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Muro sul Frigido, i dubbi del comitato: «Più lungimiranza avrebbe dato fiumi ecocompatibili»

MASSA – Continua a far discuter il progetto del nuovo muro sul Frigido, in attuazione per cercare di alzare gli argini del fiume per limitare il sempre più alto rischio di esondazione. Dopo le polemiche che hanno coinvolto Comune di Massa e Regione, a prendere la parola è Pietro Morelli, presidente del comitato “Il mondo nelle nostre mani”, che in un comunicato scrive: «La mia riflessione sul tema “ il muro del frigido “ che vorrei sottoporre a tutte le nostre istituzioni, ma soprattutto all’opinione pubblica, che sta provocando un dibattito pubblico e politico animato. Senza entrare nel merito e nel metodo della discussione, reputo che tali dinamiche, sia politiche che tecniche, dovrebbero essere e rimanere all’interno di competenze specifiche, nonostante ciò come cittadino e come presidente di questo comitato mi pongo quesiti, proprio in considerazione delle tesi sviluppate da alcuni tecnici. Ad esempio quella di Roberto Vercelli che in un quotidiano locale del 2019 dichiarò: “purtroppo, se alluvione ci sarà, la causa sarà da attribuire alle ghiaie del Frigido. Ricordando che 50 anni fa non c’era ghiaia alla foce, mentre oggi c’è n’è una piccola collina alta due metri, non si può negare la gravità della cosa, e cioè che i ravaneti delle cave massesi stanno invadendo l’alveo dell’asta fluviale di pianura” e aggiunge: “Il sovralzamento dell’alveo, è oggi di circa due metri rispetto a quando era di sola sabbia (o marmettola), e questo provoca, oltre alla ovvia riduzione della sezione maestra, anche la riduzione della pendenza e quindi della velocità del deflusso”».

«Se facciamo una ricerca attenta degli articoli di giornale non risulta difficile trovare tutte le contraddizioni su questa opera. Infatti i dubbi sulla sua utilità si accentuano, portandomi ad altre domande. Mi domando e vi domando, se in tutti questi anni ci sia stato un cammino di riflessione ampio e costruttivo per un raggiungimento di un quadro conoscitivo ampiamente tecnico con l’interessamento di figure competenti, ossia Ingegneri Ambientali ed altre figure tecniche, all’altezza di un’analisi, poco mi interessa invece, il dibattito politico in corso e la sua discussione che per altro trovo anacronistica, di chi abbia voluto il muro. Ciò avrebbe permesso di elaborare con uno studio diverso e appropriato altre soluzioni al tema, così facendo, crediamo, si sarebbe potuto reinserire il corso d’acqua di flora e fauna, considerando che le dichiarazioni dell’ex procuratore della Repubblica Aldo Giubilaro furono molto precise e circostanziate. Quindi in conclusione, – spiega Morelli – è vero che la salute e la sicurezza dei cittadini viene sempre prima e sopra a tutto, però ci tengo a precisare che se avessimo percorso una strada differente usando lungimiranza avremmo potuto lasciare alle future generazioni un territorio con fiumi più ecocompatibili, e non fatti di muri, spostando continuamente il problema su di esse. Infatti la mia considerazione mi porta a pensare cosa succederà fra 20 o 30 anni quando gli eventi alluvionali e “altre cause” alzeranno ancora di più i livelli del fiumi, rialzeremo ponti e muri?».