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«Affronterò questa avventura con entusiasmo, ma ecco quali sono i miei paletti»

Il candidato a sindaco del centrodestra a Carrara Simone Caffaz: «Siamo convinti di poter vincere. La priorità? Restituire un decoro alla città»

CARRARA – Lasciarsi alle spalle anni di odio e ripartire dall’amore, in una città in cui ognuno si rimbocchi le maniche, metta da parte le divisioni e concorra ad un «progresso morale e spirituale». Il candidato a sindaco del centrodestra Simone Caffaz ha le idee chiare sul percorso da intraprendere qualora fosse lui, il prossimo anno, a salire alla guida della città. Le sfide fallite e quelle da porsi nel prossimo futuro, il legame con Fratelli d’Italia – grande assente nella supercoalizione – e le sensazioni in vista delle elezioni. Di tutto questo lo scrittore ed ex direttore di Tele Toscana Nord, Tele Riviera e Svegliarino ha parlato alla Voce Apuana.

Il suo appello ai cittadini è stato chiaro: “costruiamo insieme la città dell’amore”. Che significato c’è dietro a questa frase?
Negli ultimi 65 anni la principale problematica di questa città è stata la cattiva amministrazione, prima da parte delle amministrazioni di sinistra e successivamente del Movimento 5 Stelle. La città è decresciuta, ha perso molte sfide, ed è nata una problematica di carattere sociale: quella dell’odio diffuso. All’inizio si trattava di un odio ideologico, in una società completamente diversa da quella di oggi, in cui si precludeva ad una parte di popolazione, quella che in quel momento non condivideva l’ideologia politica dominante, la possibilità di concorrere ad un progresso materiale e spirituale. Tutto questo poi è sfociato nell’odio sociale. Questo perché, dal momento in cui Carrara era malamministrata e di conseguenza andava male, la classe politica doveva cercare un capro espiatorio su cui scaricare responsabilità, trovandolo nelle imprese. E siccome l’odio è reversibile, questo si è trasformato in odio politico e si è rivolto a chi in quel momento amministrava la città: chi odiava, insomma, ha finito per essere odiato. Questo, nella città che immagino, non deve succedere: nella mia città ognuno si rimbocca le maniche e concorre, sulla base delle sue capacità e competenze, al progresso morale e spirituale. La mia candidatura ha un preciso scopo, quello di superare le barriere e le divisioni. Del resto nel 2007 sono stato il candidato di centrodestra che ha avuto più voti da sinistra in tutta la Regione Toscana. Ecco, oggi torno a chiedere: “Diamoci una mano”. Questo è il senso della mia “città dell’amore”.

Qual è in questo momento il rapporto con Fratelli d’Italia, ancora assente nella “supercoalizione” del centrodestra?
Posso solo dire che farò tutto quello che è nelle mie possibilità per superare questa frattura, così come farò di tutto per allargare la coalizione al centro e alla sinistra moderata. Ammetto che non sono stupito di quanto accaduto: Fratelli d’Italia ha scelto di non partecipare, se non in maniera marginale, ad un percorso fatto da alcune forze politiche per elaborare non dei programmi, ma una visione di città. Da oggi comincia un’altra storia: c’è un candidato a sindaco che ha intenzione di confrontarsi con tutti, a cominciare da Fratelli d’Italia. Una cosa però la voglio dire, e non con riferimento a Fratelli d’Italia, ma in generale: affronterò questa avventura con grande entusiasmo e disponibilità, ma metto alcuni paletti. Il primo è che, nel momento in cui sono partito, non mi fermerò. E questo deve saperlo chi ha deciso di intraprendere questa strada insieme a me. Il secondo è che non abbiamo alcuna intenzione, anche in riferimento a un eventuale ballottaggio, di fare “mercati delle vacche”: chi starà con noi dovrà condividere un percorso, o altrimenti un progetto e una visione.

Andare alle elezioni con Fratelli d’Italia potrebbe essere un’opportunità, per il centrodestra, di fare un ottimo risultato?
Noi le elezioni vogliamo vincerle, e siamo convinti di poterlo fare sulla base di alcune consultazioni che ci sono state e di un’attenta analisi dei flussi elettorali.

Qual è la priorità numero uno che affronterebbe da sindaco?
La prima cosa da fare è dare un decoro alla città. Decoro in termini di pulizia e di arredo urbano, ma anche della possibilità di fare una passeggiata in città senza temere che qualcuno ti infastidisca. Questa è la priorità.

A livello nazionale è attivo il dibattito sul green pass e sulla possibilità di renderlo obbligatorio, come sta accadendo in Francia, per l’accesso alla vita sociale. Qual è la sua posizione?
Io penso questo: che dovrebbero essere gli esperti a suggerirci la cosa giusta da fare. Noi dall’inizio della pandemia abbiamo compiuto un grosso errore in Italia: quello di ospitare in modo caotico nei salotti televisivi esperti che litigavano tra loro e dicevano le cose più disparate. Da questo punto di vista c’è l’esigenza di chiarezza. Se fossi un parlamentare, probabilmente mi sarei informato attraverso esperti di fiducia per poter avere un giudizio definito. Preferisco in questo momento esprimere un giudizio di metodo: come farei se dovessi decidere io? Ecco, io darei ascolto agli scienziati. Sono loro a doverci suggerire le misure attraverso le quali possiamo tornare a fare una vita che si avvicini il più possibile alla normalità.