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«Polo formativo della Fondazione Marmo, le risorse arrivino dal marmo stesso»

MASSA-CARRARA – «L’intervento della Fondazione Marmo per promuovere un polo formativo nella lavorazione ed uso della pietra e del marmo oltre che delle professionalità ed esperienze collaterali (meccanica applicata al lapideo) è un segnale positivo; quasi un anno fa avevo lanciato l’idea di creare, nella città di Massa, approfittando delle risorse europee, gli ITS collegandoli ai settori produttivi del nostro territorio per poi spaziare in altri ambiti ed in particolare nella ricerca (concepire nuovi prodotti, metodologie, tecniche di produzione sarà fondamentale per competere con i paesi, i distretti più avanzati)». Commenta così l’iniziativa il consigliere comunale di Arcipelago Massa Andrea Barotti.

«L’amministrazione Persiani non ha proferito verbo ed il silenzio, – prosegue Barotti – come consuetudine della destra sovranista, ha fatto seguito alla mia proposta che voleva essere un sasso lanciato nello stagno affinché un’onda si muovesse e agitasse le acque immobili, stagnanti della politica massese; la giunta pensa alle piazze, ad una rotonda quando i tempi chiedono uno sguardo non tanto verso l’ordinaria gestione, che dovrebbe poi essere oculata e pragmatica, ma verso il futuro di chi dovrà sostenere il debito nato con la pandemia. L’invito della Fondazione Marmo, rivolto a tutte le istituzioni del territorio apuano, a sostegno dell’iniziativa è comprensibile se teso a sensibilizzare la politica verso un tema, quale è la formazione (Scuole di specializzazione, Istituti tecnici superiori, corsi post universitari), strategico lo sarebbe meno se con esso l’ente intendesse “battere cassa”; credo che i finanziamenti europei debbano essere utilizzati per ambiti che non possano beneficiare di “fonti” esistenti quindi settori nuovi così da diversificare l’offerta formativa e consentire, conseguentemente, la nascita di filiere, centri produttivi inediti per il nostro territorio».

«Il marmo, è bene ricordarlo, è un bene della collettività ed è per questo che parliamo di concessionari di cava perciò per sviluppare il centro mondiale, a Carrara come in un’altra città apuana, di cui scrive la fondazione ed il presidente di Confindustria Venturi sarebbe sufficiente chiedere uno “sforzo” a chi, legittimamente, genera profitto, non poco, dallo sfruttamento delle Apuane; penso, ad esempio che sarebbe sufficiente, per cominciare, un contributo pari all’onere annuo, ingente, che i cittadini si sobbarcano per filtrare le sorgenti del Cartaro dai residui della lavorazione del marmo (da notizie di stampa circa trecentomila euro annui). – dice Barotti – Ed ancora, un ulteriore mattoncino potrebbe essere pari, o almeno vicino, all’onere che le Istituzioni Pubbliche (Provincia e Comuni) affrontano per la maggior manutenzione delle strade che, ogni giorno, i camion, carichi dell’oro bianco, percorrono senza contare il “prezzo” in termini di paesaggio, qualità dell’aria, delle acque (Arpat ogni anno ci fornisce dati poco esaltanti sulla salute dei nostri fiumi) che le comunità sostengono. Il marmo è patrimonio del territorio e da esso dobbiamo ricavare, con intelligenza, equità, consapevolezza della sua finitezza le risorse per costruire il domani ed è per questo che, già nel novembre 2020, avevo ipotizzato la nascita di un Ente di Valorizzazione del Marmo affinché il Comune partecipasse agli utili dell’attività estrattiva così da raccogliere, a fronte di bilanci ragguardevoli, non le “briciole”, garantire la filiera locale (il lavoro) avere risorse ingenti da destinare alla reindustrializzazione, al sociale, alla cultura, alla formazione e a molto altro ancora; risorse che otterremmo senza alleggerire le tasche dei contribuenti ed evitando, al contempo,di dipendere dalla liberalità dei privati per ripulire, ad esempio, una fontana, sistemare una banchina d’attracco, realizzare un monumento per impreziosire un angolo della città. La generosità della Fondazione Marmo, penso alle mascherine per affrontare l’emergenza covid, le donazioni alla sanità locale, l’impegno per portare alcune opere degli Uffizi a Carrara (idea che, nell’agosto del 2020, avevo sottoposto alla politica) è importante, ma credo che i concessionari di cava possano, come avvenuto in Lombardia con la LIUC, dare vita, investendo sul territorio, ad un polo di primario livello nella formazione».

«Ricordo che la Liuc nacque nel 1989, oggi è una importante realtà nel panorama universitario, grazie all’impegno di trecento imprenditori di Varese e dell’alto milanese. – conclude Barotti – Ricaviamo dal marmo, patrimonio dei cittadini, le risorse che servono per il progetto che oggi la Fondazione e il presidente di Confindustria Venturi rilanciano e impieghiamo i fondi, i finanziamenti europei in altre, ulteriori iniziative di rinascita, di sviluppo per il territorio apuano».