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Marmo, Martinelli: «Da Confindustria un ricorso per tutto e Zubbani vuole tornare a 15 anni fa»

Il vicesindaco di Carrara replica agli industriali e all'ex sindaco: «Le aziende non vogliono regole». E intanto Bernardi: «In Consiglio chiesi di annullare il Regolamento degli agri marmiferi»

CARRARA – «I ricorsi che hanno presentato in questi quattro anni parlano da soli: alcune imprese pretendono di scavare dove vogliono, quanto vogliono e come vogliono, senza doversi curare delle creste, delle sorgenti, dei boschi e di condividere parte dei loro faraonici profitti con la città. Non stanno chiedendo regole chiare, questi soggetti le regole non le vogliono affatto. E’ scritto nero su bianco nelle azioni legali presentate dai loro avvocati tra le cui fila, da oggi, possiamo tornare ad annoverare ufficialmente Angelo Zubbani» lo afferma il vicesindaco Matteo Martinelli evidenziando che «con la sua uscita a mezzo stampa sull’articolo 21, l’ex primo cittadino non solo lancia pubblicamente il suo progetto di restaurazione per riportare la città indietro di 15 anni ma si erge anche apertamente a difensore di Confindustria».

Secondo Zubbani, gli industriali del marmo hanno ragione a pretendere chiarezza su come saranno spesi i soldi del settore lapideo incassati da Palazzo civico. L’assessore al Marmo, nel replicare all’ex sindaco, snocciola le cose fatte: «Abbiamo approvato i Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi che hanno introdotto nuove e maggiori tutele per creste e sorgenti e imposto quantitativi massimi all’estrazione, e Confindustria ha fatto ricorso. Abbiamo varato il nuovo Regolamento degli Agri Marmiferi, che ha posto fine al rinnovo automatico delle concessioni andando a definirne la durata, e Confindustria ha fatto ricorso. Abbiamo rivisto al rialzo le tariffe sui materiali più pregiati, per renderle più eque, e Confindustria ha fatto ricorso. Abbiamo proposto il regolamento dell’articolo 21, che permette alle imprese di estendere il periodo transitorio non solo incrementando la filiera ma anche investendo in opere di pubblico interesse e Confindustria ha fatto ricorso. Abbiamo introdotto un sistema di tracciabilità per dare trasparenza alle qualità di materiali che scendono dal monte, rendere le tariffe più eque, garantire il rispetto della lavorazione del 50% e Confindustria ha fatto ricorso… il messaggio è chiaro – sintetizza Martinelli – non stanno chiedendo regole certe, loro le regole non le vogliono proprio».

Il vicesindaco ricorda che l’azione dell’amministrazione è da sempre improntata a introdurre maggiore equità, più tutele per l’ambiente ma anche al tentativo di ricucire la spaccatura tra il mondo del marmo e i cittadini: «Ogniqualvolta abbiamo tentato di stimolare le imprese a fare qualcosa in più per la comunità molte di queste hanno risposto a suon di carte bollate… al di là dei proclami, i fatti parlano da soli». Martinelli rileva inoltre che «le ultime uscite a mezzo stampa, delineano chiaramente una grande ammucchiata da destra a sinistra affinché tutto ritorni “come prima”, a quando gli industriali avevano mano libera. I ritorni di fiamma tra vecchi alleati e l’assist di Zubbani a Confindustria dicono tutto. E spiegano anche perché noi, in meno di un mandato e con una pandemia mondiale in corso, abbiamo completato un’opera di riforma e di adeguamento alle leggi sovraordinate che i nostri predecessori evidentemente non hanno avuto né la voglia né il coraggio di portare avanti, nonostante i 10 anni alla guida della città e i proclami messi nei loro programmi elettorali smentiti clamorosamente dai fatti».

Intanto sull’argomento interviene anche Massimiliano Bernardi, consigliere comunale, ex assessore nella giunta Zubbani e oggi sostenitore del candidato a sindaco del centrodestra, Simone Caffaz: «Martinelli, basta! Getti la spugna e la smetta di fare polemica. Fioccano i ricorsi degli industriali del marmo contro le “regalie” dell’articolo 21 e aumentano le spese per avvocati ed eventuali condanne, ma da mesi il vicesindaco continua a pavoneggiarsi e definisce la posizione delle aziende “un’occasione persa”. È del tutto evidente invece che le modalità previste per riconoscere la cosiddetta “premialità” sono sbagliate e che l’articolo 21 pecca nel prevedere passaggi ingarbugliati, percorsi poco trasparenti ed eccessiva discrezionalità da parte dell’amministrazione nel giudicare le proposte. Oltre al fatto che gli imprenditori più importanti e quotati possono proporre progetti più costosi e forse ottenere il massimo come premialità, mentre quelli che non arrivano a pagare i lavoratori alla fine del mese il premio se lo sognano e alla fine perdono la cava e il lavoro. Per questi motivi avevo chiesto in Consiglio comunale che fosse annullato il Regolamento degli agri marmiferi perché non tutela né i lavoratori né le imprese e nemmeno l’ambiente».