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Erosione, Barotti punge Guidi: «Poteva sacrificare qualche opera per finanziare gli interventi»

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MASSA – L’erosione della costa massese continua ad essere al centro delle polemiche. I gestori degli stabilimenti balneari sono sempre più preoccupati per una situazione che rischia di diventare irrecuperabile. Negli ultimi giorni, su questo argomento, era intervenuto Marco Guidi, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Massa, con una nota in cui l’esponente del partito di Giorgia Meloni attaccava l’operato della Regione Toscana. A queste parole ha replicato il consigliere comunale di Arcipelago Massa, Andrea Barotti, con un comunicato.

«L’intervento sulle misure di contrasto all’erosione dell’assessore Guidi è positivo nella sola parte in cui l’esponente di FdI appoggia, a nome dell’amministrazione, un progetto nato sul territorio per il resto la nota perde di interesse, dato il carattere propagandistico di sottofondo, quando il delegato ai lavori pubblici scarica, in una fase di grave emergenza sociale, sulla Regione il costo dell’opera. – scrive Barotti – Guidi parla di tempo scaduto affrontando, dopo tre anni di amministrazione, un problema cronico e talmente noto che l’assessore ripercorre, con vena polemica, i fallimenti del passato; mi chiedo il motivo per il quale, ad esempio, il “patriota” (così Meloni definisce gli aderenti al suo partito) non abbia pensato di sacrificare qualche inutile intervento tra i tanti realizzati dalla giunta sovranista (piazzette, skate park etc) al fine di presentare il Comune non solo come ente attuatore ma anche finanziatore. Il turismo della riviera apuana non dipende dai luna park, da una ruota panoramica e qualche gonfiabile ma dalla qualità delle acque marine, dagli arenili, dalla salubrità dei fiumi, dal decoro urbano; temi sui quali Persiani e Fratelli d’Italia, al di là dei proclami, non mi sembra abbiano portato a casa risultati concreti».

«L’assessore Guidi, con il suo comunicato, ha dato prova della continuità che esiste tra la politica di questa amministrazione e quella che la maggioranza sovranista prometteva di sostituire. Non ho riscontrato alcun cambiamento poiché per i ripascimenti, le strutture anti erosione si continuano a mettere le mani nelle tasche dei cittadini (finanziamenti regionali) e sempre sulle spalle della comunità si continua a porre il costo della depurazione delle sorgenti del Cartaro, la manutenzione delle strade percorse dai camion carichi di marmo. In sintesi, dal mare, dall’oro bianco sembra che non arrivi, nelle casse pubbliche, un contributo sufficiente e così il cittadino paga l’ombrellone, paga la sabbia che calpesta, paga l’acqua che beve, paga la sua decontaminazione dalla marmettola, paga l’anticipata usura delle vie di montagna o della piana. – attacca Barotti – Sembra, per alcuni settori, che il rischio di impresa non esista o forse ciò dipende dalla straordinaria generosità, con le saccocce degli elettori, di una certa classe politica».

«Ritengo che le opere di ripascimento dovrebbero considerarsi costo di manutenzione del bene dato in concessione come, ad esempio, avviene con la rete autostradale. In parole povere, il demanio ti affida, togliendolo dall’uso gratuito, un bene da cui trai guadagno (se le attività fossero in perdita la guerra per la direttiva Bolkestein sarebbe inspiegabile) e tu devi provvedere ad esso, garantendone l’integrità, di concerto con il concedente, senza alcun onere per la comunità; un’impostazione contraria dovrebbe fondarsi sulla massima valorizzazione delle concessioni quindi, com’è giusto che sia (le infrazioni alla normativa comunitaria le paghiamo tutti), gare europee e canoni demaniali adeguati per ottenere “utile” da destinare alla spesa pubblica e risorse per difendere la costa dall’avanzata del mare (senza una politica globale di lotta al cambiamento climatico ogni sforzo sarà vano). – prosegue Barotti – Qualcuno, sicuramente, mi attaccherà sostenendo che abbia un pregiudizio nei riguardi dei concessionari ma in realtà non è assolutamente così. La mia posizione deriva dall’analisi dei numeri; per semplicità prenderò le cifre citate da Guidi. L’assessore riferisce che il costo della progettazione (finanziato da alcuni balneari) per il tecno reef sia stato di €18.000 e che per l’opera l’impegno previsto sarebbe di €1,2 milioni; ipotizziamo di spalmare queste somme sui circa 150 concessionari locali ecco allora le cifre che otterremmo: €120 a testa per la progettazione ed €8.000 cadauno per realizzare la barriera».

«Il costo medio di un ombrellone con sdraio o lettino, a stagione, può arrivare a superare mille euro quindi i concessionari dovrebbero “sacrificare” mediamente otto ombrelloni; Guidi scrive di una perdita di 17 metri di spiaggia in alcuni punti, ossia ben cinque file di postazioni perciò trovo strano che la pragmaticità, il senso di appartenenza ad una categoria non spinga i balneari ad un gesto di mutualità e di sensibilità verso un territorio economicamente depresso. – conclude Barotti – Ed ancora, Guidi dovrebbe sapere che la pulizia del litorale, cinque metri dalla battigia, spetta alle casse comunali, dovrebbe chiedersi chi raccolga il rifiuto spiaggiato contenuto nei sacchi che, sovente, si vedono sul lungomare, dovrebbe conoscere quanto annualmente ottenga il demanio dai canoni, il giro d’affari degli stabilimenti balneari ma, probabilmente, non ha mai esaminato globalmente questi dati e ciò spiegherebbe, se non fosse propaganda, la sua ultima uscita sui giornali».

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