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Concessioni balneari, Fdi: «Spiagge a rischio svendita». M5s: «Disposizione inevitabile»

L'assessore regionale Leonardo Marras: "Inaccettabile che il destino dei concessionari venga stabilito da un giudice"

MASSA-CARRARA – C’è forte preoccupazione nel mondo della politica apuana dopo la sentenza del Consiglio di Stato, che ha consentito la proroga delle concessioni balneari solo fino al dicembre 2023. “Le spiagge rischiano la svendita. Un terremoto che ha gettato nell’angoscia migliaia di imprese toscane, per lo più a conduzione familiare”, commentano il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Francesco Torselli, ed il vice-capogruppo Vittorio Fantozzi, vicepresidente della Commissione Sviluppo economico. “E’ forte il timore che le spiagge toscane finiscano a multinazionali straniere”.

“La Regione Toscana deve difendere un mercato ed una tradizione che affondano le radici nel passato e nel presente – affermano i due -. Si innesca una corsa contro il tempo per riordinare il settore, la Regione deve sollecitare il Governo a inserire meccanismi che non penalizzino gli operatori, magari prevedendo criteri premiali nei bandi per gli imprenditori che hanno realizzato investimenti. 60 anni di storia non possono essere cancellati da una sentenza e non possono essere rottamati dalle spinte di burocrati europei. Dalla Versilia alla Maremma i nostri stabilimenti balneari rappresentano un fiore all’occhiello e costituiscono un grande volano per il turismo regionale. Basta con la Toscana terra di conquista per gli stranieri!”

Sul tema è intervenuto anche lo stesso assessore regionale Leonardo Marras: “E’ inaccettabile – dice – che il destino dei concessionari venga stabilito da un giudice. Per questo occorre che il Governo e il Parlamento offrano rapidamente una soluzione condivisa con la Commissione europea. E’ in gioco il patrimonio costituito dalle nostre imprese”.

“Purtroppo era nell’aria una conclusione del genere  – prosegue l’assessore – la sentenza ci preoccupa ma non ci stupisce. Stiamo approfondendo con l’avvocatura i dettagli per valutare nel concreto i reali e immediati effetti della sentenza: non siamo interessati a sapere se un atto amministrativo dei Comuni o la circolare della Regione possano o meno rimanere in piedi, quello che ci interessa è il destino dei concessionari”.

Marras evidenzia come esistono già dei percorsi attivati su scala regionale che possono offrire spunti preziosi: “La Regione Toscana, con la legge 31 del 2016, aveva offerto un modello che può essere la base di una riflessione nazionale. Anche la Regione Veneto, di visione politica opposta alla nostra, si è dotata di una regola per garantire investimenti e durata delle concessioni partendo dai progetti degli attuali concessionari. In ogni caso, a questo punto, occorre fare presto per non lasciare nell’incertezza un intero settore proprio in preparazione della prossima stagione che può essere il banco di prova del buono fatto finora anche nel contrastare la pandemia. I balneari hanno offerto fin qui una grande collaborazione e accolto al meglio tanti italiani negli ultimi due anni. Ora non possiamo sbagliare. Lunedì – conclude – ci confronteremo con gli altri assessori regionali: è fondamentale condividere una posizione unitaria da sottoporre rapidamente al Governo”.

Diversa la posizione di Luana Mencarelli, consigliera del Movimento 5 Stelle di Massa, perplessa anzitutto riguardo all’atteggiamento dei balneari che – afferma – “sostengono che una decisione giuridica si è di fatto sostituita al poter politico, quando regolarmente gli imprenditori ricorrono al TAR per demolire proprio deliberazioni politiche. Forse questo tipo di sostituzione è ritenuta corretta solo quando le sentenze esprimono posizioni congeniali? Il Consiglio di Stato è intervenuto per il rispetto della legalità e della gerarchia normativa, costretto proprio dall’assenza di responsabilità della politica”.

“L’Italia riconosce l’Europa quando le serve – prosegue la consigliera – ad esempio quando vuol accedere al Pnrr, ma spesso non si è ritenuta vincolata dalle sue Direttive, senza ammettere però che questo atteggiamento bipolare ha fatto gravare sugli italiani il peso delle infrazioni.  Nel caso della mancata applicazione della Bolkenstein del 2006 l’Europa ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia perché il Parlamento è andato in direzione contraria.  Sarebbe stata sconcertante una sentenza diversa da parte del Consiglio di Stato e mi stupiscono le dichiarazioni di sorpresa da parte di tutti, almeno che non si confidasse ancora sulla mancanza di determinazione da parte del Governo. Draghi, il “decisore”, si è ben guardato dal prendere questa precisa posizione. Aggiungo che il danno maggiore lo ha fatto proprio la politica dal 2006, la redazione dell’ultima legge con cui si statuiva la proroga al 2033, ma soprattutto la rapida applicazione della stessa da parte di alcuni Sindaci, tra cui Persiani.  In Italia ci sono stati invece Sindaci responsabili che si sono opposti all’applicazione di una legge nazionale illegittima, proprio nel rispetto degli imprenditori che hanno il diritto di lavorare in un ambito di chiarezza. Su questa base avevo presentato un atto per chiedere all’amministrazione Persiani di annullare in autotutela la determina con cui si applicava la proroga al 2033, perché era chiaro che giuridicamente quella norma non avrebbe retto di fronte ai ricorsi di quei sindaci e dell’AGCOM. Ovviamente non mi fu dato ascolto.  Il vuoto normativo non c’è ora, ma dal 2006 e le associazioni di categoria dovrebbero “ringraziare” quella politica, e i suoi politicanti, che li hanno sempre illusi permettendogli di pensare di essere “proprietari” dell’arenile invece che semplici concessionari. Il demanio lo avevano solo in prestito temporaneo. Si sono lasciate costruire case, piscine, opere di difficile amovibilità, anzi modificandone anche la definizione a favore di chi le realizzava e ora i nodi vengono al pettine”.
“Si colga questa inevitabile disposizione per ridisegnare l’utilizzo dell’arenile – suggerisce infine la consigliera – la giusta contribuzione per averne la possibilità d’uso temporaneo, il dovuto controllo fiscale e l’applicazione dei contratti di lavoro, ma soprattutto la restituzione ai cittadini del maggior numero di spiagge libere erose dalla pochezza amministrativa. Ricordiamo che anche tutto questo è difeso dalla nostra Costituzione. “