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Barotti: «Massa può produrre i “vaccini vegetali”»

MASSA – “La scienza regala grandi sorprese ed è davvero entusiasmante la notizia che dalle piante è possibile ottenere vaccini e anticorpi. Un gruppo di ricercatori di Enea, dell’Università di Verona e Viterbo, del CNR e dell’ISS, sulla base di esperienze sviluppate in altri paesi, propone l’impiego del Plant Moleducular Farming per ottenere biofarmaci. In sintesi, le piante si trasformano in bio-fabbriche in grado di rispondere, a costi contenuti e velocemente, alla domanda nazionale di vaccini e prodotti diagnostici contro il Covid; non solo dai vegetali sarà possibile predisporre le difese con cui affrontare future pandemie”. A parlare è il consigliere comunale di Arcipelago Massa Andrea Barotti, che diverse volte negli ultimi mesi aveva affrontato il tema della sanità. “Secondo un articolo, pubblicato sul sito di ENEA, la metodologia studiata andrebbe ad integrare quella tradizionale e con una serra da 12.500 metri quadri o un impianto verticale di 2000 mq si soddisfarebbe l’intera domanda italiana di bioterapeutici. La sperimentazione di un vaccino contro il Covid ricavato dalle piante è stata avviata da
un’azienda canadese che tra l’altro ha messo sul mercato, usando la stessa tecnologia, un vaccino antinfluenzale”.

“Il direttore dell’Istituto di genetica molecolare del CNR, Dott. Giovanni Maga – spiega Barotti – in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, ha spiegato che il metodo in questione deve considerarsi “maturo” visto il suo impiego per produrre anticorpi monoclonali contro l’Ebola; la fase 3 della sperimentazione del vaccino “vegetale” è stata autorizzata in USA e Canada e coinvolgerà altri paesi. In breve, dalle piante si ricavano delle particelle che simulano il virus (trasportano la proteina Spike alle cellule) e provocano la reazione immunitaria. Le verifiche condotte nelle precedenti fasi della sperimentazione hanno evidenziato la capacità del preparato di indurre anticorpi ora i ricercatori dovranno stabilire se quel sistema difensivo sia in grado di creare una barriera contro l’infezione”.

“Tempo fa – prosegue il consigliere – avevo lanciato l’idea di fondare un centro virologico per la cura e la ricerca nel vecchio Ospedale (proposta che ho sottoposto, con una lettera, a Regione e Governo) e credo che a tale iniziativa si possa affiancare, visti gli spazi disponibili nella zona industriale ed il ruolo che potrebbe avere il Consorzio Zia, la produzione di bio reattori; le piante coltivate in ambiente controllato e non a terra potranno svilupparsi in modo sicuro data l’assenza di qualsiasi contatto con le matrici ambientali (nel nostro caso con il suolo e l’acqua dell’area industriale). La nostra città ha la possibilità, avvalendosi della collaborazione con il CNR, l’Universita di Pisa
(Scuola Sant’ Anna, la facoltà di agraria ed altre facoltà interessate), di conquistare uno spazio nel
campo della ricerca e dell’industria farmaceutica. Il progetto dovrebbe coinvolgere gli studenti dell’Istituto Galilei, nostro fiore all’occhiello, poiché ai chimici, del corso elettrotecnico, potremmo affidare la gestione dei sistemi regolatori ossia di apparati fondamentali per lo sviluppo, in serra, delle piante geneticamente modificate. Gli allievi del corso chimici, dopo aver acquisito le competenze tecniche legate alla produzione dei “vaccini vegetali”, avrebbero il compito di controllare, in laboratorio, le sostanze generate dalle piante durante l’attività vegetativa”.

“Credo che spendere risorse, mi auguro che giungano dalla Regione, dagli enti locali e dal Governo, per la ricerca, per ottenere dei bio farmaci sia un ottimo investimento che darà un opportunità di lavoro ai giovani – sostiene infine il consigliere – eviterà la fuga dei cervelli e farà fiorire un indotto capace di ridurre il tasso di disoccupazione del nostro territorio. Sono convinto della bontà di questa idea, sono convinto che il futuro della nostra città non possa essere soltanto il marmo (riapertura cave dismesse) con ciò che consegue per le Apuane, sono convinto che per i nostri figli si debba offrire un’opportunità in più e diversa dall’impiego in un centro commerciale (Persiani sembra appoggiare la variante ex Olivetti) ed allora scriverò alla Regione, al Governo, al CNR, al Rettore dell’Università di Pisa, alla rettrice della Scuola sant’Anna di Pisa per evitare che Massa perda un’occasione di rinascita e sviluppo sostenibile”.