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«Ma sotto la Focolaccia c’è anche l’oro?». Il Parco delle Apuane difende il suo Piano integrato

Putamorsi: «Stiamo parlando del 1,78% della quantità totale che si può escavare nel comune di Massa. Con la nostra proposta, i posti persi nelle attività dismesse possono essere recuperati nell'allargamento dell'aree contigue di cava individuate»

MASSA – È scontro aperto tra Comune di Massa e Parco Regionale delle Alpi Apuane. L’amministrazione comunale massese non ha gradito la bozza del piano integrato che il Parco ha presentato agli enti locali, in particolare, l’amministrazione Persiani non ha per niente gradito la decisione del Parco: niente escavazioni alla Focolaccia. Con il Pabe (piano dei bacini estrattivi) adottato dal Consiglio comunale, il Comune aveva infatti previsto la riapertura della cava al passo che si estende sotto il Monte Cavallo. Uno scontro che ha coinvolto il sindaco Francesco Persiani, parte della sua giunta, e il presidente del Parco Alberto Putamorsi. E proprio Putamorsi ha voluto chiarire la faccenda dal punto di vista del Parco regionale, con una conferenza stampa negli uffici di Massa, in via Simon Musico.

Incredulità e incomprensione. Queste, in sunto, le emozioni espresse da Putamorsi nello spiegare l’iter e le motivazioni che hanno portato il Parco a non rendere area contigua di cava la Focolaccia nel nuovo piano integrato che, ricordiamo, ancora è in bozza. Incredulità e incompresione per la reazione del Comune di Massa di fronte ad uno studio lungo 18 mesi, finanziato da fondi europei, che ha scavato a fondo il territorio del Parco, aprendosi al confronto pubblico con tutti i soggetti coinvolti. «Massa è diventato l’unico punto di scontro nel terrtiorio del Parco. – ha dichiarato Alberto Putamorsi durante la conferenza stampa – Ci siamo confrontati anche con il Comune di Seravezza dopo le elezioni e, fatta eccezione per il Comune di Massa, gli enti locali hanno sostanzialmente dato il via libera, tenendo conto che hanno comunque tempo fino al 20 ottobre per presentare le osservazioni a cui poi dovremo rispondere. Di fatto, già 5 o 6 anni fa avevamo fatto una delibera di procedimento per l’attuazione dello studio per il piano integrato, ma la Regione Toscana bloccò tutto per completare il Pit. L’iter prevede che le competenze degli enti comunali siano limitate alle osservazioni, non vincolanti. Ma noi abbiamo deciso di condividere il più possibile, tant’è che un accordo di massima, non nei dettagli, era stato raggiunto anche con il Comune di Massa per quanto riguarda le tavole che lo coinvolgevano».

Putamorsi ha voluto sottolineare un concetto da lui ritenuto fondamentale: «non è il Parco a decidere quanto si scava o se si scava. – ha detto – Il Parco decide dove si può scavare e dove non si può scavare. Poi c’è il piano cave della regione che assegna una quantità massima ad ogni comune che, nelle aree individuate dal Parco, può autorizzare e gestire le cave. Il Comune di Massa può autorizzare l’escavazione di oltre 3 milioni di metri cubi in 10 anni secondo la legge regionale, noi possiamo solo dire dove si può scavare. Sulla Focolaccia non mi aspettavo un Pabe che potesse ipotizzarvi un’escavazione, perchè già il Pit non nè prevede la possibilità. Per questo anche sul versante di Minucciano della Focolaccia abbiamo fatto cessare un’attività esistente. In ogni caso, la Focolaccia non è l’unico sito nel comune di Massa su cui siamo intervenuti nella bozza, anche la Valsora Alta non è stata inserita fra le aree contigue di cava. Stiamo parlando di due siti dove in questo momento non è attiva nessuna attività estrattiva. E, in ogni caso, la Focolaccia rappresenta solo l’1,78% della quantità totale che il Comune potrebbe scavare. Con la Valsora si arriva al 4%. Ma se per la Valsora abbiamo più volte detto che siamo pronti ad ascoltare le eventuali osservazioni del Comune per trovare un punto d’incontro, sulla Focolaccia siamo intransigenti».

Il sindaco Persiani e altri esponenti dell’amministrazione avevano criticato la scelta del Parco, accusando l’istituzione di voler boicottare l’attività estrattiva massese anche a fronte di un progetto di riqualificazione che il Comune avrebbe inserito nel Pabe, sempre riguardante la Focolaccia. «Il progetto di rivalorizzazione della Focolaccia, effettuato dall’Università di Siena, non c’è nel Pabe, che ricordo è solo adottato e non ancora approvato, per cui c’è una sostanziale differenza. – dice Putamorsi – Questa è l’ennesima bugia del sindaco Persiani. Quello presente nel Pabe è solo un progetto di compensazione che tutti i piani estrattivi hanno. In poche parole, alla Focolaccia il Comune avrebbe ipotizzato di gettare componenti artificiali sul ravaneto per accelerare il processo di rinaturalizzazione, dopo di che avrebbe creato un’applicazione per telefoni per illustrare agli escursionisti il paesaggio circostante, dopo aver recuperato uno stabile da usufruire per la comunità, l’unico segnale decente rispetto alle prime due proposte. Ma questo non è un piano di valorizzazione, solo compensazione. Noi, oltretutto, offriamo un piano più ampio alle industrie rispetto ai Pabe, che hanno una validità di soli 10 anni. Di qui a dire che vogliamo danneggiare le attività a Massa. Guardiamo i numeri: in tutto il territorio del Parco sono 519 gli addetti all’escavazione. Con il nostro piano integrato andremo a ridurre di 25 unità, ma non subito, in 4 o 5 anni. Inoltre, nel piano, abbiamo allargato le aree contigue di cava rispetto ai Pabe, offrendo quindi la possibilità di far rientrare queste unità in altre attività estrattive individuate seguendo due principi: la fragilità ambientale e profili giacimentologici».

«La dismissione della Focolaccia permetterebbe al sito di entrare nel Pit e quindi di entrare nel bilancio della Regione Toscana. In poche parole diventerebbe un sito dove la Regione Toscana dichiara di voler intervenire. Così come tutti gli altri siti, 5 o 6, di cui il piano integrato prevede la dismissione. – ha spiegato Putamorsi – Il lavoro svolto dall’archietto Fabio Cinquini è stato eccezionale. In questo piano noi abbiamo studiato ogni metro quadrato di territorio. Ogni sindaco, che sia di centrodestra o centrosinistra ha sostanzialmente dato la sua approvazione. Tutti tranne Persiani. A questo punto mi viene da chiedere: ma sotto la Focolaccia c’è anche l’oro?».

Presente alla conferenza anche l’architetto Cinquini, autore dello studio di 18 mesi che ha portato a questa prima bozza di piano integrato, in attesa delle osservazioni dei Comuni e, soprattutto, dell’iter amministrativo previsto dalla Regione Toscana che in una prima fase dovrà approvarla negli uffici, in giunta e poi in consiglio regionale, prima di renderla pubblica e raccogliere le osservazione degli enti pubblici e privati nei successivi 60 giorni. Anche Cinquini è stato chiaro nel definire il ruolo di questo importante documento: «Noi non decidiamo chi apre e chi chiude, quello lo decide il Comune. C’è un equivoco su cui forse è cascato anche il sindaco Persiani: il compito del Parco è quello di individuare i perimetri che dal 1997 sono provvisori. I comuni sono stati informati che hanno redatto e adottato dei Pabe su dei limiti provvisori perchè questi limiti devono essere definiti scientificamente. In ogni caso, per gli oltre 500 elaborati presenti nel piano integrato del Parco sono stati chiesti ai Comuni i dati raccolti negli studi. Però ricordo che il Pabe a Massa è stato adottato, sostenere che arrivi all’approvazione in questa forma non è solo presunzione politica, ma anche tecnica. Il piano del Parco non è strumento negativo per le attività estrattive, anzi se venisse approvato sarebbe la garanzia delle compatibilità delle cave. Nei numeri, il Comune di Massa non è contento del nostro lavoro perchè è come se ci stesse chiedendo di regolare l’attività estrattiva dei prossimi centosessant’anni. Abbiamo allargato in molte tavole l’area contigua di cava rispetto al Pabe, sta poi al Comune decidere chi e dove, in queste aree, potrà escavare».