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«Poveromo ha bisogno di essere protetto come uno scrigno prezioso di biodiversità, invece è una discarica» foto

L'associazione L'Assiolo: «Mettiamo mano al territorio con il recupero dell’area dei "pradacci"»

MASSA – Interviene nuovamente l’associazione Assiolo sulla questione di Fosso Poveromo, questa volta spostando il focus sull’abbandono dei rifiuti: «Quando la memoria è corta e la storia dei nostri luoghi non interessa a nessuno, ci ritroviamo a intraprendere scelte dannose e dispendiose, quando basterebbe in primis non alterare e violentare l’ambient , poi eventualmente ricorrere ai rimedi dei danni causati. Ritornando sul progetto di cementificazione di uno dei pochi fossi naturali che abbiamo, i cui rischi idraulici sono molto bassi, in quanto non è un torrente con bacino idrografico montano, ma un comune fosso di regimazione delle acque di pioggia ed eventuali alcune risorgive, originate dal piano di campagna più basso delle aree che anticamente erano dune sabbiose prima di arrivare al mare, e proprio in quelle aree chiamate “pradacci”, forse a causa di terreni che in alcuni periodi dell’anno erano invase dalle acque, e quali acque, quelle che durante le piogge formavano zone umide e stagni. Poi arrivò l’uomo e le zone umide dei pradacci e il reticolo idrografico furono stravolti con una mega discarica di rifiuti che fa bella mostra tra l’autostrada e via Volpina, dove a fine anni ’80 e inizio anni ’90 si tentò di costruirci un piazzale deposito di marmo, bloccato da associazioni ambientaliste e alcuni cittadini preoccupati di eventuale passaggio di autotreni a fianco delle proprie case  in una stretta strada di campagna».

«Per non parlare – prosegue e conclude Gianluca Giannelli, presidente dell’associazione – dei terreni limitrofi rialzati e fossi e fossetti tombati e ristretti, come nel caso di via Loghi  dove il muro di confine di una proprietà , fu costruito all’interno del fosso stesso, uno dei fossi che aveva lo scopo di portare acque in direzione del Fosso Magliano. Quindi da via Stradella all’autostrada, questi erano i luoghi per le acque che come molti sanno dal cielo sotto forma di piogge raggiungono terra, ma la terra violentata le respinge. Siccome poi nella vita bisogna essere costruttivi e portare un contributo positivo, prima di portare avanti altri progetti faraonici e distruttivi, mettiamo mano al territorio con il recupero dell’area dei pradacci, riattivando le zone umide come vasche di espansione, allargando i fossi e togliendo le tombature e gli abusi per far defluire le acque verso il canale Magliano che già possiede una imponente stazione di pompaggio idrovoro, lasciando stare il fosso Poveromo, che ha solo bisogno di essere accarezzato e protetto come uno scrigno prezioso di biodiversità zoologica e vegetale».