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«Priorità a sanità, sicurezza e scuole. Spopolamento? Il male peggiore: l’unica via è creare lavoro»

La candidata a sindaco Elisabetta Sordi svela i punti cardine del programma della lista Pontremoli Più: «Pnrr opportunità unica per Pontremoli, ma non possiamo continuare da soli»

PONTREMOLI – E’ iniziata ufficialmente la campagna elettorale che si terrà il 3 e 4 ottobre e che vede in corsa per la carica di sindaco proposto dal centrosinistra la già candidata alle regionali Elisabetta Sordi, medico, che prende il posto del marito Francesco Mazzoni, che proprio in questi giorni si è ritirato dalla politica. Una vocazione di famiglia, che Elisabetta porta avanti per la sua Pontremoli. La Voce Apuana l’ha intervistata per comprendere, a grandi linee, quali saranno i punti cardine del programma della lista “Pontremoli Più”.

Cosa l’ha spinta a candidarsi?
«La spinta principale è la stessa di cinque anni fa, cioè la voglia di fare qualcosa di concreto per il futuro di Pontremoli e, adesso, la motivazione della candidatura a sindaco è più forte perché siamo riusciti a fare questo percorso molto importante dove ci presentiamo con una lista unitaria, quindi è una grande occasione di svolta per il paese. Il modo in cui è stata amministrata Pontremoli in questi ultimi dieci anni non è un modo che noi condividiamo, in quanto non c’è un riscontro oggettivo di un buon governo e di una crescita. E’ un momento strategico e fondamentale perché ci saranno le risorse del Pnrr, un’occasione unica per cambiare Pontremoli, o ci proviamo ora o non ci riusciremo più.»

Pontremoli ha diverse questioni in sospeso, tra le quali il ponte Zambeccari che continua a essere a senso unico alternato. Come pensate di intervenire qualora foste voi a vincere le elezioni?
«Si sta insinuando, da qualche giorno, che l’esposto che ha portato alla chiusura del ponte sia provenuto dalla minoranza, ma non è così perché abbiamo il coraggio di mettere il nome su quello che facciamo. Eravamo preoccupati sulle condizioni del ponte, questo è certo, e infatti abbiamo portato diverse interpellanze in sede di consiglio comunale e chiunque, comunque, viste le condizioni della struttura, ne avrebbe potuto comprendere la pericolosità. Il ponte era nel programma del 2016 della lista “Cara Puntremal”, ma la cifra di più di un milione entrata nelle casse comunali per altre questioni, non è stata investita nel rifacimento del ponte, ma negli asfalti. Ora siamo alla fase di progettazione, il vicesindaco ha detto che nel 2022 il ponte sarà finito, ma in realtà mancano i soldi. Come per tutte le opere grandi che richiedono un altrettanto grande investimento economico servono bandi, che abbiamo perso. Ci sono altre due richieste di finanziamento in corso, ma su bandi non adeguati. Finché non si riusciranno a trovare i fondi continuerà lo stato di emergenza. Noi, oltre a cercare i fondi tramite bandi adeguati, vorremmo recuperare i 5 milioni di euro di tasse che l’amministrazione Baracchini non ha mai riscosso negli anni passati per andare a sistemare il problema una volta per tutte. D’altronde, a questo servono le imposte, per far ricadere le entrate delle casse comunali in servizi ai cittadini.»

Ultimamente le frazioni hanno mostrato malessere nei confronti della politica, c’è un progetto dedicato al vasto territorio della “periferia” di Pontremoli?
«Il nostro programma prevede di portare il metano in tutte quelle frazioni che ne sono prive, perché se vogliamo mantenere le persone sul territorio occorre agevolare chi lo abita. Inoltre, occorre lavorare sulle condizioni delle strade e garantire l’accesso ai mezzi di pubblico soccorso. Non è pensabile che si possa abitare la montagna in assenza dei servizi principali. Siamo pronti a collaborare con la Provincia per risolvere queste importanti problematiche.»

Pontremoli è molto lanciata dal punto di vista turistico, ma cosa può ancora fare un’amministrazione?
«Pontremoli sta andando molto bene perché ha avuto il coraggio e l’intuizione di privati che hanno deciso di investire in questo comune. L’amministrazione si deve però prendere cura del decoro urbano, perché se i turisti quando arrivano trovano una città sporca con rifiuti da tutte le parti, ecco che l’attrattività di Pontremoli cade e lo sforzo dei privati diventa inutile. Occorre anche avere cura del patrimonio storico, che deve essere al centro dell’attività turistica. Importante una Aztl che funzioni per davvero, con orari e giorni precisi previ accordi con residenti e commercianti. E’ un modo per rivitalizzare il centro, ma deve essere fatta nel modo corretto.»

Sembra che ben 600 persone l’anno lascino questo territorio; infatti, la Lunigiana è terra soggetta a continuo spopolamento. Come pensate di intervenire per limitare questo fenomeno che riguarda anche Pontremoli?
«Il tema dello spopolamento è il male più grande che dobbiamo affrontare, l’unica via reale è creare lavoro. La gente va fuori perché a Pontremoli lavoro non c’è, e se qualcuno deve fare il pendolare lo fa per amore nei confronti della nostra terra, ma dopo anni diventa pesante perché l’organizzazione del trasporto pubblico fa acqua da tutte le parti. Occorre creare opportunità di lavoro, proporre agevolazioni ad aziende affinché aprano sedi delocalizzate a Pontremoli. Tanti lavorano nelle aziende del parmense che potrebbero aprire una filiale di qua dalla Cisa. Un’altra possibilità è quella di studiare degli abbonamenti, magari autostradali, e degli orari più flessibili di treni e autobus per rendere più facile la vita ai pendolari.»

Sicurezza: Pontremoli ha vissuto un momento difficile, caratterizzato da varie risse e altri episodi spiacevoli. Come pensate di intervenire?
«Siamo in emergenza. Serve un accordo con tutte le forze dell’ordine affinché nei giorni e negli orari più a rischio pattuglino le strade e le piazze, con l’ordine di intervenire quando è necessario senza stare a guardare. Solo così si può arginare il fenomeno.»

Strade: molti reticoli del territorio sono di difficile percorrenza, o presentano spesso smottamenti franosi a causa di una Lunigiana fragile, caratterizzata dal dissesto idrogeologico. Pensate di poter investire in questo tipo di sicurezza? Se sì, come?
«L’unica strada che vedo è quella di recuperare il patrimonio boschivo. Ci sono piani di utilizzo di alcune piante che servono per poter rafforzare la montagna. Non è una soluzione a breve termine, ci vorrà del tempo. Il patrimonio boschivo va curato. Il Pnrr potrà essere utile perché tanti sono i bandi europei dedicati alla cura del territorio. Il Trentino ne è un esempio virtuoso.»

Pontremoli, e anche le frazioni, hanno grandi problemi di connessione e telefonia. Dato che alcune associazioni promuovono questo territorio come ideale per lo smart working, non sarebbe importante incrementare il servizio? Come pensate di agire?
«E’ un problema reale. E’ impossibile pensare di promuovere lo smart working, che è un’iniziativa lodevole, se poi non funziona internet o la telefonia mobile, entrambi servizi fondamentali nel 2021. La prima cosa da fare sarà quella di chiedere a chi di dovere di installare un nuovo ripetitore che possa servire le vallate oggi non coperte da alcun segnale e in modo tale da rafforzare tutte le altre.»

Ospedale di Pontremoli: è stato depotenziato e rischia di esserlo ancora. E’ un servizio fondamentale che dovrebbe, invece, essere incrementato in un’area di montagna come questa. Come agirete nei confronti delle istituzioni più alte?
«Abbiamo un canale di comunicazione specifico con Regione Toscana. Una delle poche cose buone del Covid è stato far capire ai piani alti che la sanità territoriale e quella periferica sono fondamentali. La linea del futuro, quindi, potrebbe essere diversa. Noi punteremo a richiedere un potenziamento dell’ospedale tramite il miglioramento dell’assistenza base per i cittadini del territorio: un pronto soccorso efficiente, la possibilità di ricoverare gli anziani in medicina, la chirurgia per gli interventi di routine più richiesti dalla popolazione, il potenziamento delle cure intermedie e un hospice in Lunigiana dedicato ai malati che non son più gestibili a casa e, infine, il potenziamento dell’assistenza domiciliare che sta funzionando bene e che è molto apprezzata dai cittadini.»

In vista del Pnrr che, se ben sfruttato, porterà moltissimi soldi ai territori come la Lunigiana, come pensate di porvi?
«E’ un’opportunità unica, ma non possiamo ragionare da soli perché il singolo comune non potrà ottenere grandi risultati. Per questo motivo noi insistiamo per entrare nell’Unione dei comuni, che sicuramente va migliorata, ma rimanere da soli in questo periodo storico è una strategia fallimentare, perché tutti gli altri andranno avanti senza di noi. Non possiamo continuare a rimanere esclusi. Già per la gestione dei rifiuti ci siamo dovuti accodare all’Unione con accordi per noi svantaggiosi e tanta confusione, a dimostrazione che la Lunigiana può camminare solo unita.»

Uno dei punti del vostro programma al quale tenete particolarmente?
«Un altro tema carissimo è quello delle scuole. Nel tempo, Pontremoli è passato da essere uno dei centri di riferimento studenteschi, con tanti indirizzi di studio, a perdere l’appeal e rischiare di non formare le classi, complice sicuramente lo spopolamento, ma anche il fatto che i genitori non vogliono mandare i loro figli in scuole fatiscenti e non a norma. E’ il caso delle scuole di via Roma, che non rispondono più ai parametri di sicurezza sismica e che sono in attesa di una ristrutturazione dal 2018. Il Comune ha partecipato a un bando per 12milioni di euro che però ha perso perché inadeguato, in quanto il progetto dell’amministrazione aveva previsto la demolizione di un palazzo che è storico e di cui quindi non si poteva certo pensarne la totale ricostruzione. Inoltre, la persona che ha fatto la perizia sismica è la stessa che aveva pronto il progetto da proporre, quindi anche per questo non è stato finanziato. I ragazzi del liceo sociopsicopedagogico e i bambini della scuola dell’infanzia continuano ad andare a scuola in un edificio pericoloso. Con un intervento di stabilizzazione la scuola oggi sarebbe in sicurezza. Se non si dà l’idea di investire sulla sicurezza dei ragazzi è normale aspettarsi che i genitori non li iscrivano. Sul Belmesseri, altra situazione problematica, la Provincia e il Comune si rimpallano le responsabilità. La Provincia ha trovato circa 650mila euro per sistemare il tetto, ma il Comune dovrebbe testare la sicurezza sismica delle pareti, e sembrano non riuscire a uscire da questa situazione. La Provincia in questi ultimi anni ha dato tantissimi soldi per le scuole: vedasi quelle di Bagnone, Villafranca e Aulla. Non è, quindi, una questione di colore politico, semplicemente se si riesce a fare un buon progetto e se si ha la volontà di collaborare con la Provincia le problematiche si possono risolvere.»