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«Allargamento giunta regionale, la posizione di Bugliani lascia perplessi»

TOSCANA – «La notizia che il consigliere regionale Bugliani abbia assunto una posizione contraria all’allargamento della giunta regionale, quindi alla creazione di un nuovo assessorato e di un posto da sottosegretario, lascia perplessi quanti hanno letto le pagine di cronaca politica locale; ricordo gli attacchi mossi, non molto tempo fa, verso la Regione, il presidente Giani per non aver riconosciuto il peso elettorale di Bugliani, così come non ho dimenticato gli interventi, numerosi, di quanti legavano una possibile rinascita del nostro territorio all’ottenimento di un assessorato, né si possono omettere le rivendicazioni avanzate ogni volta che il tema della riforma statutaria è stato affrontato, lo scontro tra correnti e partiti della coalizione». A parlare è il consigliere comunale di Arcipelago Massa, Andrea Barotti, che interviene sulla questione del nono assessore regionale, idea rifiutata da Giacomo Bugliani.

«Sul punto, vorrei far osservare che la corrente zingarettiana, all’epoca (dicembre 2020) il segretario nazionale non era Letta, determinò una spaccatura nel PD opponendosi al nono assessore ritenendo “inopportuno parlare di posti mentre la gente lottava contro la pandemia”. – continua Barotti – Oggi mi chiedo cosa abbia fatto cambiare idea a quanti reclamavano un ruolo nel Governo della Toscana. Forse il problema del costo della politica non esisteva anche prima? Una fetta del Pd pensa di inseguire quel populismo che guarda alla spesa per le indennità ma non considera la rappresentatività, la capacità e la produttività? Un consigliere o un assessore che svolgono male il loro compito percepiranno sempre di più quanto meritano (il poco o il tanto dipende dalla qualità del lavoro compiuto); sul tema dell’eventuale onere per le casse regionali era stata ventilata l’ipotesi di una ridefinizione dei compensi stabiliti per i membri della giunta così da evitare aggravi. Penso che se le ragioni alla base delle proteste, delle accuse di emarginare la provincia di Massa-Carrara fossero state solide al posto del “gran rifiuto” oggi, sui quotidiani, campeggerebbero ben altri titoli; ed ancora, se la rinascita, l’arrivo di risorse, finanziamenti fossero legati, come qualcuno sosteneva, ad un assessorato perché mettersi, dopo tante insistenze, di traverso alla riforma? Questo povero territorio non merita il costo di un assessore per poter rifiorire? Non sarebbe un investimento che Massa-Carrara meriterebbe? Per quanto mi riguarda, come già avevo espresso mesi or sono, la ripartenza non dipende dalla sola presenza di un apuano nella Giunta regionale. Ci vogliono proposte, progetti da avanzare; idee che possono sostenere, con la dovuta forza, impegno e coraggio gli eletti specie i componenti della maggioranza».

«Per essere più chiaro, la vicenda della Sanac, fino ad ora, ha dimostrato come non sia sufficiente avere dei rappresentanti istituzionali (locali, regionali, nazionali), financo la presidenza della Commissione attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati visto che gli operai della sede apuana, nonostante la partecipazione dello Stato in ArcelorMittal, non conoscono ancora quale sia il loro futuro; questa vicenda, come altre, è la conseguenza di un panorama politico impoverito in cui mancano politici, forse irripetibili, del calibro di Giorgio La Pira che,- aggiunge Barotti – da sindaco di Firenze nel 53, salvò, grazie ad un altro grande italiano il Presidente di Eni Enrico Mattei, il Pignone».

«La Pira, Mattei avevano una visione sociale, industriale, di sviluppo e del mondo del lavoro che sembra mancare nella classe politica odierna da qui il peso che, a livello nazionale, il presidente Draghi, un eccellente tecnico, ha assunto sui partiti; per quanto riguarda il nostro territorio la politica soffre dello stesso problema, non ha una proposta, credibile, di futuro e così, ad esempio, l’amministrazione Persiani appoggia delle varianti per far nascere altri centri commerciali, punta sull’estrazione del marmo quando, invece, dovrebbe pensare al manifatturiero, alla formazione ed impegnarsi per creare più poli produttivi alternativi al lapideo cominciando, ad esempio, ad agevolare il rafforzamento della metalmeccanica o della nautica. – chiude Barotti – In conclusione, i valori, le idee sono il motore di una società nonché la ragione per la quale i ruoli, gli incarichi nelle istituzioni hanno un senso».