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Comitato anti-discarica: «Indagini mai effettuate, gli enti pensano che quella sia una zona magica» foto

MONTIGNOSO – «Quando si eseguono delle analisi per trovare una soluzione ai cosiddetti “odori” ma si esclude, a priori, dalle indagini la zona industriale di Montignoso “Coimpre” e soprattutto la discarica quanto queste possono essere veritiere?». Con questa domanda si apre la nota del comitato cittadino contro la discarica a seguito della polemica dei giorni scorsi legata agli odori emanati dal lago di Porta.

«La discarica è un impianto Ippc 5.4, “sono l’attività degli impianti industriali che presentano un elevato potenziale di inquinamento e che sono subordinati ad una particolare autorizzazione pubblica che racchiude in un unico atto amministrativo il permesso a rilasciare inquinanti in aria, acqua, suolo e che viene rilasciata solo previo rispetto di precise condizioni ambientali “, quindi se un impianto subordinato ad AIA riceve il permesso di rilasciare inquinanti come può allo stesso tempo non inquinare?  Eppure nel feudo di Montignoso pur di mantenere lo “status quo”, l’inquinamento diventa naturale, – continuano i membri del comitato – l’odore acre di solfati e degradazione chimica, miscelata di reflui industriali diventa, la degradazione delle cannette e nel contratto di lago, si esclude dalle criticità l’adiacente discarica. Inoltre se nei pozzi di controllo della discarica viene trovato cloroformio (lo dice Arpat), si vuol far passare “la certezza” che sia di origine naturale. Una volta davano colpa alle piscine in Palatina, ma dato che non ci crede più nessuno adesso ci vogliono abbindolare facendo passare per naturale, il cloroformio industriale».

«Eppure, poco distante da noi c’è il Sin/Sir di Massa-Carrara e lì i composti alifatici clorurati (come cloroformio) sono riconosciuti di origine industriale. – aggiunge il comitato – Nel 2016/17 a Romagnano dovettero chiudere dei pozzi con livelli molto alti di cloroformio e anche in quella occasione nessuno, compreso Arpat, dichiarò che fosse di origine naturale. Le fonti da dove scaturiscono le acque Amorosa e Fonteviva, molto pregiate e che beviamo quotidianamente, nascono da sotto le Alpi e non presentano alcuna traccia di triclorometano, ma incredibilmente a Montignoso e solo nello stretto comprensorio della discarica abbiamo una sacca importante di cloroformio naturale che altera pure i pozzi di controllo dentro la discarica. Le uniche zone al mondo dove vengono rinvenute tracce di cloroformio di origine naturale sono quelle ricche di torbiere e nel sottosuolo di antiche grandi foreste: risulta a qualcuno che a Montignoso sussistono queste condizioni?».

«Eppure con la chimica e con delle analisi specifiche è possibile comprendere se il cloroformio è di origine naturale o industriale dato che hanno una composizione isotopica differente e quello industriale è simile al metano, come con due semplici ed economici traccianti si può vedere se le acque della discarica finiscono dentro il lago di Porta e nelle falde, fino a raggiungere il mare. E malgrado esista la possibilità di fare chiarezza nessuno la vuole fare e le indagini, richieste dalla stessa Arpat nel 2019, non sono mai partite. Insomma ad oggi, Regione, enti e Comune vogliono far passare la discarica come una zona magica che produce benessere, un’attività che non sotterra rifiuti speciali ma che favorisce l’ambiente, andando contro pure le direttive europee che hanno da tempo indicato che le discariche devono essere superate da impianti che permettano il riciclo e la trasformazione del rifiuto e non il semplice interramento e sperare che non succeda mai nulla».

«Ci domandiamo se a Montignoso ci sia una particolare chimica per il profitto per cui l’ambiente è soltanto visto come un mezzo da sfruttare, – concludono i cittadini del comitato – la salute un prezzo da pagare, con alto rischio che questo accadrà e che sarà un conto salato, ma agli attuali amministratori questo poco importa, non ci saranno più loro a dover porre rimedio alla catastrofe. Eppure abbiamo l’esempio del limitrofo comune di Massa con la sua zona industriale.  Il Comitato continuerà a cercare di difendere strenuamente il territorio, sia per quelli che ci seguono e sia per quelli che, ancora oggi, credono alle affermazioni che sia tutta colpa delle cannette».