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«Sostegno alle donne vittime di violenza». L’opposizione di Massa presenta la mozione

MASSA – Una mozione per dare centralità alle azioni di sostegno alle donne vittime di violenza. E’ quella che hanno firmato i consiglieri di Massa Stefano Alberti, Alessandro Volpi, Gabriele Carioli, Giovanni Giusti, Uiliam Berti, Elena Mosti, Agostino Incoronato e Dina Dell’Ertole. Considerato che – si legge nel testo presentato dai consiglieri – ogni tipo di violenza di genere, psicologica, fisica, sessuale ed economica costituisce una violazione dei diritti umani fondamentali alla vita, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità, all’integrità fisica e psichica e costituisce un’autentica minaccia per la salute ed un ostacolo al godimento del diritto a una cittadinanza sicura, libera e giusta, ai sensi dell’ art. 1 Legge regionale 16 novembre 2007, n. 59, Norme contro la violenza di genere; dal 2006 al 2019 in Toscana sono state registrate 117 vittime di femminicidio, e 40 sono gli orfani di femminicidio; il fenomeno di violenza di genere è trasversale, non esistono categorie a rischio, ma interessa donne di qualsiasi ceto ed estrazione sociale; dal 2009, in ottemperanza della Legge Regionale 59/2007, l’Osservatorio Regionale della Regione Toscana si adopera per monitorare annualmente sia l’ andamento del fenomeno di violenza che le azioni promosse nel territorio; la pandemia da Covid-19, costringendo all’ isolamento e alla convivenza forzata, ha incrementato l’ incidenza del fenomeno della violenza domestica; oltre il 40% delle donne vittime di violenza non è economicamente indipendente, e la crisi prodotta dalla pandemia ha aggravato la situazione, essendo le donne la parte sociale maggiormente colpita in quanto svolgono i cosiddetti poor jobs all’insegna della precarietà; sul nostro territorio comunale e provinciale da diversi anni esistono centri antiviolenza che svolgono attraverso operatrici specificamente formate un’ importante attività di prevenzione e contrasto alla violenza di genere; impegna il sindaco e la giunta a incrementare il dialogo e la condivisione con i soggetti che lavorano in questo ambito, mettendo in campo politiche che abbiano quali punti cardine la garanzia delle sicurezza delle donne maltrattate e il pieno riconoscimento della centralità della loro autodeterminazione, senza richiami ad un pericoloso spirito paternalistico, destinato ad alimentare una visione distorta della piena libertà della persona; a favorire quindi percorsi di uscita dalla violenza di genere attraverso strumenti che riconoscano la capacità e la forza delle donne ad essere libere e responsabili, in coerenza con l’ orientamento delle attività dei CAV; a promuovere sul territorio iniziative di informazione, formazione, prevenzione della violenza di genere che coinvolgano l’intera cittadinanza, a partire dagli istituti scolastici di ogni ordine e grado; a promuovere un maggior coordinamento con le strutture sanitarie a sostegno del progetto Codice rosa; a finanziare e sostenere politiche che favoriscano il reinserimento delle donne vittime di violenza nel tessuto economico e sociale del territorio (v. Progetto Apuane Inclusive), anche attraverso un confronto con Associazioni di categoria e organizzazioni sindacali; a sostenere politiche abitative, di concerto con la Regione, che siano funzionali ai già ricordati temi della sicurezza e della autodeterminazione, con strumenti capaci di tener conto della specificità delle situazioni e delle diverse condizioni e dei percorsi delle donne che hanno subito violenza”.