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Eutanasia, Mosti (Pd): «Tempo che il Parlamento dimostri di avere rispetto per se stesso»

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MASSA – «Eutanasia, cioè “buona morte”. Questo termine dovrebbe già farci riflettere. Per le persone sane, per le persone che hanno speranza di guarigione, insomma per la maggior parte di noi, la morte non è mai buona, e ognuno desidera che per sé stesso e i suoi cari arrivi poi tardi possibile. A che punto di sofferenza deve essere arrivata una persona per poter anche solo concepire che la morte sia buona? Questo è ciò che è capitato alle tante persone che hanno deciso di intraprendere il lungo cammino verso una morte dignitosa Persone che hanno dovuto agire in clandestinità, o affrontare spese enormi e disagi quasi insopportabili per raggiungere la Svizzera». A parlare è la consigliera comunale del Pd a Massa, Elena Mosti, dopo che la risoluzione da lei presentata sul tema dell’eutanasia è stata respinta nell’ultima seduta del consiglio comunale massese.

«Mentre a Massa la risoluzione 159: “Azioni volte a tutelare il rispetto delle volontà individuali al momento del fine vita e per il diritto ad una morte dignitosa” è stata respinta, nella capitale sono state appena consegnate 1.200.000 firme. Un milione e 200mila. Per la precisione 1.231.765. Tantissime, molte di più delle 500mila necessarie per chiedere il Referendum. Di queste firme, quasi 400mila sono state raccolte on line. Interessante sapere che sono soprattutto giovani e donne le persone che hanno scelto la firma digitale. 2970 autenticatori. 13.291 volontari e volontarie. 1765 avvocati. 6000 tavoli in 1000 Comuni. Una grande partecipazione e tre mesi di lavoro che ha dimostrato la trasversalità dell’argomento. – conclude la Mosti – Hanno firmato sindaci di destra e di sinistra. Persone credenti e non credenti. Oltre le ideologie. Anche questa è politica, quella che nasce, cresce e si sviluppa dal popolo. La prima proposta di legge su questo argomento risale al lontano 1984, ad opera dell’On. Fortuna, l’ultima risale ad 8 anni fa (13 settembre 2013) ed è stata sottoscritta da oltre 70.000 cittadini. E’ tempo che il Parlamento dimostri di avere ancora rispetto di se stesso. Siamo stati davvero tanti e tante. La libertà di scegliere sulla propria vita deve diventare legge».

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