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«Viaggi all’estero sì, ma no agli spostamenti tra comuni. Paradossale: il governo riapra dal 7 aprile»

La protesta di Confcommercio dopo gli ultimi provvedimenti: «Situazione a dir poco paradossale, si corregga subito la scellerata decisione di un aprile solo arancione o rosso»

MASSA-CARRARA – In questi giorni in cui la Toscana è tornata ad essere “zona rossa”, è aumentata in modo esponenziale la rabbia degli imprenditori delle attività considerate “non essenziali” che – già piegati da un anno per loro drammatico – si sono viste costrette a chiudere di nuovo. Da questo elemento di fatto, Confcommercio Imprese per l’Italia – Province di Lucca e Massa-Carrara prende lo spunto per alcune considerazioni legate anche all’attualità nazionale.

«La classe politica a tutti i suoi livelli, – si legge in una nota di Confcommercio – dal Governo alla Regione fino alle amministrazioni locali, ci ha purtroppo abituati nell’ultimo anno a scelte cervellotiche e a dir poco paradossali. Fra le ultime in ordine di tempo c’è la decisione di concedere il via libera ai viaggi all’estero. Una scelta assurda, se paragonata alla contemporanea chiusura di molte regioni e alla prevista zona rossa nazionale nel weekend pasquale. Viene consentito cioè di prendere un aereo e recarsi in un luogo non meglio precisato, dove magari le restrizioni anti covid sono allentate o inesistenti. E si può dunque entrare in contatto con chiunque. Ma non è possibile, per chi resta in Italia, andare a trovare un amico che abita magari a 5 chilometri di distanza da noi».

«In questo contesto assurdo, – prosegue la nota – che rappresenta peraltro una beffa enorme per il comparto turistico italiano a cominciare da quello delle strutture ricettive desolatamente vuote, finiscono in mezzo molte altre tipologie di attività commerciali e in particolar modo il settore della ristorazione che, pur essendosi dotate da mesi di tutte le attrezzature necessarie per il rispetto del distanziamento sociale e delle normative anti covid, oggi sono chiuse. Insomma: viaggi incontrollati all’estero sì, negozi e pubblici esercizi come ad esempio bar e ristoranti aperti nel pieno rispetto delle normative no. Il quadro è questo e non possiamo che essere pienamente in sintonia con i sentimenti di rabbia e di smarrimento dei nostri imprenditori».

«Visto che girando in questi giorni di zona rossa per le nostre città – insiste la nota -, non si nota quasi nessuna differenza rispetto alla zona arancione, se non quella appunto di registrare la chiusura obbligata di alcune categorie di negozi, mentre nelle piazze continuano gli assembramenti incontrollati, allora lo diciamo chiaro e forte. Il Governo consenta alle imprese di riaprire dal 7 aprile, permettendo loro di lavorare in piena sicurezza. E corregga immediatamente la scellerata decisione di mantenere per tutto il mese di aprile l’Italia in zona arancione».

«Dopo oltre un anno dall’inizio della pandemia – chiude Confcommercio – continua a passare il messaggio sbagliatissimo che la colpa dell’aumento dei contagi sia del mondo del commercio e in particolare di alcune tipologie di attività, che continuano a pagare per tutti e rischiano di scomparire in massa. E questo non siamo più disposti a tollerarlo».