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Alberti (Pd): «La nuova piazza della Stazione rischia di essere un contenitore vuoto» foto

MASSA – «Sembra incredibile ma ancora si persevera a presentare progetti di opere pubbliche senza ascoltare nessuno, nascondendosi dietro un documento di programmazione generale, il dup – documento unico di programmazione, quale strumento di coinvolgimento del Consiglio comunale e di partecipazione dei cittadini». Attacca così Stefano Alberti, consigliere comunale del Partito Democratico a Massa, sulla questione del progetto della nuova piazza della stazione presentato dal sindaco Francesco Persiani e dall’assessore Marco Guidi.

«Le decisioni pubbliche partecipate e condivise, con percorsi di reale coinvolgimento dei cittadini, sono linfa vitale per le pubbliche amministrazioni e per la politica stessa. – continua Alberti – Un mero documento burocratico non può essere sinonimo di coinvolgimento, crediamo pertanto che la filiera dei processi decisionali vada completamente ribaltata mettendo al centro non gli adempimenti amministrativi ma una partecipazione “strutturata” che interroghi il territorio e i bisogni dei suoi abitanti, individui le soluzioni più sostenibili per i cittadini e le loro relazioni».

«In questi anni abbiamo visto passare diverse strumentazioni urbanistiche, dal PII (Piano Integrato di Intervento) al piano delle Periferie, che delineavano un assetto urbanistico di tutto il contesto a ridosso della Stazione cittadina, magari non sempre condivisibile ma con una visione d’insieme. – aggiunge il consigliere Dem – Questa amministrazione ha invece promosso l’avvio di un nuovo procedimento di variante urbanistica del comparto stazione caricando eccessivamente la zona soprattutto nell’ex scalo merci, di nuove funzioni e consistenti volumetrie commerciali, direzionali, residenziali e ricettive, espressione di un concetto di urbanistica superata, variante ispirata alla logica saturativa (se volessimo titolarla potrebbe chiamarsi “spazi vuoti e come riempirli”)».

«Uno degli obiettivi fondamentali del PII era il superamento della barriera fisica del tracciato ferroviario attraverso la realizzazione di un sottopasso ciclo-pedonale per un collegamento efficace con il quartiere di Quercioli, compito attualmente “assegnato” a una passerella in ferro difficilmente fruibile, e la realizzazione di nuovi parcheggi su via Quercioli in fregio alle aree inutilizzate a ridosso del muro di confine. Le aree dismesse della stazione non sono state, se non in parte, indirizzate a rafforzarne il ruolo di nodo strategico della mobilità cittadina e della funzione integrata dei sistemi di mobilità pubblica (ferro-gomma) e privata. – conclude Alberti – La piazza che si vuole rappresentare come un elemento innovativo e rappresentativo della città rischia di essere un elemento divisivo per lo sviluppo complessivo del comparto Stazione non raccordandosi con gli strumenti urbanistici citati, addirittura in aperto contrasto con il Piano delle Periferie e il finanziamento ricevuto di 960.000mila euro. La nuova piazza rischia di essere un contenitore vuoto, avulsa dal contesto, privata del suo ruolo fondamentale di tessere relazioni ed essere accogliente, con una riduzione di verde pubblico e di alberature, insomma non una piazza ma una specie di grande rotatoria. Riqualificare significa assegnare una identità e questo obiettivo non mi sembra centrato».