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Pabe, Barotti (Arcipelago Massa): «Mi rivolgerò alle Istituzioni europee»

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MASSA – Rimane sempre molto acceso il dibattito sull’adozione del nuovo piano dei bacini estrattivi (Pabe) del Comune di Massa. Associazione ambientaliste e parte della politica locale si è schierata contro questo documento. Molte critiche sono arrivate soprattutto per l’apertura di 7 nuovi siti estrattivi nel territorio del Comune di Massa previste dal piano. Anche Andrea Barotti, consigliere comunale di Arcipelago Massa, ha espresso la sua contrarietà, con un comunicato, dicendo di essere pronto a rivolgersi all’Unione Europea.

«Il dibattito svoltosi in occasione del voto sui Pabe, data l’importanza della questione, può ritenersi un primo passaggio verso il chiarimento dello scenario politico; iniziano a delinearsi dei campi all’interno della maggioranza sempre più distanti. – scrive Barotti – Il sostegno offerto dal consigliere Sergio Menchini rende difficile continuare a considerare l’ex candidato sindaco un esponente dell’opposizione; manca la tessera ma l’incarico in Forza Italia, la scelta “filo giunta sovranista” presa sulla riapertura di alcune cave credo tolga ogni dubbio sull’appartenenza, di fatto, del prof. Menchini alla maggioranza e alla corrente degli azzurri più vicina alla destra di FdI e della Lega. Personalmente sono dispiaciuto per la poca linearità politica del prof. Menchini, per il ruolo di “stampella” di una maggioranza litigiosa e deludente che il fine giurista ha assunto; le ragioni contro i Pabe c’erano tutte sia nel merito, nel metodo ed anche sotto il profilo strategico ed è per tale motivo che l’ex candidato sindaco, per quanto mi riguarda, non ha più alcun punto di contatto con quell’elettorato moderato che ne ha permesso l’ingresso in consiglio. Credo che non si possa ritenere estremista chi chiede di poter aprire un dibattito con la città, chi protesta democraticamente sotto il palazzo comunale, chi chiede di poter conoscere la documentazione su cui gli eletti si esprimeranno».

«L’astensione dell’ex socialista Cagetti e del presidente Benedetti è attendismo e prudenza politica; la mossa di una componente che manifesta perplessità ma non intende rompere del tutto sperando in una ricomposizione, in una pace magari sancita con un rimpasto di giunta che ridimensioni FdI e Lega. Credo che se questo fosse l’obiettivo rischieranno, come la pattuglia socialista nella precedente amministrazione, di mancarlo se continueranno a fare la guerra su argomenti non cruciali (il bagno pubblico nella pineta di Marina). Il sindaco li cuocerà a fuoco lento, li dividerà come accaduto sui Pabe ricorrendo ad un altro “forno” e li attaccherà anche quando, divisi, chiederanno, in modo più netto, un giustificato posto in giunta; voce in amministrazione che diventerà un miraggio mancando il gruppo azzurro di compattezza. – continua Barotti – Riconosco, da consigliere civico di minoranza, ai consiglieri Luca Guadagnucci e Antonio Cofrancesco una condotta coerente; entrambi in maniera schietta, cristallina hanno mosso dure critiche nei riguardi del sindaco, del governo della città esprimendosi su vari temi di diverso peso politico. Le argomentazioni portate a sostegno del voto contrario sui Pabe fanno pensare che il “Rubicone” sia quasi superato. I malevoli ipotizzano che la “guerra” dei due consiglieri azzurri punti ad una delega ma ad oggi nulla sembra avvalorare tale congettura; sul punto, la mancanza di un assessorato all’orizzonte può significare che non sia questo il nodo da sciogliere o che il sindaco, date le divisioni e il soccorso formalmente “esterno”, abbia ancora la forza per resistere. Venendo a me non ho partecipato alla seduta perché ancora tenuta in modalità a distanza; trovo allucinante che si continui a tenere chiusa l’aula, così come trovo ingiustificabili gli attacchi rivolti a chi protestava democraticamente sotto il palazzo comunale, le parole sferzanti, l’ironia grossolana verso quanti hanno una sensibilità ed un opinione differente e ciò è ancor più sorprendente quando chi lo fa si presenta con la patente da moderato o ha un passato nella dirigenza del Partito Democratico».

«Tengo a precisare che la mia assenza non è fuga ma gesto teso a non offrire alcuna legittimazione politica, per le modalità utilizzate, alla giunta sovranista; le osservazioni saranno la foglia di fico che la maggioranza utilizzerà per nascondere la chiusura al confronto con la città, l’assenza di una vera agibilità per la minoranza. Sono certo che alcuni rilievi, chiaramente non significativi, potranno anche essere accolti. – conclude Barotti – Tali considerazioni, l’esperienza della bocciatura di alcune mie mozioni puramente tecniche mi inducono a presentare delle osservazioni ad assise che possano esaminarle con obiettività, imparzialità nell’esclusivo interesse dei cittadini ed è per tale motivo che busserò, nuovamente, alle porte delle Istituzioni Europee; sono curioso di conoscere quale sia il giudizio dell’Unione e pronto, in ogni caso, ad accettarlo».

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