ambiente». Inizia così la nota stampa di Rifondazione Comunista Massa-Carrara che torna sull’argomento del progetto speciale cave bloccato dalla Regione.

«I risultati ci sono stati, come chiarisce bene Arpat che non si limita a snocciolare numeri ma ad esprimere come “l’imponente lavoro effettuato in questi 4 anni ha comunque acceso un percorso virtuoso, in molti imprenditori, anche se non in tutti, che ha portato ad una gestione compatibile con l’ambiente delle cave”. Quindi, a dispetto del pensiero comune, si era avviato un progetto pubblico che dava risultati che, sempre parole di Arpat, “ha consentito tra l’altro un numero di controlli 4 volte superiore al passato, consentendo l’effettuazione di almeno un controllo su ognuna delle cave attive nell’arco dei tre anni di durata del progetto”. Eppure dalla politica di palazzo il silenzio assoluto. – aggiunge Rifondazione – Da una parte certo capiamo la difficoltà di chi sta governando la Regione che forse è arrivato su quelle poltrone con promesse ai concessionari di cave e dall’altro non ci sorprende l’atteggiamento corporativista della destra che è sempre pronta a tirare in ballo la Regione, fuorché quando si vanno a toccare i nervi scoperti del capitale».

«Allora il governo della Regione, che ci preme ricordare doveva fermare le destre, diventa miracolosamente un fedele alleato che non bisogna disturbare. Insomma sulle cave una maggioranza trasversale e corporativa. Rifondazione Comunista crede fermamente che il progetto speciale cave sia stato bloccato perché funzionava, perché nei 3 anni di attività “l’esito dei controlli regolari è andato via via crescendo”, ma “il numero delle sanzioni amministrative e le comunicazioni di reato sono invece in proporzione cresciute segnalando così che i comportamenti non rispettosi della legge sono comunque presenti e giustifica un’attenzione specifica nel settore da parte di Regione e Arpat”. – concludono da Rifondazione – Molto probabilmente le dichiarazioni di Arpat non rispecchiano il pensiero della politica che ha appunto preferito azzerare l’intero progetto e preferisce molto probabilmente farsi dettare le politiche di territorio da pochi ricchi concessionari di cava».