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Il notaio Alessandro Matteucci candidato a sindaco di Carrara: «La politica si fa in piazza. Voglio portare l’innovazione»

«Non chiederò l'appoggio di alcun partito. Tutti coloro che siano interessati a camminare al mio fianco dovranno necessariamente accettare che il cittadino sia al centro del percorso»

CARRARA –  «Adesso io vi faccio da cavia, vi mostro come deve essere trattato il politico, che deve essere innanzitutto un vostro dipendente. Siate buoni datori di lavoro, trattatemi con severità, io non ho paura di stare in questa posizione». E’ un nuovo format politico, prima ancora di un’idea o di un programma per rilanciare la città, quello che propone il notaio Alessandro Matteucci, candidato a sindaco di Carrara. Un format innovativo, che fa tramontare l’immagine del politico che «signoreggia in campagna elettorale con l’obiettivo di vincere», e promuove invece l’idea del rappresentante di una comunità che si mette a completa disposizione del cittadino. Un modo di fare politica che preveda proposte, dibattiti e progetti politici in sequenza, l’uno come risultato dell’altro: «Il dibattito dovrà essere sempre pubblico, in una piazza che andrà riempita in ogni occasione in cui sarà necessario affrontare una proposta e in un processo che dovrà coinvolgere attivamente il popolo, come datore di lavoro e giudice di chi sta sul palco».

Alessandro Matteucci, com’è nata l’idea di scendere in politica?
«E’ nato tutto durante una serata in cui, chiacchierando con amici, esprimevo perplessità sul fatto che un individuo possa risolvere problemi così complessi come quelli che si trova davanti la nostra collettività. Carrara in particolar modo, che presenta potenzialità indiscutibili, ma non sfruttate a dovere. Non parlo soltanto di mare, monti e cave, ma anche della parte di mezzo, di terre non utilizzate perché inquinate o perché l’amministrazione non è in grado di sfruttarle al meglio. Quella sera, durante quella chiacchierata, ho espresso le mie idee per trovare delle soluzioni. Idee che sono piaciute molto, perché visionarie e innovative. Così, dalle 21.30 di sera quella cena, alle 3 del mattino è arrivato il mio sì».

Quando parla di idee innovative, a cosa fa riferimento?
«Non posso ancora entrare nel dettaglio, ma posso dire che parte tutto da un’idea: che il politico faccia da cavia, e scenda in campo per dimostrare come deve essere trattato il dipendente di una comunità. Tutti noi cittadini dobbiamo imparare ad essere dei buoni datori di lavoro di chi fa politica per noi. Ai cittadini vorrei dire: “trattatemi con severità, io non ho paura di stare in questa posizione”. Il dibattito dovrà essere sempre pubblico, in una piazza stabile che andrà riempita in ogni occasione in cui sarà necessario affrontare una proposta politica, che poi potrà diventare un progetto politico. Un processo che vede il popolo come datore di lavoro e giudice di chi sta sul palco».

Si candiderà con una lista civica?
«Sì, assolutamente. Non chiederò l’appoggio di alcun simbolo di partito. Mi rivolgo direttamente ai cittadini e saranno loro a decidere il destino di questa lista civica, che non è centrata sulla mia figura. Io valgo solo nella misura in cui questo format politico è in grado di soddisfare la cittadinanza stessa. Tutti coloro che siano interessati a camminare al mio fianco in questo percorso politico, dovranno necessariamente accettare che il cittadino sia al centro del percorso».

Qual è il primo problema di cui si occuperebbe, nel caso diventasse sindaco?
«Credo che un politico serio e veramente attenzionato a certi temi abbia l’obbligo di astenersi dall’entrare in valutazioni di merito in tematiche di rilievo. Ovvero, anche se io ho delle idee su come potrebbe essere risolto un determinato problema del territorio, credo di avere l’obbligo istituzionale di astenermi dall’esprimerlo, perché è in quella piazza il cui un sindaco deve svolgere un servizio di accompagnamento all’apprendimento, che si devono trovare le risposte. Qualunque quesito si debba affrontare, il politico deve svolgere l’importante servizio di garantire che il percorso di ricerca della risposta sia al massimo trasparente e terso».

E’ noto per la sua battaglia contro i Dpcm varati dal governo nell’ultimo anno e mezzo, che ha definito totalmente anti-costituzionali. Continuerà a portarla avanti?
«Come individuo e libero cittadino, continuerò a fare tutto ciò che anima e mente mi dicono che è giusto fare. Ma in  piazza devo spogliarmi da quel ruolo: lì indosserò gli abiti del pubblico ufficiale che cercherà di dimostrare, come dipendente dei miei datori di lavoro, di essere all’altezza, con l’astensione dal giudizio e la propensione all’indagine. E con l’ottica di scoprire, magari, di aver commesso io stesso degli errori, in un dibattito che vedrà tesi a favore e tesi contrarie, ma sempre in un processo che preveda massima partecipazione».